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Spese di lite: chi paga se il terzo è chiamato invano?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la condanna alle spese di lite grava sulla parte che, per propria iniziativa, coinvolge un terzo in giudizio senza che vi sia una reale necessità giuridica. Nel caso di una cessione di credito risarcitorio, l’attrice aveva chiamato in causa anche la cedente in via subordinata; tuttavia, essendo stata accolta la domanda principale contro il debitore, la chiamata del terzo è risultata superflua, giustificando l’addebito delle spese alla parte attrice.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Spese di lite e chiamata in causa non necessaria

In un procedimento giudiziario, la gestione delle spese di lite risponde a criteri precisi volti a sanzionare chi ha dato causa al processo senza un valido fondamento giuridico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha approfondito il tema della responsabilità per i costi legali quando una parte viene trascinata in tribunale senza che vi sia una reale necessità di integrare il contraddittorio.

Il principio di causalità nel processo civile

La regola fondamentale che governa il riparto delle spese di lite è il principio di causalità. Non basta aver vinto la causa nel suo complesso per essere esentati dal pagamento delle spese verso tutti i soggetti coinvolti. Se un attore decide di citare in giudizio un terzo soggetto di propria iniziativa, deve assicurarsi che tale chiamata sia sorretta da un interesse giuridico concreto e attuale.

Nel caso analizzato, una società cessionaria di un credito derivante da un sinistro stradale aveva agito contro l’assicuratore e il responsabile del danno. Tuttavia, aveva scelto di citare anche il soggetto che le aveva ceduto il credito, formulando una domanda subordinata nel caso in cui la pretesa principale fosse stata rigettata.

La condanna per la chiamata superflua

Sebbene la società abbia ottenuto il pagamento dai debitori principali, i giudici hanno rilevato che la chiamata in causa del cedente era del tutto inutile. Poiché il credito esisteva ed era esigibile, non vi era alcuna ragione per evocare in giudizio il terzo, il quale è stato costretto a sostenere costi di difesa per una pretesa rivelatasi infondata.

La Suprema Corte ha confermato che l’onere delle spese di lite sostenute dal terzo deve ricadere su chi lo ha citato senza necessità, in linea con il dovere di non gravare il processo di attività superflue.

le motivazioni

La decisione si fonda sulla distinzione tra la vittoria nel merito della causa principale e la responsabilità processuale verso le singole parti. La Corte chiarisce che il presupposto per la domanda contro il cedente (l’inefficacia della cessione o l’inesistenza del credito) si è rivelato fallace. Di conseguenza, l’evocazione in giudizio non aveva ragion d’essere e deve essere sanzionata con il carico delle spese. Viene inoltre precisato che la parte soccombente non ha alcun interesse giuridico a impugnare la decisione che dispone la distrazione delle spese in favore dell’avvocato avversario, poiché tale provvedimento non peggiora la sua posizione debitoria, ma ne modifica solo il destinatario del pagamento.

le conclusioni

In conclusione, la pronuncia ribadisce che ogni iniziativa processuale deve essere valutata alla luce dell’effettiva utilità e del principio della ragionevole durata del processo. Includere soggetti terzi “per eccesso di cautela” può trasformarsi in un boomerang economico, portando alla condanna al pagamento delle loro spese di lite anche se si ottiene la vittoria contro i convenuti principali. La responsabilità del processo ricade su chi, con le proprie scelte tattiche, genera costi legali evitabili.

Chi paga le spese legali se chiamo in causa una persona inutilmente?
Le spese legali gravano sulla parte che ha ordinato la chiamata in causa se questa risulta superflua o non necessaria per l’esito della lite.

Posso contestare se il giudice ordina di pagare le spese direttamente all’avvocato di controparte?
No, la parte soccombente non può contestare la distrazione delle spese poiché il debito complessivo non cambia e non subisce alcun danno giuridico.

Cosa succede se il creditore cede il credito e poi cita sia il debitore che il cedente?
Se il credito viene riconosciuto valido, l’attore vince contro il debitore ma deve rimborsare le spese legali al cedente chiamato in causa senza motivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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