La gestione dei debiti esattoriali durante e dopo il periodo emergenziale ha sollevato numerosi dubbi interpretativi, in particolare sulla sospensione prescrizione cartelle introdotta per contrastare gli effetti economici del COVID-19. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Cagliari ha gettato luce su come debbano essere calcolati i termini di prescrizione per le cartelle di pagamento pendenti durante la pandemia, confermando un orientamento ormai consolidato anche dalla Suprema Corte di Cassazione.
I fatti di causa
Un cittadino, rappresentato dal proprio tutore legale, ha proposto opposizione contro un’intimazione di pagamento relativa a diverse cartelle esattoriali per spese processuali e multe risalenti agli anni 2009 e 2011. Il ricorrente sosteneva che il diritto alla riscossione fosse ormai prescritto, poiché il termine decennale sarebbe scaduto tra il 2022 e l’inizio del 2023. In primo grado, il Tribunale aveva rigettato l’opposizione, ritenendo che il termine di prescrizione fosse stato prorogato dalla normativa emergenziale. Il debitore ha quindi proposto appello, sostenendo che la sospensione dovesse applicarsi esclusivamente ai pagamenti in scadenza durante il periodo critico e non a tutti i debiti pendenti.
La decisione della Corte d’Appello sulla sospensione prescrizione cartelle
I giudici di secondo grado hanno respinto l’appello, confermando integralmente la sentenza di primo grado. Il nucleo della decisione risiede nell’interpretazione degli articoli 67 e 68 del Decreto Legge n. 18/2020 (cd. Decreto Cura Italia). La Corte ha chiarito che l’effetto della sospensione prescrizione cartelle non è limitato solo ai versamenti che scadevano tra l’8 marzo 2020 e il 31 agosto 2021, ma si estende a tutti i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici impositori e della riscossione.
Questa estensione deriva dal richiamo esplicito all’articolo 12 del D.Lgs. 159/2015, che prevede una sospensione generalizzata dei termini a favore degli enti creditori quando si verifica una sospensione dei versamenti. Di conseguenza, per tutti i crediti che non erano ancora prescritti alla data dell’8 marzo 2020, opera uno slittamento dei termini pari alla durata dell’intero periodo di sospensione, quantificato in 542 giorni.
le motivazioni
La Corte ha fondato la sua decisione sulla necessità di mantenere un equilibrio nel sistema della riscossione. Poiché durante la pandemia l’ordinamento ha inibito agli agenti della riscossione di procedere con la notifica di nuovi atti (ai sensi del citato art. 12, comma 3), sarebbe paradossale e costituzionalmente dubbio permettere che i termini di prescrizione continuino a decorrere. Il richiamo normativo alla disciplina generale della riscossione opera quindi come un meccanismo di compensazione: se lo Stato ferma l’attività di recupero per aiutare i cittadini, i termini di prescrizione a favore dello Stato stesso vengono congelati per un periodo corrispondente. Questo principio assicura che il fisco non perda i propri crediti a causa di un impedimento legale imposto dall’emergenza sanitaria.
le conclusioni
In conclusione, l’appello è stato rigettato poiché, applicando lo slittamento di 542 giorni ai termini originari, la prescrizione non era ancora maturata al momento della costituzione in giudizio dell’ente creditore. La Corte ha tuttavia disposto la compensazione delle spese legali del secondo grado, riconoscendo che, al momento della proposizione del ricorso, il panorama giurisprudenziale era ancora diviso tra orientamenti restrittivi ed estensivi. La sentenza ribadisce quindi che per i contribuenti è fondamentale calcolare correttamente i periodi di sospensione pandemica prima di eccepire l’avvenuta prescrizione di un debito esattoriale.
Quanto dura esattamente la sospensione dei termini di prescrizione dovuta al COVID-19?
La sospensione ha una durata complessiva di 542 giorni, calcolati dal periodo intercorrente tra l’8 marzo 2020 e il 31 agosto 2021.
La sospensione si applica anche se la cartella scadeva dopo il 2021?
Sì, la sospensione si applica a tutti i termini di prescrizione che erano ancora pendenti e non ancora maturati alla data dell’8 marzo 2020.
Come influisce il Decreto Cura Italia sulle vecchie cartelle esattoriali?
Il decreto congela il decorso del tempo per la riscossione, spostando in avanti la data di scadenza finale del debito di circa un anno e mezzo per compensare il periodo di inattività forzata dell’ente.