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Sopraelevazione in condominio: limiti e differenze

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18036/2024, ha chiarito la distinzione fondamentale tra la modifica delle parti comuni e la vera e propria sopraelevazione in condominio. Il caso riguardava la realizzazione di abbaini e un lucernario sul tetto da parte del proprietario dell’ultimo piano. La Corte ha stabilito che tali opere, se comportano l’appropriazione di parti comuni come il tetto, non rientrano nel diritto di sopraelevazione ma costituiscono un’innovazione vietata. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questa distinzione e sulla verifica della sicurezza statica dell’edificio.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Sopraelevazione in condominio: quando i lavori sul tetto non sono legittimi

La sopraelevazione in condominio è un tema che genera frequenti controversie legali. Il diritto del proprietario dell’ultimo piano di costruire sopra il proprio immobile si scontra spesso con i diritti degli altri condomini e con i limiti imposti dalla legge, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dell’edificio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 18036 del 1 luglio 2024) ha fornito un chiarimento fondamentale, tracciando una linea netta tra la legittima sopraelevazione e le modifiche abusive delle parti comuni, come il tetto.

I Fatti di Causa: Dagli Abbaini sul Tetto alla Corte di Cassazione

Il caso ha origine dalla decisione dei proprietari di un appartamento all’ultimo piano di un condominio di realizzare importanti lavori di ristrutturazione. Tali opere includevano la creazione di due nuovi abbaini e un lucernario sul tetto, modificando la falda e occupando un vano tecnico comune. I condomini del piano inferiore, preoccupati per l’impatto sulla stabilità dell’edificio e per l’appropriazione di spazi comuni, hanno citato in giudizio i vicini e l’amministratore, chiedendo il ripristino dello stato dei luoghi e il risarcimento dei danni.

Il Tribunale di primo grado aveva dato loro ragione, ordinando la demolizione delle opere. La Corte d’Appello, tuttavia, ha ribaltato la decisione, ritenendo che i lavori rientrassero nell’ambito delle modifiche consentite per il miglior godimento della cosa comune (art. 1102 c.c.) e che avessero persino migliorato, seppur di poco, la situazione statica preesistente. La questione è così giunta all’attenzione della Corte di Cassazione.

La Distinzione Cruciale: Modifica delle Parti Comuni vs. Sopraelevazione in Condominio

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella precisa distinzione tra due istituti giuridici differenti: l’uso della cosa comune (art. 1102 c.c.) e la sopraelevazione in condominio (art. 1127 c.c.).

La Corte ha chiarito che la sopraelevazione consiste nella costruzione di nuove fabbriche o nuovi piani al di sopra dell’edificio, comportando l’occupazione della colonna d’aria soprastante. Invece, l’intervento di demolizione di una parte del tetto (bene comune) e di occupazione di volumi tecnici condominiali per realizzare abbaini o terrazze ad uso esclusivo non è una sopraelevazione. Si tratta, piuttosto, di una modifica che sottrae un bene comune alla sua destinazione per annetterlo alla proprietà individuale. Questa azione integra una innovazione vietata, in quanto determina l’appropriazione illecita di una parte comune, con conseguente lesione dei diritti degli altri condomini.

I Limiti alla Sopraelevazione in Condominio e alle Modifiche

La sentenza ribadisce i limiti invalicabili per qualsiasi intervento, sia esso una modifica delle parti comuni o una vera sopraelevazione in condominio:

1. Condizioni statiche: La sicurezza è un limite assoluto. Qualsiasi nuova costruzione non deve pregiudicare la stabilità dell’edificio. La Corte sottolinea che l’onere di dimostrare la sicurezza statica spetta a chi realizza l’opera. Non è sufficiente che la situazione non peggiori; è necessario provare, tramite una progettazione rigorosa, che l’intera struttura (nuova e preesistente) sia idonea a sopportare il nuovo carico, anche in relazione alle normative antisismiche.
2. Decoro architettonico: L’intervento non deve alterare l’estetica e le linee architettoniche originali del fabbricato.
3. Diritti degli altri condomini: Le opere non devono diminuire in modo apprezzabile la quantità di aria e luce per i piani sottostanti.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva erroneamente trascurato la necessità di una prova rigorosa della sicurezza statica, accontentandosi di una valutazione che indicava un lieve miglioramento pur in un quadro di generale precarietà strutturale.

le motivazioni

La Corte di Cassazione ha accolto i motivi del ricorso principale, cassando la sentenza d’appello. La motivazione principale è l’errore di diritto commesso dalla corte territoriale nel qualificare l’intervento come una legittima modifica della cosa comune ai sensi dell’art. 1102 c.c., anziché valutarlo alla luce delle norme sulla sopraelevazione in condominio e, soprattutto, come potenziale innovazione vietata per appropriazione di beni comuni. I giudici di secondo grado non hanno operato la necessaria distinzione tra opere realizzate occupando la colonna d’aria (vera sopraelevazione) e opere realizzate modificando e occupando parti strutturali comuni (come il tetto). Questa errata qualificazione ha impedito una corretta valutazione dei limiti legali, in particolare quello inderogabile della sicurezza statica. La Cassazione ha ritenuto insufficiente e inadeguata la motivazione della Corte d’Appello sulla stabilità dell’edificio, soprattutto a fronte dei pareri difformi espressi dal consulente tecnico d’ufficio (CTU) nel corso del giudizio.

le conclusioni

La sentenza stabilisce un principio di diritto chiaro: la costruzione di abbaini tramite la demolizione di parti del tetto comune non costituisce esercizio del diritto di sopraelevazione, ma un’appropriazione indebita di un bene condominiale, configurandosi come innovazione vietata. La Corte ha quindi rinviato la causa ad un’altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il caso attenendosi ai seguenti principi:
1. Accertare quali opere abbiano inciso sulle parti comuni e quali, eventualmente, abbiano costituito una vera sopraelevazione in condominio.
2. Valutare le prime secondo i limiti dell’uso della cosa comune e delle innovazioni.
3. Valutare le seconde secondo i rigidi parametri dell’art. 1127 c.c., in particolare imponendo all’autore delle opere l’onere di fornire la prova piena e scientifica della sicurezza statica dell’intero edificio.

Costruire un abbaino sul tetto condominiale è considerata una sopraelevazione?
No. La sentenza chiarisce che abbattere parte della falda del tetto, che è una parte comune, per costruire abbaini ad uso esclusivo non è una sopraelevazione ai sensi dell’art. 1127 c.c., ma un’innovazione vietata che comporta l’appropriazione di un bene comune.

Qual è la differenza tra una modifica consentita delle parti comuni e una sopraelevazione?
La modifica ai sensi dell’art. 1102 c.c. mira a un miglior uso della cosa comune da parte di un condomino, senza alterarne la destinazione e senza impedire agli altri di farne parimenti uso. La sopraelevazione, disciplinata dall’art. 1127 c.c., è invece la costruzione di nuovi piani o nuove fabbriche sopra l’ultimo piano dell’edificio, occupando la colonna d’aria soprastante.

Chi deve provare che i lavori di sopraelevazione non mettono a rischio la stabilità dell’edificio?
L’onere della prova incombe interamente su chi realizza la sopraelevazione. Questi deve dimostrare scientificamente, mediante una progettazione statica adeguata che verifichi la struttura complessiva e le fondazioni, che sia la nuova costruzione sia l’edificio sottostante sono idonei a fronteggiare il rischio statico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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