LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Società pubblica: no conversione contratto illecito

Un lavoratore, impiegato tramite società appaltatrici ma di fatto alle dipendenze di una società pubblica, ha richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro diretto con quest’ultima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura di società pubblica impone l’assunzione tramite concorso, impedendo la conversione giudiziale di un contratto di lavoro sorto in violazione di tali norme imperative, anche in caso di appalto illecito.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 febbraio 2026 in Diritto Civile, Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Società pubblica: niente conversione del contratto in caso di appalto illecito

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale nel diritto del lavoro che riguarda la società pubblica: l’impossibilità di convertire un rapporto di lavoro, sorto nell’ambito di un appalto illecito, in un contratto a tempo indeterminato direttamente con l’ente pubblico. Questa decisione sottolinea la prevalenza delle norme imperative sul reclutamento nel settore pubblico, che impongono procedure concorsuali. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti del Caso

Un lavoratore, formalmente assunto da diverse società appaltatrici che si sono succedute nel tempo, ha prestato la sua attività lavorativa continuativamente presso il contact center di una grande società a totale partecipazione pubblica. Sostenendo di aver sempre operato sotto la direzione e il controllo dei preposti della società committente, il lavoratore ha agito in giudizio per far accertare l’esistenza di un’interposizione fittizia di manodopera e, di conseguenza, per ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con la società pubblica.

La sua richiesta includeva anche il riconoscimento di un inquadramento superiore e il pagamento delle relative differenze retributive. Mentre il Tribunale di primo grado aveva respinto le sue domande, la Corte d’Appello, pur riconoscendo l’illiceità dell’appalto per un determinato periodo, ha comunque negato la possibilità di costituire il rapporto di lavoro con la committente, proprio in virtù della sua natura di società pubblica.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso del lavoratore, ha confermato la decisione della Corte d’Appello, rigettando integralmente le sue pretese. Gli Ermellini hanno stabilito che, anche di fronte a un’accertata illiceità dell’appalto, la domanda di conversione del rapporto di lavoro non può essere accolta quando il committente è una società a totale partecipazione pubblica.

Le Motivazioni della Sentenza: il ruolo della Società Pubblica

Il cuore della decisione risiede nella speciale natura giuridica della società committente. La Corte ha chiarito che le società a totale partecipazione pubblica sono soggette, per l’assunzione del personale, a principi derivanti dall’articolo 97 della Costituzione. Tali principi impongono il ricorso a procedure selettive, pubbliche e trasparenti, basate su criteri di imparzialità, per garantire a tutti i cittadini pari opportunità di accesso al lavoro nel settore pubblico.

La normativa di riferimento, in particolare l’art. 18 del d.l. n. 112/2008 e successivamente l’art. 19 del d.lgs. n. 175/2016 (Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica), estende a queste società l’obbligo di adottare procedure concorsuali. La violazione di tale obbligo determina la nullità del contratto di lavoro instaurato senza selezione pubblica.

Di conseguenza, permettere a un giudice di ‘convertire’ un rapporto di lavoro sorto illecitamente in un contratto a tempo indeterminato con una società pubblica significherebbe eludere una norma imperativa posta a presidio dell’interesse generale all’imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione. La sanzione per l’appalto illecito, in questi casi, non può essere la costituzione del rapporto di lavoro, ma si limita al risarcimento del danno, se provato.

La Corte ha inoltre precisato che la qualificazione giuridica della società come ente a partecipazione pubblica è un dato che il giudice può e deve rilevare d’ufficio, in base al principio iura novit curia (il giudice conosce la legge), senza che sia necessaria una specifica e tempestiva eccezione di parte.

Conclusioni: Implicazioni per i Lavoratori di una Società Pubblica

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale cruciale: la tutela del lavoratore in caso di appalto illecito trova un limite invalicabile quando il committente è una società pubblica. La regola del concorso pubblico prevale sulla sanzione della conversione del rapporto prevista per i datori di lavoro privati. I lavoratori che si trovano in situazioni simili non potranno ottenere la stabilizzazione del rapporto di lavoro per via giudiziaria, ma dovranno limitare le loro pretese al solo risarcimento del danno subito a causa dell’illegittima intermediazione di manodopera.

È possibile ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro con una società pubblica in caso di appalto illecito?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile. La costituzione di un rapporto di lavoro con una società a totale partecipazione pubblica deve avvenire tramite procedure selettive pubbliche, e la violazione di questa regola non può essere sanata da una decisione del giudice, nemmeno in caso di accertata interposizione fittizia di manodopera.

Perché un lavoratore non può essere assunto direttamente da una società pubblica per via giudiziaria?
Perché le società a totale partecipazione pubblica sono equiparate, per quanto riguarda il reclutamento del personale, alle pubbliche amministrazioni. Devono quindi rispettare i principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità sanciti dall’articolo 97 della Costituzione, che si traducono nell’obbligo di assumere tramite concorso pubblico. Ammettere una costituzione giudiziale del rapporto di lavoro eluderebbe queste norme imperative.

La natura di società pubblica dell’azienda è un’eccezione che deve essere sollevata subito dalla parte?
No. Secondo la Corte, la qualificazione giuridica di un soggetto è un elemento che il giudice deve accertare d’ufficio in base al principio iura novit curia (il giudice conosce le leggi). Pertanto, il giudice può e deve considerare la natura pubblica della società in qualsiasi fase del processo per applicare la normativa corretta, anche se la parte non l’ha eccepita tempestivamente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati