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Società in house: contratto nullo senza concorso

Un giornalista impugna un contratto a progetto con una società in house, chiedendone la conversione. La Corte d’Appello dichiara la nullità del contratto per violazione dell’obbligo di selezione pubblica. In Cassazione, il ricorrente rinuncia e il giudizio si estingue. Il caso evidenzia la disciplina speciale per l’assunzione nelle società in house.

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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Società in House: Le Conseguenze di un’Assunzione Senza Concorso Pubblico

L’ordinanza in esame chiarisce un principio fondamentale nel diritto del lavoro pubblico: le regole di assunzione per una società in house non sono le stesse di un’azienda privata. Un contratto stipulato senza una selezione pubblica è nullo, con conseguenze significative per il lavoratore. Analizziamo una vicenda processuale che, pur concludendosi con un’estinzione del giudizio, lascia intatti i principi affermati nei gradi di merito.

I Fatti del Caso

Un giornalista professionista aveva lavorato per una società di multimedia sulla base di un contratto a progetto, più volte prorogato. Alla scadenza del contratto, il lavoratore ha agito in giudizio sostenendo che il rapporto fosse, in realtà, di natura subordinata. Chiedeva quindi l’accertamento di tale natura, la declaratoria di illegittimità del licenziamento verbale e la condanna della società alla riassunzione e al pagamento di cospicue differenze retributive.

In primo grado, il Tribunale ha riconosciuto l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, ma ha applicato la disciplina del lavoro a progetto, condannando la società al pagamento di una somma ridotta e a riassegnare il lavoratore a specifiche mansioni. La decisione non ha soddisfatto pienamente nessuna delle parti, portando la questione dinanzi alla Corte d’Appello.

La Decisione della Corte d’Appello: il ruolo della società in house

Il secondo grado di giudizio ha ribaltato la prospettiva. La Corte d’Appello ha qualificato la società datrice di lavoro come una società in house, ovvero un ente formalmente privato ma sostanzialmente pubblico perché controllato da un’amministrazione pubblica. Questa qualificazione è stata decisiva.

I giudici hanno applicato l’articolo 18 del D.L. n. 112/2008, che vieta alle società a partecipazione pubblica di assumere personale senza l’espletamento di procedure di selezione pubblica. Poiché il giornalista era stato assunto direttamente, senza alcuna selezione, la Corte ha dichiarato la nullità del contratto originario e delle sue proroghe per violazione di una norma imperativa. Di conseguenza, ha respinto le domande del lavoratore, inclusa quella di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato.

L’Epilogo in Cassazione e l’estinzione del giudizio

Il lavoratore ha presentato ricorso per cassazione contro la sentenza d’appello. Tuttavia, nelle more del giudizio, ha depositato una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La società controricorrente ha accettato la rinuncia. Di fronte a ciò, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prendere atto della volontà delle parti e, applicando l’art. 390 del codice di procedura civile, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. Questo significa che la Corte Suprema non è entrata nel merito delle questioni sollevate, lasciando che la sentenza della Corte d’Appello rimanesse l’ultima pronuncia sulla vicenda.

Le motivazioni

Sebbene la Cassazione non si sia pronunciata nel merito, le motivazioni della Corte d’Appello, riportate nell’ordinanza, sono il fulcro giuridico della questione. La ragione della nullità risiede nella natura pubblica della società in house. Le norme che impongono una selezione pubblica per l’accesso al lavoro in tali enti sono poste a presidio di interessi pubblici superiori, come l’imparzialità, la trasparenza e il buon andamento della pubblica amministrazione, garantendo a tutti i cittadini pari opportunità di accesso (art. 97 Cost.).

La violazione di queste norme imperative determina una nullità insanabile del contratto di lavoro. Tale nullità non consente la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, anche se di fatto si sono manifestati i caratteri della subordinazione. La tutela dell’interesse pubblico prevale sulla tutela del posto di lavoro del singolo, che è stato assunto al di fuori delle regole prescritte.

Le conclusioni

La vicenda processuale, pur terminata proceduralmente, offre una lezione chiara: lavorare per una società in house è equiparabile, sotto il profilo delle modalità di assunzione, a lavorare per la pubblica amministrazione. Qualsiasi contratto stipulato in violazione dell’obbligo di concorso o selezione pubblica è radicalmente nullo. Questa nullità impedisce al lavoratore di ottenere la stabilizzazione del rapporto, anche se riesce a dimostrare in giudizio la natura subordinata della sua prestazione. La decisione della Corte d’Appello, rimasta definitiva a seguito della rinuncia, conferma un orientamento consolidato che pone un netto discrimine tra il lavoro pubblico, anche se erogato tramite società formalmente private, e quello privato.

Perché il contratto di lavoro è stato dichiarato nullo dalla Corte d’Appello?
Risposta: Il contratto è stato dichiarato nullo perché la società datrice di lavoro era una società in house, soggetta all’obbligo di assumere personale tramite selezione pubblica, come previsto dall’art. 18 del D.L. n. 112/2008. L’assunzione del lavoratore era avvenuta senza tale procedura.

La nullità del contratto ha impedito la sua conversione in un rapporto a tempo indeterminato?
Risposta: Sì. Secondo la Corte d’Appello, la nullità del contratto per violazione di una norma imperativa (l’obbligo di selezione pubblica) ha impedito il ripristino della funzionalità del rapporto e la sua conversione in un contratto a tempo indeterminato.

Come si è concluso il giudizio in Corte di Cassazione?
Risposta: Il giudizio si è concluso con una declaratoria di estinzione. Il ricorrente ha depositato una dichiarazione di rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte, portando così alla chiusura del procedimento senza una decisione nel merito da parte della Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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