LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Società cancellata: appello inammissibile del socio

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio che ha impugnato una sentenza dopo l’estinzione della sua società. L’ordinanza chiarisce che l’appello è inammissibile se proposto in nome della società cancellata. Inoltre, se il socio agisce in proprio, deve espressamente allegare e provare la sua qualità di successore nei rapporti giuridici dell’ente estinto, altrimenti anche il suo ricorso personale viene rigettato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Società cancellata: l’appello del socio è inammissibile se non si qualifica come successore

Quando una società cancellata dal registro delle imprese viene coinvolta in un contenzioso, sorgono complesse questioni procedurali. Chi può impugnare una sentenza sfavorevole? E come deve farlo? Con l’ordinanza n. 17192/2024, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale: l’ex socio che intende proseguire il giudizio deve agire in qualità di successore dell’ente estinto, allegando e provando tale condizione in modo esplicito.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un’opposizione a un decreto ingiuntivo presentata da una società in accomandita semplice (s.a.s.) per una fornitura non pagata. Il Tribunale di primo grado rigettava l’opposizione. Tuttavia, durante lo svolgimento del giudizio, la società opponente veniva cancellata dal registro delle imprese.

Nonostante l’estinzione della società, il socio accomandatario decideva di impugnare la sentenza di primo grado. La Corte d’Appello, però, dichiarava l’appello inammissibile, rilevando che era stato proposto in nome e per conto di un soggetto giuridico non più esistente. L’appellante, infatti, si era qualificato come socio e legale rappresentante della società, non come successore nei rapporti giuridici facenti capo all’ente ormai estinto.

Il socio, non rassegnato, ricorreva in Cassazione, sostenendo di aver agito anche in proprio e che la Corte d’Appello avrebbe dovuto riconoscere la sua legittimazione attiva, al limite ordinando l’integrazione del contraddittorio con l’altro socio (accomandante).

La Decisione della Corte di Cassazione sulla società cancellata

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici d’appello. La Cassazione ha operato una distinzione cruciale tra le due vesti con cui il socio aveva agito:

1. Come ex legale rappresentante della società estinta: Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Una società cancellata perde la capacità di stare in giudizio e, di conseguenza, il suo ex rappresentante non ha più il potere di conferire un mandato per un ricorso in Cassazione. L’ente giuridico è, a tutti gli effetti, defunto.

2. In proprio: Il ricorso è stato rigettato. Sebbene la giurisprudenza ammetta che i soci succedano nei rapporti giuridici attivi e passivi della società estinta (fenomeno successorio), questa qualità deve essere specificamente allegata e provata. Il socio che impugna deve dichiarare di agire come successore, non come semplice socio di una società che, in realtà, non esiste più. Nel caso di specie, l’atto di appello non faceva menzione della successione, ma presentava l’appellante ancora nella sua vecchia veste di socio e rappresentante legale.

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Corte si fonda sui principi consolidati, in particolare quelli espressi dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 6070 del 2013. La cancellazione di una società dal registro delle imprese produce un effetto estintivo. Questo non significa che i debiti e i crediti scompaiano, ma che si trasferiscono ai soci.

Si verifica un fenomeno di tipo successorio: i soci diventano contitolari dei diritti e dei beni non liquidati e rispondono dei debiti sociali (illimitatamente o nei limiti di quanto riscosso, a seconda del tipo di socio e società).

Di conseguenza, se un giudizio è pendente al momento della cancellazione, esso può essere proseguito o riassunto dai soci o nei loro confronti. Tuttavia, è onere del socio che agisce dimostrare la sua legitimatio ad causam, ovvero la sua titolarità a stare in giudizio. Per farlo, deve:

* Allegare espressamente la sua qualità di successore: Deve dichiarare nell’atto di impugnazione di agire non più come organo della società, ma come soggetto che è subentrato nei rapporti giuridici di quest’ultima.
* Fornire la prova di tale qualità: Deve dimostrare di essere stato socio al momento della cancellazione.

La Corte d’Appello, secondo la Cassazione, ha agito correttamente. Non ha negato in astratto il diritto del socio a impugnare, ma ha constatato che, nella pratica, l’appellante aveva utilizzato una qualifica (legale rappresentante di società esistente) che non corrispondeva più alla realtà giuridica, omettendo di spendere quella corretta (socio successore di società estinta).

Conclusioni

Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica per chi si trova a gestire il contenzioso di una società cancellata. La fine della vita di una società non comporta la fine dei suoi rapporti giuridici, ma ne modifica la titolarità. Per gli ex soci che intendono tutelare i propri diritti in sede giudiziaria, è essenziale che gli atti processuali siano redatti con la massima precisione. Qualificarsi erroneamente come rappresentante di un ente estinto, invece che come suo successore, conduce a una declaratoria di inammissibilità che preclude l’esame del merito della controversia, con conseguente perdita del diritto di difesa.

Un ex socio può impugnare una sentenza emessa contro una società cancellata?
Sì, ma non può farlo in qualità di rappresentante legale della società estinta. Deve agire in proprio, qualificandosi espressamente come successore nei rapporti giuridici che facevano capo alla società e fornendo la prova di tale sua qualità.

Perché è importante specificare la qualità di “successore” nell’atto di appello?
È fondamentale perché la società cancellata non ha più capacità processuale. La legittimazione a stare in giudizio si trasferisce ai soci in virtù di un fenomeno successorio. Omettere di allegare questa qualità equivale a presentare un’impugnazione da parte di un soggetto (la società estinta) che non esiste più, rendendo l’atto inammissibile.

Cosa succede se un appello viene proposto in nome di una società cancellata?
L’appello viene dichiarato inammissibile. La Corte rileva d’ufficio il difetto di capacità processuale del soggetto (la società estinta), in quanto la cancellazione dal registro delle imprese ne determina l’estinzione e la perdita della capacità di stare in giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati