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Soccombenza reciproca: chi paga le spese legali?

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della soccombenza reciproca in relazione alla ripartizione delle spese processuali. Un professionista aveva richiesto il pagamento di compensi, ottenendo in sede di merito solo il 20% della somma inizialmente pretesa. Nonostante la vittoria parziale, il giudice d’appello lo aveva condannato a pagare il 70% delle spese legali della controparte. Gli Ermellini hanno cassato tale decisione, stabilendo che l’accoglimento in misura ridotta di una domanda non configura soccombenza reciproca e non può mai giustificare la condanna del vincitore al pagamento delle spese in favore del soccombente.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Soccombenza reciproca: le regole sulla ripartizione delle spese legali

La determinazione delle spese processuali rappresenta uno dei momenti più delicati di ogni controversia giudiziaria. Spesso ci si chiede se, in caso di vittoria parziale, si rischi comunque di dover pagare le spese legali della controparte. La questione ruota attorno al concetto di soccombenza reciproca, un istituto che permette al giudice di bilanciare i costi del processo tra le parti.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da una richiesta di decreto ingiuntivo presentata da un professionista per il recupero di compensi professionali non corrisposti. A seguito dell’opposizione dei committenti, il Tribunale revocava il decreto, riconoscendo al professionista solo una minima parte della somma richiesta, pari a circa il 20% del totale.

In sede di appello, la Corte territoriale decideva di condannare il professionista alla rifusione del 70% delle spese legali in favore dei committenti, motivando tale scelta con la sproporzione tra quanto richiesto inizialmente e quanto effettivamente ottenuto. Il professionista ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando la violazione delle norme che regolano la condanna alle spese.

La decisione della Cassazione sulla soccombenza reciproca

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: la parte che risulta comunque vincitrice, seppur per una somma inferiore alle aspettative, non può essere condannata a pagare le spese del soccombente. La soccombenza reciproca non può essere invocata semplicemente perché il giudice ha ridotto l’entità del risarcimento o del compenso richiesto.

Secondo i giudici di legittimità, l’accoglimento in misura ridotta di una domanda articolata in un unico capo non dà luogo a una sconfitta incrociata. Questa configurazione è possibile solo se vi sono più domande contrapposte o se una singola domanda è divisa in più punti distinti e solo alcuni vengono accolti.

Implicazioni pratiche della sentenza

Questa ordinanza chiarisce che il giudice, di fronte a una vittoria parziale, ha due strade: applicare il principio della soccombenza pura (chi perde paga tutto) oppure disporre la compensazione delle spese. La compensazione può essere totale o parziale, ma non può mai trasformarsi in una sanzione economica per chi ha visto riconosciuto, seppur minimamente, il proprio diritto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta interpretazione degli articoli 91 e 92 del Codice di Procedura Civile. La Cassazione ha precisato che la condanna alle spese segue il principio di causalità: è la parte che ha dato causa al processo risultando nel torto a doverne sopportare i costi. Se una domanda viene accolta, anche se per un importo sensibilmente ridotto, la parte che ha agito non può essere considerata soccombente in senso tecnico. La riduzione del quantum non equivale al rigetto della pretesa, pertanto non autorizza il giudice a ribaltare l’onere delle spese sulla parte vittoriosa.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte impongono una revisione della sentenza di merito. Il giudice del rinvio dovrà attenersi al principio secondo cui la parte parzialmente vittoriosa può al massimo subire la compensazione delle spese, ma mai la condanna alla rifusione delle stesse in favore della controparte. Questo provvedimento tutela il diritto di azione, evitando che il timore di una condanna alle spese possa scoraggiare chi vanta un credito legittimo, seppur di entità inferiore a quanto stimato inizialmente.

Cosa succede se il giudice accoglie solo in parte la mia domanda?
In questo caso il giudice può decidere di compensare le spese legali tra le parti, ma non può obbligarti a pagare le spese della controparte se sei comunque risultato vincitore.

Quando si configura tecnicamente la soccombenza reciproca?
Si verifica quando il giudice respinge alcune domande e ne accoglie altre, oppure quando accoglie solo alcuni capi di una domanda complessa, creando una situazione di sconfitta parziale per entrambi.

Il giudice può condannare il vincitore a pagare le spese del perdente?
No, la giurisprudenza di legittimità esclude categoricamente che la parte vittoriosa, anche se solo parzialmente, possa essere condannata a rifondere le spese alla parte soccombente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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