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Sgravi contributivi negati: il fallimento non cancella i soci

L’Azienda ha assunto lavoratori precedentemente licenziati da un’impresa fallita, richiedendo i relativi sgravi contributivi. L’INPS ha negato l’agevolazione e richiesto il pagamento dei contributi ordinari, rilevando che l’Azienda e l’impresa fallita condividevano gli stessi proprietari. L’Azienda ha contestato il provvedimento, sostenendo che il licenziamento era stato intimato dal curatore fallimentare e non dalla vecchia proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Azienda. I giudici hanno chiarito che la coincidenza degli assetti proprietari impedisce l’accesso ai benefici, poiché l’assunzione non costituisce un rapporto di lavoro realmente nuovo. Il fatto che il licenziamento sia stato firmato dal curatore fallimentare non cancella il legame societario tra le due imprese. L’Azienda perde la causa e deve pagare i contributi richiesti e le spese legali.

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Pubblicato il 26 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 15837 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 15837/2023)

Il caso delle assunzioni da imprese fallite e il nodo degli sgravi contributivi

L’Azienda ha assunto alcuni dipendenti provenienti da una società dichiarata fallita. Per queste assunzioni, l’Azienda ha richiesto l’applicazione delle agevolazioni previste dalla legge per chi assume lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. Queste agevolazioni consistono in importanti sgravi contributivi che riducono i costi per il datore di lavoro. L’INPS ha effettuato un controllo e ha emesso un avviso di addebito. L’istituto previdenziale ha richiesto la restituzione delle somme non versate. Secondo l’INPS, l’Azienda non aveva diritto ai benefici. La ragione risiede nel fatto che l’Azienda e la società fallita avevano gli stessi identici proprietari. La legge vieta la concessione di aiuti economici quando le due imprese sono sostanzialmente collegate.

La difesa dell’Azienda e il ruolo del curatore fallimentare

L’Azienda ha promosso un’azione legale per contestare la decisione dell’INPS. I difensori dell’Azienda hanno sostenuto una tesi specifica. Il licenziamento dei lavoratori non era stato deciso dalla vecchia proprietà della società fallita. Al contrario, il provvedimento era stato firmato dal curatore fallimentare. Il curatore fallimentare agisce come un soggetto terzo e neutrale rispetto alla vecchia gestione societaria. Di conseguenza, secondo l’Azienda, l’identità dei proprietari tra le due società non doveva avere alcuna importanza. Il licenziamento operato dal curatore avrebbe dovuto interrompere qualsiasi legame con il passato, rendendo legittimi i benefici previdenziali per la nuova assunzione.

Il principio della novità del rapporto di lavoro

La legge vuole incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro stabili. Per questo motivo, lo Stato concede le agevolazioni solo quando l’assunzione rappresenta una reale novità economica. Se un imprenditore licenzia un dipendente da una sua società e lo riassume in un’altra sua azienda, non crea nuova occupazione. Questa operazione rappresenta solo un trasferimento interno di personale. I giudici di merito hanno accertato che due holding finanziarie possedevano la quasi totalità delle azioni della società fallita e delle quote dell’Azienda. Questa coincidenza proprietaria esclude in partenza la natura di nuovo rapporto di lavoro.

Le motivazioni della sentenza della Cassazione sugli sgravi contributivi

La Corte di Cassazione ha rigettato le tesi dell’Azienda. I giudici di legittimità hanno spiegato che il fulcro della normativa risiede nella tutela dell’occupazione reale. Gli sgravi contributivi spettano solo se il nuovo rapporto di lavoro è genuino e autonomo rispetto al precedente. La coincidenza degli assetti proprietari tra l’impresa che licenzia e quella che assume rende l’operazione priva di novità contributiva. Questa regola si applica anche se il licenziamento è intimato dal curatore fallimentare. Il curatore gestisce temporaneamente il patrimonio della società fallita ma non cancella la realtà storica dei legami societari. La presenza del curatore non trasforma una riassunzione interna in un nuovo rapporto di lavoro agevolabile.

Le conclusioni sul diniego definitivo degli sgravi contributivi

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio chiaro per il settore aziendale. L’Azienda perde definitivamente la causa contro l’INPS. Essa deve restituire tutte le somme richieste dall’ente previdenziale a titolo di contributi omessi. Inoltre, i giudici hanno condannato l’Azienda al pagamento delle spese di giudizio per un importo di oltre settemila euro. L’Azienda deve pagare anche un ulteriore contributo unificato per il rigetto del ricorso. Questa sentenza conferma che i controlli sulla trasparenza societaria sono rigorosi. Gli imprenditori non possono aggirare i limiti di legge utilizzando lo strumento del fallimento per ottenere indebiti vantaggi fiscali e previdenziali.

Quando si ha diritto agli sgravi contributivi per l’assunzione di lavoratori in mobilità?
Si ha diritto alle agevolazioni solo se l’assunzione costituisce un rapporto di lavoro realmente nuovo e non un semplice trasferimento tra imprese collegate.

La presenza di un curatore fallimentare permette di ottenere le agevolazioni previdenziali?
No, il licenziamento intimato dal curatore fallimentare non cancella la coincidenza dei soci tra la vecchia azienda fallita e la nuova azienda che assume.

Cosa rischia l’azienda che usufruisce indebitamente delle agevolazioni?
L’azienda deve restituire all’INPS tutti i contributi non versati, oltre a pagare le sanzioni civili e le eventuali spese legali del giudizio.

Termini giuridici

Sgravi contributivi
Agevolazioni economiche che riducono i contributi previdenziali dovuti dai datori di lavoro per favorire le assunzioni.
Curatore fallimentare
Il professionista nominato dal tribunale per gestire il patrimonio di un'azienda fallita e tutelare i creditori.
Soccombenza
La situazione della parte che perde la causa e viene condannata a pagare le spese del processo.
Contributo unificato
La tassa fissa dello Stato dovuta per l'avvio e lo svolgimento di un procedimento giudiziario.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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