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Sgravi Contributivi Assunzioni: l’azienda licenzia, la famiglia assume? Niente bonus

La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi assunzioni a un’azienda che aveva assunto lavoratori licenziati da un’altra impresa. La ragione risiede nel forte legame familiare tra i proprietari delle due società. Sebbene le aziende fossero formalmente distinte, la presenza di un ‘nucleo proprietario comune’ (in questo caso, una famiglia) ha fatto scattare il divieto di legge. Secondo i giudici, questa coincidenza di assetti proprietari indica un’operazione coordinata di licenziamento e riassunzione, finalizzata a ottenere indebitamente i benefici. La sentenza chiarisce che il concetto di ‘controllo’ tra imprese va interpretato in senso ampio, includendo anche i rapporti familiari stretti.

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 4973 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 4973/2023)

Sgravi contributivi assunzioni: quando il legame familiare li annulla

Ottenere agevolazioni per nuove assunzioni è un obiettivo importante per molte aziende. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: gli sgravi contributivi assunzioni non sono ammessi se esiste un collegamento stretto tra l’azienda che licenzia e quella che assume, anche se questo legame è solo di natura familiare. La decisione offre spunti cruciali per comprendere i limiti di questi incentivi e le attenzioni che ogni imprenditore deve prestare.

La vicenda: licenziamento e riassunzione tra imprese di famiglia

I fatti alla base della sentenza sono semplici ma emblematici. Una ditta individuale licenzia alcuni dipendenti, che vengono iscritti nelle liste di mobilità. Poco dopo, una società in accomandita semplice (s.a.s.) assume gli stessi lavoratori, richiedendo all’INPS i benefici contributivi previsti dalla legge per questo tipo di assunzioni. L’INPS, però, respinge la richiesta. L’ente previdenziale scopre che le due imprese non sono affatto estranee tra loro. Il titolare della ditta individuale che aveva licenziato era anche socio, seppur di minoranza e senza poteri di gestione, della società che aveva poi assunto. Gli altri soci di quest’ultima erano i suoi parenti più stretti: genitori, sorella e cognato. Si configurava, quindi, un chiaro nucleo familiare alla guida delle operazioni.

Il divieto di legge: cosa sono gli ‘assetti proprietari coincidenti’

La legge che disciplina gli incentivi per l’assunzione di lavoratori in mobilità (Legge n. 223/1991) stabilisce un divieto preciso. I benefici sono esclusi se l’azienda che assume ha ‘assetti proprietari sostanzialmente coincidenti’ con quella che ha licenziato, o se risulta in rapporto di collegamento o controllo con essa. L’azienda ricorrente sosteneva di essere un’entità completamente diversa: aveva beni propri, una sede diversa e operava in un settore differente. Inoltre, il titolare della prima ditta era solo un socio accomandante nella seconda, senza poteri decisionali. Secondo la sua difesa, non c’era alcuna coincidenza proprietaria. La Corte di Cassazione, però, ha interpretato la norma in modo molto più ampio e sostanziale.

L’interpretazione estensiva degli sgravi contributivi assunzioni

I giudici hanno chiarito che l’espressione ‘assetti proprietari sostanzialmente coincidenti’ non richiede una perfetta identità dei soci o delle quote. Il legislatore ha usato volutamente un termine generico (‘atecnico’) per includere tutte quelle situazioni in cui l’impresa che assume non è ‘del tutto estranea’ a quella che ha licenziato. L’obiettivo della norma è impedire operazioni elusive, in cui si licenziano lavoratori da un’azienda per riassumerli in un’altra ‘amica’ al solo scopo di incassare i benefici statali. Un forte legame familiare, come quello presente nel caso esaminato, è più che sufficiente a dimostrare l’esistenza di un ‘comune nucleo proprietario’ capace di pianificare e coordinare l’intera operazione.

Le motivazioni: i legami familiari escludono gli sgravi contributivi assunzioni

La Corte ha stabilito che la presenza di un nucleo familiare compatto alla guida delle due imprese permetteva di organizzare una strategia unitaria. Questa strategia consisteva nel trasferire i lavoratori da un’entità all’altra, mascherando l’operazione come un licenziamento seguito da una nuova e indipendente assunzione. Il fatto che il socio comune avesse solo una quota di minoranza e nessun potere di gestione è stato ritenuto irrilevante. Ciò che conta è l’esistenza di un centro decisionale comune, anche informale, basato sui rapporti di parentela. La diversità del settore di attività o l’autonomia patrimoniale delle due aziende non sono sufficienti a escludere il collegamento, poiché la legge stessa ammette che il divieto si applichi anche tra imprese di settori diversi.

Le conclusioni: l’azienda perde il diritto ai benefici

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando la decisione dell’INPS. L’impresa non ha diritto agli sgravi contributivi assunzioni e dovrà versare i contributi per intero. Questa sentenza rappresenta un monito importante: la valutazione dei requisiti per accedere agli incentivi non si ferma agli aspetti formali, come la ragione sociale o la sede legale. Le autorità esaminano la sostanza dei rapporti tra le imprese coinvolte. I legami familiari stretti tra i proprietari possono essere interpretati come prova di un’operazione elusiva, con la conseguente perdita dei benefici e l’applicazione di sanzioni.

Quando si perdono i benefici per l’assunzione di lavoratori licenziati da un’altra azienda?
Si perdono quando l’azienda che assume e quella che ha licenziato hanno assetti proprietari ‘sostanzialmente coincidenti’ o sono collegate. Questo include casi in cui un nucleo familiare comune controlla di fatto entrambe le società.

Un legame di parentela tra i soci di due aziende impedisce sempre di ottenere gli sgravi?
Non automaticamente, ma è un fattore di rischio molto elevato. La giurisprudenza valuta se il legame familiare è così stretto da far presumere un’operazione coordinata e non due eventi distinti e indipendenti di licenziamento e assunzione.

Cosa significa in pratica ‘assetti proprietari sostanzialmente coincidenti’?
Significa che non è necessaria una proprietà identica. È sufficiente che ci sia un gruppo di persone, come una famiglia, in grado di influenzare le decisioni di entrambe le aziende per realizzare un’operazione unitaria di ristrutturazione del personale.

Termini giuridici

Assetti proprietari sostanzialmente coincidenti
Una situazione in cui due aziende, anche se formalmente distinte, sono controllate o influenzate dallo stesso gruppo di persone, come una famiglia, che può coordinarne le decisioni.
Sgravi contributivi
Uno sconto sui contributi previdenziali e assistenziali che il datore di lavoro deve versare per i propri dipendenti, concesso dallo Stato come incentivo per determinate assunzioni.
Liste di mobilità
Elenchi speciali, oggi superati da altri strumenti, in cui venivano iscritti i lavoratori licenziati da aziende in crisi. La loro assunzione dava diritto a specifici benefici economici.
Socio accomandante
Un socio di una società in accomandita semplice (s.a.s.) che risponde dei debiti sociali solo limitatamente alla quota di capitale versata e non partecipa all'amministrazione dell'azienda.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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