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Servizio militare: punteggio pieno nelle graduatorie

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un docente al riconoscimento del punteggio pieno per il servizio militare prestato, anche se non in costanza di nomina. Il Ministero dell’Istruzione contestava l’attribuzione di 12 punti, sostenendo che il servizio dovesse essere valutato come aspecifico (6 punti) poiché svolto prima dell’assunzione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il servizio militare è valido a tutti gli effetti per la carriera e l’accesso ai ruoli, rendendo illegittime le limitazioni previste dalle ordinanze ministeriali che tentano di ridurne il valore.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Servizio militare e graduatorie docenti: la Cassazione conferma il punteggio pieno

Il riconoscimento del servizio militare nelle graduatorie scolastiche rappresenta un tema centrale per migliaia di docenti precari. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce definitivamente come debba essere valutato il periodo di leva ai fini del punteggio nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).

Il caso: la contestazione del Ministero

Un docente aveva ottenuto dal Tribunale e dalla Corte d’Appello il riconoscimento di 12 punti per il servizio militare prestato non in costanza di nomina. Il Ministero dell’Istruzione ha impugnato la decisione, sostenendo che, in assenza di un contratto di lavoro attivo durante la leva, il punteggio dovesse essere dimezzato e considerato come servizio aspecifico. Secondo l’amministrazione, le ordinanze ministeriali limiterebbero la piena valutabilità solo ai casi di servizio svolto durante un incarico di insegnamento.

La decisione della Suprema Corte

La Cassazione ha rigettato integralmente la tesi ministeriale. I giudici hanno ribadito che le norme di rango primario, come il Testo Unico della Scuola e il Codice dell’Ordinamento Militare, prevalgono sulle fonti regolamentari e sulle ordinanze ministeriali. Il principio cardine è che il servizio di leva è valido a tutti gli effetti, senza distinzioni basate sul momento in cui è stato prestato.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sulla gerarchia delle fonti. L’art. 485 del d.lgs. n. 297/1994 e l’art. 2050 del d.lgs. n. 66/2010 stabiliscono chiaramente che il periodo di servizio militare è valido per la carriera e per l’accesso ai ruoli nella Pubblica Amministrazione. Qualsiasi norma secondaria, come l’O.M. 112/2022, che tenti di limitare tale valutazione alla sola costanza di nomina, deve essere disapplicata dal giudice in quanto illegittima. La protezione garantita dall’art. 52 della Costituzione assicura che l’adempimento di un dovere patriottico non possa tradursi in un pregiudizio per la posizione lavorativa o professionale del cittadino.

Le conclusioni

In conclusione, il servizio militare deve essere sempre valutato con il massimo punteggio previsto (12 punti) nelle graduatorie docenti, indipendentemente dalla presenza di un contratto di lavoro al momento della leva. Questa sentenza consolida un orientamento favorevole ai lavoratori, impedendo all’Amministrazione di applicare criteri restrittivi non previsti dalla legge. Per i docenti, ciò significa la possibilità di scalare le graduatorie vedendosi riconosciuto un diritto fondamentale che non può essere compresso da semplici circolari o ordinanze ministeriali.

Il servizio militare vale punteggio anche se svolto prima di iniziare a insegnare?
Sì, la legge prevede che il periodo di leva sia valido a tutti gli effetti per la carriera e l’accesso ai ruoli pubblici, indipendentemente dal fatto che sia stato prestato prima o dopo l’inizio dell’attività lavorativa.

Quanti punti spettano per il servizio di leva nelle graduatorie docenti?
Secondo l’orientamento della Cassazione, il servizio deve essere valutato con il punteggio massimo di 12 punti, equiparandolo al servizio specifico svolto nella classe di concorso.

Cosa succede se un’ordinanza ministeriale limita il punteggio del servizio militare?
Il giudice ordinario ha il potere di disapplicare l’ordinanza ministeriale perché contraria alla legge dello Stato, garantendo al lavoratore il riconoscimento integrale del punteggio spettante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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