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Servitù di passaggio coattiva: la rinuncia non vale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29311/2024, ha stabilito che la rinuncia preventiva alla servitù di passaggio coattiva non è valida se l’accesso alla via pubblica, seppur esistente, è talmente disagevole e costoso da configurare un’interclusione relativa. Il caso riguardava due fondi confinanti, originati da una divisione, dove il proprietario di uno dei lotti aveva rinunciato al passaggio sul fondo del fratello. La Corte ha cassato la decisione d’appello che aveva negato la servitù, ordinando un nuovo esame che tenga conto della concreta difficoltà di accesso.

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Pubblicato il 9 gennaio 2026 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Servitù di passaggio coattiva: quando la rinuncia non basta a negare il diritto

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 29311/2024) affronta un tema cruciale in materia di diritto immobiliare: i limiti di validità di una rinuncia preventiva alla servitù di passaggio coattiva. La Corte ha chiarito che, anche in presenza di una rinuncia espressa, il diritto al passaggio può essere riconosciuto se l’accesso alternativo alla via pubblica è estremamente disagevole e oneroso, configurando una situazione di ‘interclusione relativa’.

I fatti del caso

La vicenda trae origine da una divisione immobiliare avvenuta nel 1987 tra due fratelli. In quell’atto, uno dei due, dante causa degli attuali ricorrenti, aveva espressamente rinunciato a qualsiasi diritto di servitù, incluso quello di passaggio, sul fondo assegnato all’altro fratello. Anni dopo, gli eredi del primo fratello si sono trovati nella necessità di accedere al loro terreno con mezzi meccanici per la coltivazione agricola. Sebbene il loro fondo confini con una strada pubblica, un dislivello di circa 5-6 metri rende l’accesso diretto non solo difficile, ma anche estremamente costoso da realizzare, quasi pari al valore dell’intero terreno. Per questo motivo, hanno richiesto in tribunale la costituzione di una servitù di passaggio coattiva sul fondo dei cugini, eredi del secondo fratello.

Le decisioni dei giudici di merito

Il Tribunale di primo grado aveva accolto la domanda, riconoscendo la necessità del passaggio. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, respingendo la richiesta. Secondo i giudici d’appello, la rinuncia contenuta nell’atto di divisione era valida. Essi hanno sostenuto che il fondo non era ‘assolutamente intercluso’ (cioè completamente circondato da altri fondi), ma confinava con la via pubblica. La difficoltà di accesso, a loro avviso, rappresentava una mera ‘maggior comodità’ richiesta dagli attori, e non una reale impossibilità che potesse superare la volontà negoziale espressa nella rinuncia.

Le motivazioni sulla servitù di passaggio coattiva nella decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha censurato la sentenza d’appello, ritenendola fondata su un’analisi incompleta. I giudici supremi hanno evidenziato che la Corte territoriale ha erroneamente limitato la sua valutazione al concetto di ‘interclusione assoluta’, senza considerare adeguatamente quello di ‘interclusione relativa’, previsto dall’art. 1052 del codice civile.

La Cassazione ha affermato che una rinuncia preventiva a un diritto nascente ‘ope legis’ (per effetto di legge), come la servitù di passaggio coattiva, non può compromettere irrimediabilmente il diritto di proprietà. Se l’accesso alla via pubblica, pur teoricamente esistente, si rivela nella pratica estremamente gravoso o impossibile da realizzare senza un dispendio economico sproporzionato, il fondo deve considerarsi relativamente intercluso. La Corte d’Appello avrebbe dovuto indagare su questo aspetto decisivo: la presenza del dislivello di 5-6 metri, accertato dal consulente tecnico, e i costi proibitivi per la creazione di un accesso diretto. Ignorando questi elementi, il giudice di secondo grado non ha affrontato il nucleo della questione, ossia se la difficoltà di accesso fosse tale da giustificare la costituzione di una servitù coattiva, nonostante la rinuncia pregressa.

Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante punto di riferimento. Stabilisce che una clausola di rinuncia al diritto di passaggio non può essere interpretata in modo da svuotare di contenuto il diritto di proprietà. Il giudice di merito, di fronte a una richiesta di servitù di passaggio coattiva, deve sempre effettuare una valutazione concreta della situazione dei luoghi. Non basta verificare che un fondo confini con la via pubblica; è necessario accertare se l’accesso sia effettivamente praticabile in condizioni di normalità e con costi ragionevoli, specialmente in relazione all’utilizzo del fondo stesso. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la sentenza d’appello, rinviando la causa a un nuovo giudice che dovrà riesaminare i fatti alla luce di questi principi, valutando se la difficoltà di accesso integri gli estremi dell’interclusione relativa e giustifichi la concessione della servitù.

Una rinuncia preventiva al diritto di passaggio è sempre valida?
No. Secondo la Corte di Cassazione, una rinuncia non è valida se rende l’utilizzo del fondo impossibile o eccessivamente gravoso. Non può pregiudicare il diritto di proprietà al punto da renderlo inutilizzabile, specialmente se le condizioni per una servitù coattiva sorgono per effetto di legge.

Cosa si intende per ‘interclusione relativa’ di un fondo?
Si ha interclusione relativa quando un fondo, pur avendo un accesso alla via pubblica, questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato se non con un dispendio o un disagio eccessivi. La sentenza chiarisce che un dislivello di 5-6 metri e costi di adeguamento quasi pari al valore del fondo possono configurare questa situazione.

Il giudice deve considerare la difficoltà e il costo dell’accesso alla via pubblica per concedere una servitù?
Sì. La Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi a verificare la mera contiguità del fondo con la strada pubblica, ma deve esaminare nel concreto la praticabilità dell’accesso, tenendo conto di fattori come dislivelli, costi sproporzionati e esigenze di utilizzo del fondo (ad esempio, quello agricolo che richiede il passaggio di mezzi meccanici).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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