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Segnalazione Centrale Rischi: il danno va provato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11732/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di illegittima segnalazione Centrale Rischi. Anche se la segnalazione di un cliente da parte di una banca è ritenuta illegittima, il diritto al risarcimento del danno non è automatico. Il cliente deve fornire la prova specifica del pregiudizio subito, sia esso patrimoniale o non patrimoniale. La Corte ha rigettato la tesi del cosiddetto danno ‘in re ipsa’, correggendo la motivazione della Corte d’Appello ma confermandone la decisione finale di negare il risarcimento per mancanza di prove. La sentenza ha inoltre accolto parzialmente il ricorso della banca su una questione tecnica di compensazione tra crediti.

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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Segnalazione Centrale Rischi: Non basta l’illegittimità per il risarcimento

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 11732/2024) getta nuova luce su un tema di grande attualità: le conseguenze di una illegittima segnalazione Centrale Rischi. La Suprema Corte ha ribadito un principio cruciale: il danno derivante da un’errata iscrizione non è automatico, ma deve essere rigorosamente provato da chi lo lamenta. Questa decisione rappresenta un importante monito per i correntisti e un punto fermo per gli operatori del diritto bancario.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da un contenzioso tra un cliente e un istituto di credito. Il cliente lamentava, tra le altre cose, l’illegittimità della segnalazione del proprio nome alla Centrale dei Rischi, chiedendo il conseguente risarcimento dei danni, sia patrimoniali che non patrimoniali (danno all’immagine e alla reputazione). La Corte d’Appello, pur riconoscendo l’illegittimità della segnalazione, aveva rigettato la domanda risarcitoria. Secondo i giudici di secondo grado, la richiesta di risarcimento per il danno non patrimoniale era stata formulata tardivamente, mentre quella per il danno patrimoniale non era stata adeguatamente provata.

La Segnalazione Centrale Rischi e la Prova del Danno Non Patrimoniale

La Corte di Cassazione, pur criticando la motivazione della Corte d’Appello su un punto procedurale, ne ha confermato l’esito finale. I giudici di legittimità hanno chiarito che, sebbene la richiesta di risarcimento fosse stata formulata in modo generico fin dall’inizio, questo non la rendeva inammissibile. L’errore della Corte d’Appello è stato quindi di procedura (error in procedendo).

Tuttavia, nel merito, la decisione di rigettare la domanda è stata ritenuta corretta. Il punto centrale della motivazione della Cassazione è il netto rifiuto della teoria del cosiddetto ‘danno in re ipsa’. In tema di illegittima segnalazione Centrale Rischi, il danno all’immagine e alla reputazione non può essere considerato implicito nell’illecito stesso. Chi si ritiene danneggiato ha l’onere di allegare specificamente e dimostrare concretamente il pregiudizio subito. Non è sufficiente affermare di aver subito un danno; è necessario provarlo.

Il Danno Patrimoniale: l’Onere della Prova Resta Centrale

Anche la richiesta di risarcimento per il danno patrimoniale ha subito la stessa sorte. Il ricorrente sosteneva di aver subito una riduzione dei proventi professionali e di aver perso favorevoli occasioni di vendita a causa dell’impossibilità di accedere al credito bancario. La Corte di Cassazione ha qualificato queste doglianze come una richiesta di riesame del merito della prova, attività preclusa in sede di legittimità. La valutazione delle prove e degli indicatori di fatto spetta esclusivamente al giudice di merito, il quale, nel caso di specie, aveva ritenuto non raggiunta la prova del danno patrimoniale lamentato. La decisione, quindi, è il risultato di una valutazione puntuale delle risultanze istruttorie, non sindacabile dalla Cassazione.

La Decisione sulla Compensazione

L’ordinanza ha anche affrontato un’interessante questione procedurale sollevata dalla banca nel suo ricorso incidentale. L’istituto di credito lamentava il mancato accoglimento della sua eccezione di compensazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha accolto questo motivo, affermando che un credito, anche se accertato in un diverso e separato giudizio in modo definitivo, può essere utilizzato per estinguere, tramite compensazione, un debito in un’altra causa, purché ne ricorrano le condizioni previste dalla legge. Questa parte della decisione chiarisce importanti aspetti procedurali sull’interazione tra diversi giudizi.

le motivazioni

La motivazione principale della Corte risiede nella volontà di consolidare un orientamento giurisprudenziale che contrasta l’automatismo risarcitorio. La logica è chiara: l’illecito (l’errata segnalazione) è il presupposto del danno, ma non coincide con esso. Il danno è una conseguenza pregiudizievole che deve essere dimostrata nella sua effettiva esistenza e nel suo concreto ammontare. La Corte corregge la motivazione errata della sentenza d’appello (che aveva dichiarato tardiva la domanda) ma ne salva il dispositivo (che l’aveva rigettata), applicando il principio secondo cui la decisione, seppur basata su ragioni sbagliate, è comunque conforme al diritto. Per la Corte, senza prova specifica, non c’è risarcimento. Questa linea garantisce certezza del diritto ed evita richieste risarcitorie meramente speculative.

le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza n. 11732/2024 della Cassazione invia un messaggio inequivocabile: chiunque intenda chiedere un risarcimento per un’illegittima segnalazione Centrale Rischi deve preparare un solido impianto probatorio. È necessario documentare con precisione ogni pregiudizio, sia esso una mancata concessione di un finanziamento, la perdita di un affare, o un danno tangibile alla propria reputazione professionale o personale. Affidarsi alla presunzione di un danno automatico è una strategia destinata all’insuccesso. La decisione, pertanto, rafforza il principio dell’onere della prova a carico del danneggiato, richiedendo un approccio rigoroso e documentato nelle azioni legali contro gli istituti di credito.

Un’illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi dà diritto automaticamente a un risarcimento del danno?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che il danno, sia patrimoniale che non patrimoniale (come quello all’immagine e alla reputazione), non può considerarsi ‘in re ipsa’, cioè automatico. Deve essere specificamente allegato e dimostrato da chi ne invoca il risarcimento.

Cosa deve fare chi ritiene di aver subito un danno da un’errata segnalazione?
Deve agire in giudizio fornendo prove concrete del pregiudizio subito. Per il danno patrimoniale, deve dimostrare, ad esempio, la perdita di opportunità professionali o l’impossibilità di accedere al credito. Per il danno non patrimoniale, deve provare il pregiudizio alla reputazione o il danno all’immagine.

È possibile eccepire in un giudizio la compensazione con un credito accertato in un’altra causa?
Sì, la Corte ha affermato che, una volta che un credito è stato accertato in modo definitivo in un separato giudizio, nulla osta a che possa essere eccepito in compensazione giudiziale in un’altra causa, se ricorrono le condizioni previste dalla legge (art. 1243 c.c.).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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