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Segnalazione alla Centrale Rischi: niente risarcimento senza prove

Un cliente si è opposto a un decreto ingiuntivo chiedendo il risarcimento dei danni per una presunta illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d’Appello ha rigettato la domanda risarcitoria poiché il fascicolo contenente le prove era andato smarrito e il cliente non ne aveva chiesto la ricostruzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cliente, confermando che la segnalazione alla Centrale Rischi non costituisce un danno automatico (in re ipsa). Il cliente deve sempre dimostrare concretamente sia l’illegittimità della segnalazione sia il pregiudizio economico o patrimoniale subito. Non avendo fornito tali prove a causa dello smarrimento dei documenti, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

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Pubblicato il 17 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

La segnalazione alla Centrale Rischi e la richiesta di risarcimento

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema delicato della segnalazione alla Centrale Rischi e dei presupposti necessari per ottenere il risarcimento dei danni. La vicenda nasce dall’opposizione di un cliente bancario contro un decreto ingiuntivo. La banca chiedeva il pagamento di un saldo negativo su conti correnti e di un finanziamento residuo. Il cliente si è difeso proponendo una domanda riconvenzionale (una contro-richiesta con cui il convenuto chiede un provvedimento a proprio favore). Egli ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa della segnalazione del suo nominativo a sofferenza (la registrazione come debitore insolvente) presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia. Il cliente sosteneva che tale segnalazione fosse illegittima e richiamava un precedente provvedimento d’urgenza che ne aveva ordinato la sospensione.

Il problema dei documenti smarriti in tribunale

La difesa del cliente ha incontrato un ostacolo insormontabile durante i gradi di merito. Il fascicolo cartaceo contenente i documenti difensivi del cliente è andato smarrito in tribunale. Tra questi documenti c’erano sia l’ordinanza d’urgenza che disponeva la cancellazione della segnalazione, sia una relazione tecnica fondamentale per quantificare il danno. Il cliente non ha mai presentato una formale richiesta di ricostruzione del fascicolo smarrito. Di conseguenza, i giudici d’appello non hanno potuto esaminare le prove principali della presunta illegittimità della condotta della banca. Questo errore procedurale ha compromesso l’intera strategia difensiva del cliente. La mancanza di prove documentali ha reso impossibile dimostrare il fatto costitutivo (l’elemento di fatto o di diritto che fonda la pretesa) del diritto al risarcimento.

Il danno da segnalazione alla Centrale Rischi non è mai automatico

Il cliente sosteneva che la segnalazione illegittima producesse un danno in re ipsa (un danno implicito che non necessita di prove). Secondo questa tesi, la semplice iscrizione negativa nel database della Banca d’Italia lede la reputazione di un giovane professionista in modo automatico. La Corte d’Appello ha respinto questa tesi e ha confermato che il danno non è mai automatico. Chi richiede il risarcimento deve sempre fornire la prova concreta del pregiudizio economico o patrimoniale subito. La perdita delle occasioni di credito o il danno alla reputazione professionale devono essere dimostrati con documenti, testimonianze o perizie. La mancanza della relazione tecnica e il rigetto delle prove orali hanno lasciato la domanda risarcitoria priva di qualsiasi supporto probatorio.

Le motivazioni della sentenza sulla segnalazione alla Centrale Rischi

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito dichiarando il ricorso del cliente del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno basato la loro decisione su un principio processuale consolidato. Quando una sentenza si fonda su diverse ragioni autonome, ciascuna sufficiente a giustificare la decisione, il ricorrente deve contestarle tutte con successo. Nel caso specifico, la decisione d’appello si basava su due motivi principali. Il primo motivo era la totale mancanza di prova sull’illegittimità della segnalazione alla Centrale Rischi a causa dello smarrimento del fascicolo. Il secondo motivo era la mancata prova del danno concreto. Il cliente ha contestato l’esistenza del danno ma non è riuscito a scardinare la prima motivazione relativa alla mancanza di prove sull’illegittimità della segnalazione. Di conseguenza, l’intero ricorso è crollato.

Le conclusioni sul caso della segnalazione alla Centrale Rischi

La Suprema Corte ha respinto definitivamente le pretese del cliente e lo ha condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore della banca. Questa pronuncia ribadisce due regole fondamentali per chiunque affronti un contenzioso bancario. Da un lato, la segnalazione alla Centrale Rischi richiede una prova rigorosa sia dell’illegittimità dell’operato della banca sia del danno effettivo subito dal correntista. Dall’altro lato, le parti hanno il dovere di vigilare sullo stato dei propri fascicoli processuali. In caso di smarrimento dei documenti da parte della cancelleria, è dovere della parte interessata attivarsi immediatamente per la loro ricostruzione. La negligenza nella gestione delle prove documentali preclude qualsiasi possibilità di successo in sede di giudizio di legittimità.

La segnalazione alla Centrale Rischi comporta sempre un risarcimento se è illegittima?
No, il risarcimento non è mai automatico. Il cliente deve dimostrare concretamente il danno subito a causa della segnalazione.

Cosa succede se i documenti del fascicolo di parte vengono smarriti in tribunale?
Il cliente ha l’obbligo di chiedere formalmente la ricostruzione del fascicolo smarrito per evitare di perdere la causa per mancanza di prove.

Chi deve pagare le spese processuali in caso di ricorso inammissibile?
La parte che perde il ricorso viene condannata a pagare le spese legali sostenute dalla controparte, oltre a un eventuale contributo unificato aggiuntivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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