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Sdemanializzazione tacita: quando il bene pubblico è privato

Un Comune citava in giudizio diversi proprietari immobiliari rivendicando la proprietà di aree su cui erano stati edificati portici, terrazzi e cantine, sostenendo che si trattasse di suolo demaniale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la sentenza d’appello. I giudici hanno stabilito che l’approvazione da parte del Comune di un piano edilizio che prevedeva la costruzione di tali manufatti a uso privato su suolo pubblico costituisce un atto inequivocabile di sdemanializzazione tacita. Di conseguenza, il suolo ha perso la sua natura pubblica, è entrato nel patrimonio disponibile del Comune ed è stato legittimamente acquisito per usucapione ventennale dai privati.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Sdemanializzazione Tacita: Quando il Comune Cede la Proprietà con le Sue Scelte

Il concetto di sdemanializzazione tacita rappresenta un punto di incontro cruciale e spesso conflittuale tra il diritto pubblico e la proprietà privata. Si verifica quando un bene demaniale, come una strada o un’area comunale, perde la sua funzione pubblica non attraverso un atto amministrativo formale, ma a causa di comportamenti inequivocabili dell’ente proprietario. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione analizza un caso emblematico, offrendo chiarimenti fondamentali su come le decisioni di un Comune possano portare alla perdita della sua stessa proprietà a favore dei cittadini, attraverso l’usucapione.

I Fatti del Caso: Edifici su Suolo Pubblico?

La vicenda ha origine quando un Comune ligure intentava una causa contro numerosi condomini e proprietari di immobili. L’amministrazione comunale rivendicava la proprietà di porzioni di terreno (portici, terrazzi e cantine) situate lungo un viale cittadino. La tesi del Comune era che questi manufatti fossero stati costruiti sulla proiezione verticale di antiche scarpate stradali, e quindi su suolo appartenente al demanio comunale. Di conseguenza, chiedeva il riconoscimento della sua proprietà e, in subordine, un indennizzo per l’occupazione senza titolo.

I cittadini convenuti si opponevano, sostenendo di essere i legittimi proprietari in base ai loro titoli di acquisto o, in alternativa, di aver acquisito la proprietà per usucapione, avendo posseduto i beni per oltre vent’anni.

La Decisione della Corte d’Appello e la Sdemanializzazione Tacita

Se in primo grado il Tribunale aveva dato ragione al Comune, la Corte d’Appello ribaltava completamente la decisione. I giudici di secondo grado hanno riconosciuto che, sebbene i manufatti fossero stati costruiti su terreno originariamente demaniale, si erano verificate le condizioni per una sdemanializzazione tacita.

Il punto centrale della decisione è stato l’approvazione, decenni prima, di un piano particolareggiato da parte dello stesso Comune. Tale piano non solo autorizzava la costruzione dei palazzi, ma prevedeva esplicitamente la realizzazione di un porticato continuo e di terrazzi destinati fin dal principio all’uso esclusivo dei privati. Secondo la Corte d’Appello, questo comportamento della pubblica amministrazione era incompatibile con la volontà di mantenere la natura pubblica del suolo, che era così passato al patrimonio disponibile dell’ente e, successivamente, usucapito dai privati.

L’Analisi della Cassazione: Gli Atti Inequivocabili del Comune

Il Comune, non accettando la sconfitta, ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che mancasse una prova certa della volontà di dismettere il bene demaniale. La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato il ricorso, definendo infondati i motivi principali.

La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la sdemanializzazione può avvenire anche in assenza delle formalità previste dalla legge, a condizione che risulti da “atti univoci e concludenti” della pubblica amministrazione, incompatibili con la volontà di conservare la destinazione del bene all’uso pubblico. L’accertamento di tali requisiti è compito del giudice di merito e, se la sua motivazione è logica e priva di vizi, non è censurabile in sede di legittimità.

Le Motivazioni

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d’Appello fosse pienamente corretta. L’approvazione di un piano edilizio che consentiva la sostituzione delle scarpate pubbliche con caseggiati privati, completi di portici e terrazzi a uso esclusivo, costituiva proprio quell’atto “univoco e concludente” che dimostrava l’intenzione del Comune di rinunciare alla funzione pubblica di quell’area.

Inoltre, la Corte ha chiarito un aspetto importante: il fatto che i portici fossero soggetti a un passaggio pubblico pedonale non escludeva la sdemanializzazione del suolo. Al massimo, ciò comportava la costituzione di una servitù di uso pubblico sui portici, ma non incideva sulla proprietà privata del suolo sottostante e sovrastante (cantine e terrazzi), che era stata posseduta pacificamente dai cittadini per oltre vent’anni.

Le Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione rafforza la tutela dell’affidamento dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione. La decisione ha importanti implicazioni pratiche: un ente pubblico non può agire in contraddizione con le proprie decisioni passate. Se un Comune autorizza per decenni la costruzione e l’utilizzo privato di manufatti su un’area, manifesta implicitamente la volontà di rinunciare alla sua natura pubblica. Tale comportamento apre la porta all’acquisto della proprietà da parte dei privati per usucapione, consolidando situazioni di fatto protrattesi nel tempo e garantendo la certezza dei diritti immobiliari.

Un bene pubblico può diventare di proprietà privata senza un atto formale?
Sì, attraverso il processo di sdemanializzazione tacita. Questo si verifica quando la pubblica amministrazione compie atti univoci e concludenti che sono incompatibili con la volontà di mantenere la destinazione pubblica del bene, rendendolo così suscettibile di essere acquisito per usucapione dai privati.

L’autorizzazione a costruire data da un Comune su un’area pubblica può causare la perdita della proprietà per il Comune stesso?
Sì. Secondo la sentenza, l’approvazione di un piano particolareggiato che prevede la realizzazione di manufatti a uso esclusivo dei privati su suolo comunale è un comportamento che può determinare la sdemanializzazione tacita del terreno, che di conseguenza può essere usucapito dai privati che lo hanno posseduto per il tempo richiesto dalla legge.

La presenza di un passaggio pubblico su un portico privato impedisce l’usucapione del suolo sottostante?
No. La Corte ha chiarito che il passaggio pubblico su un portico non esclude la sdemanializzazione e la successiva usucapione del suolo. Tale uso pubblico può al massimo configurare una servitù di uso pubblico, ma non inficia la proprietà privata della struttura e del suolo su cui essa insiste.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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