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Sanzioni UE e appalti: riorganizzazione del consorzio

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’interpretazione del Consiglio di Stato, che consente a un consorzio di riorganizzarsi per escludere un membro colpito da sanzioni UE e appalti, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Il caso riguardava un consorzio, aggiudicatario di una gara pubblica, che includeva una società russa. La stazione appaltante aveva revocato l’aggiudicazione, ma il Consiglio di Stato aveva permesso la riorganizzazione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro tale decisione, chiarendo che si trattava di un’interpretazione della norma, non della creazione di una nuova legge, e quindi non sindacabile in quella sede.

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Sanzioni UE e Appalti: Sì alla Riorganizzazione del Consorzio

L’applicazione delle sanzioni UE e appalti pubblici rappresenta un terreno complesso, dove i principi di legalità e massima partecipazione alle gare si scontrano con le esigenze della politica internazionale. Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale sui poteri del giudice amministrativo nell’interpretare le normative europee, in particolare riguardo alla possibilità per un consorzio di riorganizzarsi per escludere un membro colpito da sanzioni.

I Fatti di Causa

Una pubblica amministrazione italiana all’estero indiceva una gara per l’affidamento di servizi ausiliari al rilascio di visti. La gara veniva vinta da un consorzio composto da due società. Successivamente all’aggiudicazione, emergeva che una delle due società del consorzio (la mandante) era un’entità di diritto russo.

In applicazione del Regolamento (UE) n. 576/2022, che ha introdotto severe misure restrittive nei confronti di entità russe, la stazione appaltante dichiarava la decadenza dell’aggiudicazione e affidava il contratto alla seconda classificata. Il consorzio, tramite la sua società capofila (mandataria), aveva manifestato la disponibilità a riorganizzarsi, limitando la partecipazione della società russa al di sotto della soglia del 10% del valore del contratto, ma l’amministrazione aveva ritenuto tale proposta non risolutiva.

Il Percorso Giudiziario e le Sanzioni UE e Appalti

Il consorzio impugnava la decisione davanti al T.A.R., che respingeva il ricorso. Successivamente, il Consiglio di Stato ribaltava la sentenza di primo grado. Secondo i giudici di Palazzo Spada, la stazione appaltante avrebbe dovuto consentire al consorzio di riorganizzare la propria struttura interna per conformarsi alle sanzioni. Il Consiglio di Stato ha basato la sua decisione su un’interpretazione analogica con le norme del diritto interno (art. 48 del Codice dei Contratti Pubblici), che in altre situazioni (come le interdittive antimafia) permettono la prosecuzione del rapporto contrattuale previa modifica della compagine del raggruppamento. Secondo questa visione, un divieto assoluto avrebbe violato il principio di massima partecipazione.

Il Ricorso in Cassazione per Eccesso di Potere

La seconda classificata, che si era vista ri-sottrarre l’appalto, ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Consiglio di Stato, denunciando un presunto “eccesso di potere giurisdizionale”. Secondo la ricorrente, il Consiglio di Stato non si sarebbe limitato a interpretare il regolamento europeo, ma avrebbe di fatto creato una nuova regola non prevista, invadendo la sfera di competenza del legislatore europeo.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, offrendo importanti precisazioni sui limiti del proprio sindacato sulle decisioni del Consiglio di Stato. La Corte ha ribadito che il suo controllo è limitato alla verifica dell’eventuale “eccesso di potere giurisdizionale per invasione della sfera riservata al legislatore”, e non può estendersi a un semplice “error in iudicando” (errore di interpretazione).

Nel caso di specie, la Cassazione ha ritenuto che il Consiglio di Stato abbia esercitato correttamente la propria funzione interpretativa. Non ha creato una norma dal nulla, ma ha interpretato l’art. 5-duodecies del Regolamento UE alla luce dei principi generali dell’ordinamento, tra cui quello di massima partecipazione alle gare e di proporzionalità. L’analogia con l’art. 48 del Codice dei Contratti Pubblici è stata considerata uno strumento ermeneutico legittimo, volto a colmare una potenziale lacuna o a interpretare una norma sanzionatoria in modo restrittivo e non estensivo. Che tale interpretazione fosse corretta o meno nel merito, non è questione che le Sezioni Unite possono decidere, poiché rientra nell’ambito dell’autonomia giurisdizionale del giudice amministrativo.

Le Conclusioni

La decisione consolida un principio fondamentale: il sindacato della Cassazione sulle sentenze del Consiglio di Stato è un controllo “esterno” sulla giurisdizione, non un terzo grado di giudizio nel merito. Il Consiglio di Stato, nell’interpretare le complesse norme sulle sanzioni UE e appalti, ha agito all’interno dei suoi poteri, anche quando ha adottato un’interpretazione che bilancia la rigidità della sanzione con i principi di partecipazione e continuità dei contratti pubblici. La sentenza del Consiglio di Stato, che permette la riorganizzazione del consorzio, resta quindi valida ed efficace.

Un consorzio con un’azienda russa può partecipare a una gara d’appalto pubblica nell’UE?
La partecipazione è vietata dal Regolamento (UE) n. 833/2014 (modificato dal Regolamento n. 576/2022). Tuttavia, la sentenza del Consiglio di Stato, confermata indirettamente dalla Cassazione, ha ritenuto che se il consorzio si riorganizza in modo da limitare la partecipazione dell’entità russa entro soglie specifiche (come il 10% del valore del contratto, assimilabile a un subappaltatore) o escludendola, il contratto può essere eseguito.

Cosa si intende per ‘eccesso di potere giurisdizionale’ in questo contesto?
Significa che un giudice, invece di applicare e interpretare le leggi esistenti, ne crea una nuova, invadendo la sfera del potere legislativo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’interpretazione di una norma, anche se estensiva o analogica, non costituisce eccesso di potere, ma rientra nella normale attività del giudice.

La Corte di Cassazione può annullare una sentenza del Consiglio di Stato per un’errata interpretazione del diritto dell’Unione Europea?
No, la Cassazione ha specificato che il suo controllo sulle decisioni del Consiglio di Stato si limita ai soli motivi attinenti alla giurisdizione (come l’eccesso di potere). Non può sindacare un presunto errore di interpretazione (error in iudicando), nemmeno se riguarda il diritto dell’Unione Europea, a meno che non si verifichino ipotesi estreme che precludano totalmente la tutela giurisdizionale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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