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Sanzioni Banca d’Italia: non si applica la lex mitior

Un’ex componente del collegio sindacale di un istituto di credito ha ricevuto sanzioni dalla Banca d’Italia per carenze nei controlli. Nel suo ricorso, ha invocato l’applicazione di una legge successiva più favorevole (lex mitior) e il principio del ne bis in idem, essendo stata sanzionata anche da un’altra autorità di vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che alle sanzioni amministrative bancarie non si applica la lex mitior, ma il principio tempus regit actum, cioè la legge in vigore al momento del fatto. Ha inoltre confermato che le sanzioni delle diverse autorità possono coesistere in quanto tutelano interessi giuridici differenti.

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Pubblicato il 14 gennaio 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Sanzioni Banca d’Italia: la Cassazione chiarisce i limiti della retroattività

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta temi cruciali in materia di Sanzioni Banca d’Italia, fornendo chiarimenti fondamentali sulla legge applicabile agli illeciti amministrativi nel settore bancario. La pronuncia stabilisce un punto fermo sulla non applicabilità del principio della lex mitior (legge più favorevole) a tali illeciti, ribadendo la vigenza del principio tempus regit actum. Approfondiamo i dettagli di questa importante decisione.

Il Caso: Sanzione e Ricorso in Cassazione

La vicenda trae origine da una sanzione pecuniaria di 93.000 euro irrogata dalla Banca d’Italia a una componente del Collegio Sindacale di un noto istituto di credito. La sanzione era motivata da molteplici carenze nei controlli svolti durante il suo mandato. Dopo che la Corte d’Appello aveva confermato la validità della sanzione, la professionista ha presentato ricorso in Cassazione, basandolo su tre principali motivi:

1. Violazione del principio di retroattività della legge più favorevole (lex mitior): La ricorrente sosteneva che dovesse applicarsi una normativa successiva (D.Lgs. 72/2015) che, a suo dire, avrebbe escluso la punibilità delle persone fisiche.
2. Violazione del principio del ne bis in idem: La ricorrente lamentava di essere già stata sanzionata da un’altra autorità di vigilanza per gli stessi fatti.
3. Errata condanna alle spese legali: Contestava la condanna al pagamento delle spese legali a favore della Banca d’Italia, poiché quest’ultima si era difesa con avvocati interni, propri dipendenti.

Il Principio del “Tempus Regit Actum” nelle Sanzioni Banca d’Italia

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nel rigetto del primo motivo di ricorso. La Corte ha chiarito che le Sanzioni Banca d’Italia, previste dal Testo Unico Bancario (T.U.B.), non hanno natura “sostanzialmente penale”. Questa distinzione è fondamentale: mentre nel diritto penale vige il principio del favor rei e quindi della retroattività della legge più favorevole, per gli illeciti amministrativi bancari la regola è un’altra.

La Suprema Corte ha affermato che a tali illeciti si applica il principio tempus regit actum, secondo cui la condotta deve essere giudicata in base alla legge in vigore al momento in cui è stata commessa. La natura delle sanzioni del T.U.B., pur avendo un carattere afflittivo, non raggiunge la soglia di gravità tale da renderle assimilabili a pene criminali ai sensi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Di conseguenza, non è possibile invocare una normativa successiva più mite per sfuggire a sanzioni relative a violazioni passate.

Cumulo di Sanzioni e il Principio del “Ne Bis in Idem”

Anche il secondo motivo di ricorso è stato respinto. La Corte ha ritenuto il motivo generico, in quanto la ricorrente non aveva adeguatamente specificato perché i fatti contestati dalle due autorità di vigilanza dovessero considerarsi identici. Al di là di questo, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: le sanzioni irrogate dalla Banca d’Italia e da altre autorità (come la Consob) possono coesistere.

Questo perché perseguono finalità diverse e tutelano beni giuridici distinti: la Banca d’Italia vigila sulla sana e prudente gestione degli intermediari e sulla stabilità del sistema creditizio, mentre la Consob tutela la trasparenza del mercato e gli investitori. Pertanto, il cumulo di sanzioni in questo contesto non costituisce una violazione del divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto.

Spese Legali e Difesa con Funzionari Interni

Infine, la Corte ha respinto anche la censura relativa alle spese legali. È stato confermato il principio secondo cui una parte vittoriosa ha diritto al rimborso delle spese di lite, compresi gli onorari di avvocato, per il semplice fatto di essersi avvalsa di un difensore tecnico. È irrilevante che tale difensore sia un dipendente dell’ente pubblico: la qualifica di avvocato e la rappresentanza tecnica in giudizio sono sufficienti a giustificare la condanna al pagamento delle spese.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione cruciale tra la natura delle sanzioni amministrative del Testo Unico Bancario e quelle penali. La Cassazione, rifacendosi a una giurisprudenza consolidata, ha escluso che le sanzioni per violazione delle norme sulla vigilanza prudenziale abbiano quel carattere “sostanzialmente penale” che giustificherebbe l’applicazione delle garanzie proprie di tale materia, come la lex mitior. Il principio cardine applicabile resta quello della legalità e irretroattività, cristallizzato nella formula tempus regit actum. Questa scelta garantisce la certezza del diritto e l’effettività dell’azione sanzionatoria dell’Autorità di vigilanza, evitando che modifiche normative successive possano vanificare la repressione di illeciti commessi sotto l’impero della legge precedente.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame rafforza la stabilità del sistema sanzionatorio bancario. Stabilisce con chiarezza che gli esponenti aziendali non possono fare affidamento su future modifiche normative per eludere le conseguenze di condotte illecite passate. La decisione riafferma l’autonomia e la specificità delle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia, distinguendole nettamente da quelle di altre autorità e dal diritto penale. Infine, offre un’utile precisazione sul diritto al rimborso delle spese legali per le pubbliche amministrazioni, consolidando un orientamento favorevole a queste ultime quando si difendono tramite i propri avvocati interni.

È possibile applicare una legge successiva più favorevole (lex mitior) a una sanzione amministrativa irrogata dalla Banca d’Italia?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che per le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Testo Unico Bancario (T.U.B.) non si applica il principio della lex mitior. Vale invece il principio tempus regit actum, secondo cui si applica la legge in vigore al momento della violazione.

Una persona può essere sanzionata sia da un’autorità di vigilanza finanziaria che dalla Banca d’Italia per gli stessi fatti?
Sì. Secondo la Corte, non si viola il principio del ne bis in idem (divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto) perché le due autorità tutelano interessi giuridici diversi: la prima protegge gli investitori e la trasparenza del mercato, mentre la Banca d’Italia salvaguarda la sana e prudente gestione delle banche e la stabilità del sistema creditizio.

Un’amministrazione pubblica che vince una causa ha diritto al rimborso delle spese legali se si è difesa con un avvocato suo dipendente?
Sì. La Corte ha confermato che il diritto al rimborso delle spese di lite, inclusi gli onorari, spetta alla parte vittoriosa per il solo fatto di essersi avvalsa del ministero di un difensore tecnico (un avvocato), anche se quest’ultimo è un dipendente dell’amministrazione stessa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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