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Sanzioni apparecchi da divertimento: la Cassazione

La Corte di Cassazione conferma la sanzione a carico di una società fornitrice di apparecchi da divertimento risultati non conformi alla normativa. L’ordinanza chiarisce che le sanzioni per apparecchi da divertimento irregolari si applicano autonomamente a tutti i soggetti coinvolti (distributore, installatore, gestore) e che la pena pecuniaria va calcolata per ogni singolo apparecchio illecito, escludendo sia la responsabilità solidale sia l’applicazione del concorso formale di illeciti.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Civile, Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile

Sanzioni apparecchi da divertimento: responsabilità e calcolo della pena

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un tema cruciale per gli operatori del settore dell’intrattenimento: le sanzioni per apparecchi da divertimento non conformi alla legge. La decisione chiarisce in modo definitivo i contorni della responsabilità tra chi fornisce le macchine e chi le ospita nel proprio locale, e stabilisce precisi criteri per il calcolo delle sanzioni. Si tratta di una pronuncia fondamentale che ogni distributore e gestore di locali pubblici dovrebbe conoscere.

I Fatti di Causa: L’ispezione e la sanzione

Il caso ha origine da un’ispezione della Polizia di Stato in un esercizio pubblico, dove venivano rinvenuti quattro apparecchi da divertimento non conformi alle caratteristiche tecniche previste dall’art. 110 del TULPS. Nello specifico, i videogiochi permettevano l’accumulo di punti che potevano essere convertiti in crediti per ulteriori giocate, una funzionalità vietata che li assimilava a giochi d’azzardo.

Di conseguenza, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli emetteva un’ordinanza di pagamento di 16.000 euro nei confronti della società fornitrice degli apparecchi, in persona del suo legale rappresentante. Sia la società fornitrice che il titolare dell’esercizio commerciale si opponevano alla sanzione, ma sia il Tribunale che la Corte d’Appello respingevano le loro istanze.

La questione giuridica e i motivi del ricorso

La società fornitrice decideva quindi di ricorrere in Cassazione, basando la sua difesa su quattro principali argomentazioni:

1. Errata valutazione delle prove: Il ricorrente sosteneva che i giudici di merito avessero dato un valore probatorio eccessivo al verbale della Polizia, senza un adeguato accertamento tecnico.
2. Responsabilità esclusiva del produttore: Si argomentava che le norme tecniche violate fossero destinate solo ai produttori e importatori degli apparecchi, e non ai distributori.
3. Natura della responsabilità: Il ricorrente riteneva che la responsabilità dovesse essere solidale tra i vari soggetti coinvolti (produttore, distributore, gestore) e non autonoma, basandosi sull’uso della congiunzione ‘o’ nella norma.
4. Calcolo della sanzione: Infine, si contestava il calcolo della sanzione, sostenendo che si trattasse di un unico fatto illecito e che dovesse quindi essere applicata la disciplina del concorso formale, con una sanzione ridotta.

Le motivazioni della Corte di Cassazione sulle sanzioni per apparecchi da divertimento

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, fornendo chiarimenti essenziali su ogni punto sollevato. Le motivazioni della Corte rappresentano un vademecum sulla gestione delle sanzioni per apparecchi da divertimento.

In primo luogo, la Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se adeguatamente motivata. Nel caso di specie, la prova dell’illecito era stata ritenuta sufficiente.

Sul punto della responsabilità, i giudici hanno chiarito che l’articolo 110, comma 9, lettera c) del TULPS è formulato in modo volutamente ampio per colpire tutte le condotte illecite. La norma sanziona “chiunque… distribuisce o installa o comunque consente l’uso” di apparecchi non conformi. Questo significa che la condotta di chi distribuisce è autonoma e distinta da quella di chi installa o di chi permette l’uso. Non vi è spazio per una responsabilità solidale: ogni soggetto risponde per la propria azione o omissione.

Infine, per quanto riguarda il calcolo della pena, la Corte ha escluso l’applicabilità dell’articolo 8 della legge 689/1981 sul concorso formale. La violazione in esame è unica, ma riguarda più oggetti (gli apparecchi). La norma stessa stabilisce una sanzione rapportata al numero degli apparecchi illeciti (“4.000 euro per ciascun apparecchio”). Pertanto, la sanzione è stata correttamente calcolata moltiplicando l’importo base per i quattro apparecchi trovati.

Le Conclusioni: Implicazioni pratiche della sentenza

Questa ordinanza della Cassazione ha importanti implicazioni pratiche per tutti gli operatori del settore. In primo luogo, stabilisce che la responsabilità per la non conformità degli apparecchi non è scaricabile su un unico anello della catena commerciale. Distributori, installatori e gestori di locali hanno ciascuno un dovere di vigilanza e rispondono autonomamente per le violazioni commesse. In secondo luogo, il criterio di calcolo della sanzione “per apparecchio” agisce come un forte deterrente, poiché la sanzione pecuniaria può raggiungere importi molto elevati in caso di violazioni multiple. È quindi fondamentale per le aziende del settore implementare rigorosi controlli di conformità su tutti i prodotti distribuiti e installati per evitare pesanti conseguenze economiche e legali.

Chi è responsabile per l’installazione di apparecchi da divertimento non conformi?
La legge sanziona in modo autonomo e distinto chiunque distribuisce, installa o consente l’uso di apparecchi irregolari. Pertanto, sia la società fornitrice sia il gestore del locale possono essere ritenuti responsabili indipendentemente l’uno dall’altro.

Come si calcola la sanzione se vengono trovati più apparecchi irregolari nella stessa ispezione?
La sanzione si calcola su base individuale per ogni apparecchio non conforme. La norma prevede una pena pecuniaria specifica “per ciascun apparecchio”, quindi l’importo totale è il risultato della moltiplicazione della sanzione base per il numero di macchine illecite.

La responsabilità del distributore e del gestore del locale è solidale?
No, la Corte di Cassazione ha escluso l’ipotesi di solidarietà. La formulazione della norma mira a sanzionare tutte le diverse condotte (distribuzione, installazione, consenso all’uso) in modo autonomo, quindi ogni soggetto risponde pienamente per la propria infrazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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