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Sanzioni apparecchi: cumulo illecito di multe

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 17864/2024, ha stabilito che non si possono cumulare le sanzioni per apparecchi da intrattenimento non conformi con quelle per la mancanza di autorizzazione. Se un apparecchio viola le norme tecniche, si applica la sanzione più grave, assorbendo quella minore. La Corte ha accolto il ricorso di un operatore su questo punto per omessa pronuncia del giudice di merito, cassando la sentenza e rinviando alla Corte d’Appello. È stato invece respinto il motivo basato sulla presunta finalità terapeutica degli apparecchi, ritenuta una mera finzione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Sanzioni apparecchi da intrattenimento: la Cassazione contro il doppio binario sanzionatorio

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale per gli operatori del settore del gioco lecito: il cumulo delle sanzioni per apparecchi da intrattenimento. Con la decisione n. 17864 del 2024, i giudici hanno chiarito che un gestore non può essere sanzionato due volte per lo stesso fatto, ossia sia per la non conformità tecnica dell’apparecchio sia per la conseguente mancanza di autorizzazione. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa

Una società operante nel settore dei giochi e il suo legale rappresentante si sono opposti a un’ordinanza ingiunzione emessa dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’Agenzia aveva irrogato una doppia sanzione pecuniaria per l’installazione di tre apparecchi in un esercizio pubblico. Le violazioni contestate erano due:

1. L’installazione di apparecchi non conformi alle prescrizioni tecniche previste dalla legge (art. 110, co. 6 e 7 del T.U.L.P.S.), con l’applicazione della sanzione più grave prevista dalla lettera f-quater del comma 9.
2. Il difetto di autorizzazione per gli stessi apparecchi, punito con la sanzione meno grave prevista dalla lettera d) del medesimo comma 9.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano rigettato l’opposizione, confermando la legittimità del doppio binario sanzionatorio. Gli operatori hanno quindi deciso di ricorrere in Cassazione.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

Il ricorso si basava su due motivi principali:

1. Violazione del principio di specialità e omessa pronuncia: I ricorrenti sostenevano che chi installa un apparecchio tecnicamente non conforme non può essere punito anche per il difetto di autorizzazione, poiché la prima violazione, più grave, assorbe la seconda. La Corte d’Appello, secondo i ricorrenti, non si era pronunciata su questo specifico punto, incorrendo nel vizio di omessa pronuncia (art. 112 c.p.c.).
2. Errata applicazione della normativa: Si contestava la classificazione degli apparecchi come illeciti. Secondo la difesa, i dispositivi rientravano in una categoria di gioco lecito (art. 110, co. 7, lett. c-ter T.U.L.P.S.), in quanto elettromeccanici, utilizzabili con gettoni e non con denaro, e destinati a contrastare la ludopatia. Si lamentava che le norme tecniche per l’omologazione di tali apparecchi fossero state emanate solo nel 2021, successivamente ai fatti contestati (avvenuti nel 2019).

L’Analisi della Corte sulle Sanzioni apparecchi da intrattenimento

La Corte di Cassazione ha esaminato separatamente i due motivi, giungendo a conclusioni opposte.

Il Primo Motivo: L’Omessa Pronuncia sul Cumulo delle Sanzioni

Su questo punto, la Corte ha dato piena ragione ai ricorrenti. I giudici hanno verificato che, effettivamente, la Corte d’Appello non aveva affrontato la questione della presunta illegittimità del cumulo sanzionatorio. La sentenza impugnata si era limitata a dire che non vi era discussione sull’esistenza della violazione meno grave (mancanza di autorizzazione), concentrandosi solo sulla contestazione relativa alla violazione più grave.

Questo silenzio costituisce un’omissione di pronuncia, un vizio procedurale che impone l’annullamento della sentenza. La Cassazione ha ritenuto fondato il profilo secondo cui non si può applicare la sanzione per il difetto di autorizzazione (art. 110, co. 9, lett. d) a un fatto già punito come installazione di un apparecchio con caratteristiche tecniche non conformi (art. 110, co. 9, lett. f-quater).

Il Secondo Motivo: La Presunta Finalità Terapeutica degli Apparecchi

Il secondo motivo è stato invece rigettato. La Cassazione ha ricordato che il suo ruolo è quello di giudice di legittimità, non di merito. I giudici delle precedenti istanze avevano già accertato in fatto che la destinazione degli apparecchi a scopi “sociali e terapeutici” era puramente fittizia, una “mascherata” per eludere i controlli. Questa valutazione fattuale, essendo motivata e priva di vizi logici, non può essere rimessa in discussione in sede di legittimità. Pertanto, la pretesa di applicare la normativa più favorevole sugli apparecchi con finalità di contrasto alla ludopatia è stata respinta.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda su una netta distinzione tra vizi procedurali e questioni di merito. Sul primo punto, la Corte ha riaffermato il principio fondamentale secondo cui il giudice ha l’obbligo di pronunciarsi su tutte le domande e le eccezioni sollevate dalle parti. L’aver ignorato il motivo di appello relativo al cumulo delle sanzioni ha reso la sentenza d’appello invalida. Implicitamente, la Corte suggerisce che la violazione più specifica e grave (non conformità tecnica) assorbe quella più generica e meno grave (mancanza di autorizzazione), in applicazione di un principio di specialità che impedisce di punire due volte la stessa condotta.

Sul secondo punto, la motivazione è altrettanto chiara: la Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici di merito. Se il tribunale e la corte d’appello hanno concluso, con una motivazione congrua, che lo scopo dichiarato degli apparecchi era un pretesto, questa conclusione è definitiva e non può essere rinegoziata in Cassazione.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo, rigettato il secondo e cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte di Appello di Torino in diversa composizione. Quest’ultima dovrà riesaminare il caso attenendosi al principio stabilito dalla Cassazione, ossia l’impossibilità di cumulare le due sanzioni contestate. Questa decisione rappresenta un importante precedente per gli operatori del settore, rafforzando la tutela contro duplicazioni sanzionatorie e chiarendo i confini tra illeciti formali (mancanza di autorizzazione) e sostanziali (non conformità del dispositivo).

È possibile essere multati sia per l’installazione di un apparecchio non conforme sia per la mancanza di autorizzazione per lo stesso apparecchio?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la sanzione più grave per l’installazione di un apparecchio con caratteristiche tecniche non conformi assorbe quella meno grave per il difetto di autorizzazione, rendendo illegittimo il cumulo delle due multe per lo stesso fatto.

La Corte di Cassazione può riesaminare i fatti di una causa già decisa in appello?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Non può riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici dei gradi precedenti, a meno che la motivazione della sentenza impugnata non sia del tutto assente, illogica o contraddittoria.

La finalità sociale o terapeutica di un apparecchio da gioco può giustificarne la non conformità alle regole tecniche?
No. Se i giudici di merito accertano che la finalità dichiarata è solo un pretesto per eludere i controlli, tale giustificazione non ha alcun valore. La destinazione lecita di un apparecchio deve essere reale e non solo affermata per aggirare la normativa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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