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Sanzioni amministrative CONSOB: le regole della Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dirigente bancario contro le sanzioni amministrative CONSOB irrogate per violazioni nella raccolta di intenzioni d’acquisto di prodotti finanziari. La Suprema Corte ha chiarito che il principio della retroattività della legge più favorevole non è assoluto per le sanzioni amministrative, a meno che non abbiano natura sostanzialmente penale secondo i criteri Engel. Nel caso di specie, l’entità della sanzione e la platea ristretta dei destinatari escludono tale natura. Inoltre, la Corte ha stabilito che i termini di conclusione del procedimento previsti dai regolamenti interni dell’Autorità hanno natura sollecitatoria e non perentoria, non inficiando la validità del provvedimento finale.

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Sanzioni amministrative CONSOB: la Cassazione chiarisce retroattività e termini

Le sanzioni amministrative CONSOB rappresentano uno degli strumenti principali per garantire la trasparenza del mercato finanziario. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato nodi cruciali riguardanti la tutela dei soggetti sanzionati, con particolare riferimento alla natura delle sanzioni e ai tempi del procedimento.

Il caso e la contestazione dell’Autorità

La vicenda trae origine dall’opposizione di un ex Amministratore Delegato e Direttore Generale di un istituto bancario contro una sanzione pecuniaria di 50.000 euro. L’Autorità di vigilanza contestava la mancata trasmissione della modulistica relativa alla raccolta di intenzioni di acquisto presso la clientela e l’assenza di avvertenze specifiche (warning) nei moduli stessi. Il ricorrente lamentava, tra i vari motivi, la mancata applicazione della legge più favorevole sopravvenuta e il superamento dei termini per la conclusione del procedimento sanzionatorio.

La natura delle sanzioni amministrative CONSOB

Uno dei punti cardine della decisione riguarda la qualificazione della sanzione. Il ricorrente sosteneva che la misura avesse natura “sostanzialmente penale”, invocando l’applicazione dei criteri Engel. Tuttavia, la Cassazione ha escluso tale natura evidenziando che la sanzione è rivolta a una platea ristretta di soggetti qualificati (esponenti aziendali) e non presenta un grado di severità tale da essere considerata afflittiva al pari di una sanzione penale. Questo impedisce l’applicazione automatica del principio della lex mitior.

I termini del procedimento sanzionatorio

Un altro aspetto fondamentale riguarda la durata del procedimento. Il ricorrente eccepiva la nullità della delibera poiché adottata oltre il termine di 200 giorni previsto dal regolamento interno dell’Autorità. La Corte ha però ribadito che tali termini regolamentari hanno una funzione meramente sollecitatoria. Essi sono qualificati come “norme di azione” volte a scandire l’attività degli uffici, ma non possono modificare il regime generale della Legge 689/1981, che non prevede termini perentori di decadenza per l’esercizio del potere sanzionatorio, se non quelli di prescrizione.

Le motivazioni

La Corte ha motivato il rigetto spiegando che il principio di retroattività della legge più favorevole in materia di sanzioni amministrative può essere legittimamente derogato dal legislatore, purché vi sia una giustificazione ragionevole. Nel settore finanziario, la tutela del risparmio e la stabilità del mercato giustificano un regime rigoroso. Inoltre, la distinzione tra norme di relazione (che tutelano il privato) e norme di azione (che regolano la PA) è decisiva: i termini regolamentari interni non attribuiscono al privato un diritto alla chiusura del procedimento entro una data certa, a meno che non sia la legge primaria a prevederlo espressamente.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza conferma la solidità dell’impianto sanzionatorio dell’Autorità di vigilanza. Per i dirigenti e gli esponenti aziendali, ciò significa che le garanzie del contraddittorio rimangono il nucleo centrale della difesa, mentre le eccezioni basate su meri ritardi procedurali o su mutamenti normativi favorevoli hanno scarse possibilità di successo se non supportate da una dimostrata natura penale della sanzione. La decisione rafforza l’efficacia dell’azione di vigilanza, garantendo che le violazioni comportamentali nel mercato finanziario siano punite secondo le norme vigenti al momento della commissione del fatto.

Quando una sanzione amministrativa può essere considerata penale?
Secondo i criteri Engel, una sanzione è considerata penale se la legge nazionale la definisce tale, se ha una finalità punitiva generale o se il suo grado di severità e afflittività economica è particolarmente elevato.

Il superamento del termine di 200 giorni annulla la sanzione CONSOB?
No, la Cassazione ha stabilito che tale termine ha natura sollecitatoria e non perentoria, pertanto il suo superamento non determina l’invalidità del provvedimento sanzionatorio finale.

Si applica sempre la legge più favorevole in caso di sanzioni?
No, nelle sanzioni amministrative il principio della legge più favorevole non è assoluto e può essere derogato dal legislatore, a differenza di quanto avviene nel diritto penale puro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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