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Sanzioni accessorie: si può fare ricorso dopo il pagamento?

Un privato ha pagato una sanzione pecuniaria per aver creato un accesso non autorizzato su una strada, ma ha contestato la sanzione accessoria che imponeva il ripristino dei luoghi. La Corte di Cassazione ha chiarito che il pagamento in misura ridotta della multa non preclude la possibilità di proporre opposizione contro le sanzioni accessorie. Pagare la multa equivale a una rinuncia a contestare solo la parte economica, ma non le altre conseguenze, come l’obbligo di rimuovere l’opera.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Sanzioni accessorie: si può fare ricorso dopo il pagamento della multa?

Pagare una multa significa rinunciare a qualsiasi forma di contestazione? Questa è una domanda che molti cittadini si pongono. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale: la distinzione tra sanzione pecuniaria e sanzioni accessorie. Anche dopo aver pagato l’importo previsto dal verbale, potrebbe essere ancora possibile opporsi ad altre conseguenze negative, come l’obbligo di rimuovere un’opera. Vediamo insieme cosa ha stabilito la Suprema Corte.

I fatti del caso

Un cittadino aveva aperto un nuovo accesso da una proprietà privata a una strada pubblica senza la necessaria autorizzazione. L’azienda responsabile della gestione stradale gli notificava un verbale di contestazione per violazione dell’art. 22 del Codice della Strada, irrogando sia una sanzione pecuniaria di 168 euro sia una sanzione accessoria: l’obbligo di “riduzione in pristino”, ovvero di chiudere l’accesso e ripristinare lo stato precedente dei luoghi.

Il cittadino decideva di pagare la sanzione pecuniaria nella misura ridotta, ma allo stesso tempo presentava opposizione al Giudice di Pace, sostenendo che la violazione non gli era stata contestata immediatamente e che l’accesso poteva essere regolarizzato. Il Giudice di Pace dichiarava l’opposizione inammissibile proprio perché la multa era già stata pagata. In appello, il Tribunale ribaltava la decisione e annullava il verbale, ma per un altro motivo: la mancata indicazione nel verbale delle ragioni che avevano impedito la contestazione immediata.

Il ricorso in Cassazione e le questioni giuridiche

L’azienda di gestione stradale ha quindi proposto ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni. Le più importanti riguardavano due punti fondamentali:

1. L’inammissibilità dell’opposizione a causa del pagamento della sanzione.
2. La presunta errata valutazione del Tribunale riguardo l’obbligo di motivazione sulla mancata contestazione immediata.

Il cuore della questione, tuttavia, ruotava attorno all’effetto del pagamento della multa sulla possibilità di contestare le sanzioni accessorie.

Il principio sulle sanzioni accessorie: la chiave della decisione

La Corte di Cassazione ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale, già affermato in precedenti pronunce. Il pagamento in misura ridotta, previsto dall’articolo 202 del Codice della Strada, estingue l’obbligazione pecuniaria. Di fatto, chi paga ammette la propria responsabilità per quanto riguarda la multa, rinunciando a contestarla.

Tuttavia, questa rinuncia non si estende automaticamente alle eventuali sanzioni accessorie. Queste ultime, per loro natura, hanno una finalità diversa, spesso ripristinatoria o afflittiva (come la sospensione della patente o, in questo caso, la rimozione di un’opera). Pertanto, il pagamento della sanzione principale non preclude al cittadino il diritto di contestare in sede giudiziaria la legittimità o la proporzionalità della sanzione accessoria.

Le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha stabilito che il Tribunale aveva commesso un errore nel non distinguere i due piani. Annullando l’intero verbale per un vizio di forma (la mancata motivazione sulla contestazione differita), non ha considerato che il pagamento della multa aveva ormai “consolidato” la sanzione pecuniaria. L’opposizione del cittadino, dopo il pagamento, poteva e doveva essere esaminata solo con riferimento alla sanzione accessoria del ripristino dei luoghi.

L’errore del Tribunale è stato quello di non cogliere che il pagamento in misura ridotta consente sì l’opposizione alla sanzione accessoria, ma implica una rinuncia a far valere vizi procedurali (come la mancata contestazione immediata) per contestare la sanzione pecuniaria. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell’azienda, cassando la sentenza e rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.

Le conclusioni

Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica. Pagare una multa non è sempre una resa incondizionata. Se al verbale sono associate anche sanzioni accessorie (come la decurtazione dei punti, il fermo del veicolo o, come nel caso di specie, un obbligo di fare), è possibile pagare la parte economica per evitare importi maggiori e, al contempo, avviare un’azione legale per contestare specificamente la sanzione accessoria. È fondamentale, però, essere consapevoli che il pagamento cristallizza la sanzione pecuniaria, rendendo impossibile contestarla per qualsiasi motivo.

Se pago una multa, posso ancora contestare la violazione?
No, il pagamento della sanzione pecuniaria in misura ridotta implica una rinuncia a contestare la parte economica della violazione. Tuttavia, secondo la Corte, questo non impedisce di presentare opposizione contro le eventuali sanzioni accessorie collegate alla stessa violazione, come l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi.

Cosa sono le sanzioni accessorie nel Codice della Strada?
Sono provvedimenti che si aggiungono alla sanzione pecuniaria principale e hanno uno scopo diverso, come ripristinare la sicurezza o punire più severamente una condotta. Esempi comuni sono la sospensione della patente, la confisca del veicolo, la decurtazione dei punti o, come nel caso analizzato, l’obbligo di rimuovere un’opera abusiva.

Perché il Tribunale aveva annullato il verbale in secondo grado?
Il Tribunale aveva annullato il verbale perché non indicava i motivi per cui la violazione non era stata contestata immediatamente al trasgressore, come richiesto dall’art. 200 del Codice della Strada. La Cassazione ha però ritenuto che questo vizio non potesse più essere fatto valere per la sanzione pecuniaria, dato che era stata pagata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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