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Rito Fornero: come impugnare correttamente l’ordinanza

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità dell’appello proposto da un lavoratore contro un’ordinanza di rigetto emessa in fase sommaria secondo il **Rito Fornero**. Il ricorrente aveva impugnato il provvedimento direttamente dinanzi alla Corte d’Appello, saltando la fase obbligatoria dell’opposizione davanti allo stesso Tribunale. La Suprema Corte ha ribadito che, nel rito speciale per i licenziamenti, il giudizio di primo grado è unico ma bifasico: l’unico rimedio contro l’ordinanza sommaria è l’opposizione, a meno che il giudice non abbia espressamente unificato le fasi in una cognizione piena, circostanza non verificatasi nel caso di specie.

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Rito Fornero: perché non si può saltare la fase di opposizione

Il Rito Fornero, introdotto dalla Legge 92/2012, rappresenta una procedura speciale e accelerata per le controversie relative ai licenziamenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione torna a fare chiarezza sulla struttura bifasica di questo procedimento, sottolineando i rischi procedurali per chi tenta di abbreviare i tempi saltando passaggi obbligatori.

La questione nasce dal ricorso di un lavoratore che, dopo aver ricevuto un’ordinanza di rigetto nella fase sommaria del giudizio, ha deciso di adire direttamente la Corte d’Appello. Tale scelta strategica è stata motivata da presunte ragioni di opportunità e autorevolezza del giudice superiore, ma si è scontrata con il rigore delle norme processuali.

La struttura del giudizio di primo grado

Il giudizio regolato dal Rito Fornero non è un processo ordinario. Esso si compone di due fasi distinte ma collegate all’interno dello stesso grado di giudizio. La prima fase è a cognizione sommaria e si conclude con un’ordinanza. La seconda fase, eventuale, è l’opposizione, che si svolge davanti allo stesso Tribunale e garantisce una cognizione piena dei fatti.

Secondo la giurisprudenza consolidata, l’unico rimedio esperibile contro l’ordinanza che chiude la fase sommaria è il ricorso in opposizione. Proporre direttamente appello o reclamo significa violare la sequenza procedurale stabilita dalla legge, rendendo l’impugnazione inammissibile.

Sostanza contro forma nel provvedimento

Un punto centrale della discussione riguarda la natura del provvedimento impugnato. Il ricorrente sosteneva che l’ordinanza del Tribunale avesse in realtà natura di sentenza, poiché decideva in modo definitivo sulla legittimazione passiva delle parti. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che per trasformare un’ordinanza sommaria in una sentenza appellabile, il giudice deve aver espressamente unificato le due fasi o aver svolto un’istruttoria completa tipica della cognizione piena.

Nel caso analizzato, il giudice di primo grado aveva dichiarato di decidere in base al principio della ragione più liquida, tipico della fase sommaria, senza alcuna attività istruttoria approfondita. Pertanto, la forma di ordinanza coincideva perfettamente con la sostanza del provvedimento.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale evidenziando come le ragioni di opportunità addotte dal lavoratore non possano derogare alle norme di diritto processuale. L’art. 1, comma 51, della Legge 92/2012 è chiaro nel prevedere l’opposizione come unico strumento di gravame contro l’ordinanza sommaria.

Inoltre, la Corte ha ribadito il principio dell’ultrattività del rito: se il giudizio è iniziato con le forme del Rito Fornero, tali forme devono essere seguite anche nelle fasi successive, a meno di un mutamento esplicito del rito da parte del magistrato. La scelta del lavoratore di qualificare l’atto come appello, citando norme del rito del lavoro ordinario, è stata giudicata un errore procedurale insanabile.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la specialità del Rito Fornero impone il rispetto rigoroso della sua architettura bifasica. Saltare il grado dell’opposizione per rivolgersi direttamente alla Corte d’Appello comporta l’inammissibilità del gravame, precludendo ogni possibilità di revisione nel merito della vicenda.

Per i lavoratori e i datori di lavoro, questo provvedimento serve da monito: la correttezza della strategia processuale è fondamentale quanto la fondatezza delle proprie ragioni. Errori nella scelta del mezzo di impugnazione possono portare alla perdita definitiva della causa, indipendentemente dal merito del licenziamento.

Cosa succede se impugno l’ordinanza sommaria direttamente in appello?
L’impugnazione viene dichiarata inammissibile perché il Rito Fornero prevede obbligatoriamente la fase intermedia dell’opposizione davanti allo stesso Tribunale che ha emesso il provvedimento.

Quando un’ordinanza sommaria può essere considerata una sentenza?
Solo se il giudice ha espressamente unificato le fasi sommaria e di opposizione, svolgendo un’istruttoria a cognizione piena e conferendo al provvedimento i caratteri della decisività e definitività.

Il termine per il ricorso in Cassazione nel Rito Fornero è sempre di 60 giorni?
Sì, se è stato seguito correttamente il rito speciale. Tuttavia, se il giudice d’appello non ha applicato le regole del Rito Fornero, può applicarsi il termine lungo semestrale previsto dal codice di procedura civile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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