LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Risoluzione concordato preventivo: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione conferma la risoluzione concordato preventivo di una società per inadempimento. La Corte ha stabilito che la mancata soddisfazione dei creditori, dovuta a una liquidità inferiore alle attese, giustifica la risoluzione a prescindere da una colpa specifica del debitore, poiché la funzione primaria del concordato è tutelare i creditori.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Risoluzione Concordato Preventivo: L’Inadempimento Oggettivo Prevale sulla Colpa del Debitore

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di crisi d’impresa: la risoluzione concordato preventivo può essere dichiarata per il semplice fatto oggettivo dell’inadempimento, anche se non vi è una colpa diretta del debitore. Questa decisione chiarisce che la finalità principale del concordato è la soddisfazione dei creditori, un obiettivo che prevale sulle giustificazioni addotte dall’impresa inadempiente.

I Fatti di Causa

Una società a responsabilità limitata aveva ottenuto l’omologazione di un piano di concordato preventivo che prevedeva la prosecuzione dell’attività e il pagamento dei creditori. In particolare, i creditori chirografari avrebbero dovuto ricevere il 14% dei loro crediti entro una data stabilita, grazie ai proventi derivanti dalla liquidazione di un magazzino e dall’incasso di un credito garantito da ipoteca su un immobile di terzi.

Tuttavia, alla scadenza, la liquidità necessaria non era disponibile. I ricavi dalla vendita del magazzino erano stati molto inferiori alle previsioni e il credito ipotecario non era stato incassato. Di conseguenza, una banca creditrice ha richiesto al Tribunale la risoluzione del concordato.

La società debitrice si è opposta, sostenendo che l’inadempimento fosse colpa degli stessi istituti di credito. A suo dire, le banche, pur avendo approvato il piano, avevano avviato azioni esecutive e revocatorie sull’immobile ipotecato, ostacolandone la vendita e impedendo di reperire i fondi necessari. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto le difese della società, confermando la risoluzione del concordato. La questione è così giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Questione della risoluzione concordato preventivo

Il cuore della controversia verteva sulla possibilità di attribuire l’inadempimento del piano concordatario a cause non imputabili al debitore, in particolare alla condotta dei creditori. La società ricorrente sosteneva che le azioni legali intraprese dalle banche avessero reso impossibile adempiere agli obblighi assunti, configurando una causa di forza maggiore o un fatto del creditore che escludeva la propria responsabilità.

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere se, ai fini della risoluzione, sia necessaria la prova della colpa del debitore o se sia sufficiente il mero dato oggettivo della mancata esecuzione delle prestazioni promesse nel piano omologato. Questo interrogativo è cruciale perché definisce la natura stessa del concordato preventivo e il bilanciamento tra gli interessi del debitore in crisi e quelli della massa dei creditori.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente le decisioni dei giudici di merito. Il ragionamento dei giudici si fonda su un principio cardine: il concordato preventivo non è un contratto sinallagmatico ordinario, ma un istituto con finalità pubblicistiche, mirato a comporre la crisi d’impresa nell’interesse primario dei creditori.

La Corte ha chiarito che, una volta omologato il piano, l’obiettivo è la sua concreta attuazione. L’articolo 186 della legge fallimentare prevede la risoluzione del concordato quando le garanzie promesse non si costituiscono o quando il proponente non adempie regolarmente agli obblighi derivanti dal concordato. La valutazione decisiva, secondo la Corte, è l’oggettivo venir meno della funzione del concordato, che è quella di soddisfare i creditori nella misura e nei tempi promessi.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva correttamente individuato la causa dell’inadempimento nel mancato introito dalla liquidazione del magazzino e nell’assenza di ricavi alternativi. Questi elementi, oggettivi e incontestati, rendevano impossibile il pagamento dei creditori chirografari. La Corte ha sottolineato che non era stata fornita alcuna prova certa che la vendita dell’immobile ipotecato, se anche fosse avvenuta, avrebbe potuto coprire l’ammanco di liquidità.

In sostanza, la Cassazione ha affermato che la risoluzione concordato preventivo prescinde da profili di colpa del debitore. Ciò che conta è il risultato: se i creditori non vengono soddisfatti come previsto dal piano, il concordato fallisce nel suo scopo e deve essere risolto, aprendo la strada alla dichiarazione di fallimento.

Conclusioni

La decisione in esame rafforza la tutela del ceto creditorio nelle procedure di concordato preventivo. Stabilisce che le promesse fatte dal debitore nel piano non sono mere dichiarazioni d’intenti, ma obbligazioni giuridiche il cui inadempimento oggettivo comporta conseguenze drastiche. Le imprese che accedono a questa procedura devono formulare piani realistici e sostenibili, poiché non potranno, in seguito, giustificare il mancato pagamento adducendo difficoltà o la condotta di terzi, inclusi i creditori. Per i creditori, questa sentenza rappresenta una garanzia che l’istituto del concordato non può essere utilizzato per procrastinare indefinitamente il soddisfacimento dei loro diritti.

Un concordato preventivo può essere risolto anche se l’inadempimento non è dovuto a colpa del debitore?
Sì, la Corte di Cassazione ha affermato che il concordato deve essere risolto quando viene meno la sua funzione di soddisfare i creditori nella misura promessa. L’inadempimento oggettivo è sufficiente, a prescindere da eventuali profili di colpa del debitore.

Le azioni legali dei creditori possono giustificare l’inadempimento del debitore?
No, nel caso specifico la Corte ha ritenuto che l’inadempimento non fosse causato dalle azioni dei creditori, ma dal mancato realizzo della liquidità prevista dalla vendita di altri beni (il magazzino) e dall’assenza di ricavi alternativi. La condotta dei creditori non è stata considerata la causa determinante del fallimento del piano.

Qual è la causa principale che ha portato alla risoluzione del concordato in questa vicenda?
La causa principale è stata l’oggettiva e incontestata impossibilità di pagare i creditori chirografari nella misura del 14% entro il termine previsto, a causa della mancanza di liquidità derivante sia dai ricavi deludenti della liquidazione del magazzino sia dalla mancanza di altre fonti di reddito per coprire tale ammanco.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati