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Risarcimento danni microlesioni: la guida completa

Il Tribunale di Venezia ha affrontato un caso di risarcimento danni microlesioni subito da una donna investita da uno scooter elettrico in un mercato. La sentenza chiarisce l’importanza del nesso causale, escludendo il ristoro per interventi chirurgici derivanti da patologie pregresse del danneggiato e limitando il risarcimento alle lesioni effettivamente riconducibili al sinistro, quantificate tramite CTU come danno biologico permanente al 3-4%.

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Pubblicato il 6 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Risarcimento danni microlesioni: il nesso causale e la responsabilità civile

Il tema del risarcimento danni microlesioni rappresenta una delle aree più dibattute del diritto civile contemporaneo. Una recente sentenza del Tribunale di Venezia offre spunti fondamentali per comprendere come i giudici valutino l’incidenza delle patologie pregresse sulla liquidazione del danno e come venga accertata la responsabilità in contesti quotidiani, come un mercato rionale.

Il caso: investimento in un’area commerciale

La vicenda trae origine da un incidente verificatosi all’interno di un mercato coperto. Una donna, mentre osservava la merce presso un banco, è stata investita da uno scooter elettrico per disabili. Il conducente, avendo perso il controllo del mezzo a causa di un guasto o di una manovra errata, ha schiacciato la gamba della vittima contro una struttura metallica.

A seguito dell’evento, la danneggiata ha citato in giudizio gli eredi del conducente (nel frattempo deceduto) e la relativa compagnia assicuratrice, richiedendo un risarcimento inizialmente quantificato in oltre 250.000 euro. La pretesa si basava sulla convinzione che l’urto avesse reso necessario un successivo intervento di artroprotesi al ginocchio.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la domanda della ricorrente. Se da un lato la responsabilità del conducente è stata confermata dalle testimonianze raccolte (che hanno descritto la perdita di controllo del mezzo), dall’altro il quantum risarcitorio è stato drasticamente ridimensionato.

Il fulcro della decisione ha riguardato il cosiddetto nesso di causalità. La compagnia assicuratrice ha infatti eccepito che l’intervento chirurgico al ginocchio non fosse conseguenza del sinistro, ma l’esito di un quadro artrosico degenerativo preesistente. Il giudice ha quindi nominato un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per dirimere la questione medica.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sugli esiti della consulenza medico-legale. Il CTU ha escluso che l’intervento di protesi fosse riconducibile all’investimento. Attraverso l’analisi comparata della documentazione sanitaria, è emerso che il quadro degenerativo della paziente era di vecchia data e non aveva subito modifiche strutturali a causa dell’urto.

In applicazione dell’articolo 139 del Codice delle Assicurazioni Private, il danno è stato dunque inquadrato nell’alveo delle microlesioni. È stata accertata un’invalidità permanente del 3-4%, oltre a un periodo di inabilità temporanea. Il giudice ha inoltre ribadito che il danno morale, inteso come sofferenza interiore, deve essere oggetto di separata valutazione quando provato, ma nel caso di specie è stato ricompreso nella personalizzazione della liquidazione tabellare.

Le conclusioni

Le conclusioni del provvedimento hanno portato alla condanna dei convenuti in solido al pagamento di circa 14.000 euro totali a titolo di risarcimento danni microlesioni. Poiché la compagnia assicuratrice aveva già versato un acconto di oltre 8.000 euro prima della causa, l’importo residuo da corrispondere è stato fissato in circa 5.200 euro.

Questa sentenza conferma un orientamento rigoroso: il danneggiato ha diritto al ristoro integrale solo per le conseguenze dirette e immediate dell’illecito. Le patologie croniche o pregresse, seppur presenti al momento del sinistro, non possono essere poste a carico del responsabile se non vi è prova che l’incidente ne abbia causato un effettivo e documentabile aggravamento.

Cosa succede se un incidente aggrava una patologia già esistente?
Il risarcimento è limitato esclusivamente alla quota di danno direttamente causata dal sinistro, escludendo gli esiti che derivano dalla naturale evoluzione di patologie preesistenti non influenzate dall’evento.

Come viene provato il risarcimento danni microlesioni in tribunale?
La prova si basa principalmente sulla Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), che valuta clinicamente la lesione e stabilisce la percentuale di invalidità permanente e i giorni di inabilità temporanea.

Chi risponde dei danni se il responsabile del sinistro muore?
L’obbligazione risarcitoria si trasferisce agli eredi del responsabile, i quali rispondono in solido con l’impresa di assicurazione nei limiti dei massimali di polizza e delle quote ereditarie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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