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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio

Un’Azienda Sanitaria, dopo aver impugnato in Cassazione una condanna al risarcimento danni per omessa graduazione delle funzioni dirigenziali, ha presentato una rinuncia al ricorso. Accettata dalla controparte, la Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio, senza statuire sulle spese legali.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Come e Perché si Estingue un Giudizio

La rinuncia al ricorso è un istituto processuale che consente alla parte che ha promosso un’impugnazione di porre fine al giudizio prima che la Corte si pronunci sul merito. L’ordinanza n. 28235/2023 della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come questo strumento funzioni e quali siano le sue conseguenze, in particolare riguardo all’estinzione del processo e alla gestione delle spese legali.

I fatti del caso: il risarcimento per omessa graduazione delle funzioni

La vicenda trae origine da una controversia di diritto del lavoro. Gli eredi di un dirigente medico avevano citato in giudizio l’Azienda Sanitaria presso cui il loro congiunto aveva lavorato. Il motivo della causa era la richiesta di risarcimento del danno derivante dall’inadempimento dell’Azienda ai suoi obblighi contrattuali. Nello specifico, l’ente non aveva mai provveduto alla graduazione delle funzioni dirigenziali e alla relativa ‘pesatura’ degli incarichi. Queste procedure erano necessarie per determinare correttamente la parte variabile dell’indennità di posizione spettante al dirigente. Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione agli eredi, condannando l’Azienda Sanitaria a risarcire il danno, quantificato in un importo mensile per il periodo contestato.

L’impugnazione in Cassazione e la rinuncia al ricorso

Sentendosi ingiustamente condannata, l’Azienda Sanitaria aveva deciso di impugnare la sentenza d’appello, presentando ricorso presso la Corte di Cassazione e affidando la propria difesa a due motivi di diritto. Gli eredi del dirigente si erano costituiti in giudizio per resistere all’impugnazione. Tuttavia, prima che la Corte potesse esaminare il caso nella camera di consiglio, si è verificato un colpo di scena processuale: l’Azienda Sanitaria ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Questo atto è stato formalmente accettato dagli eredi, i controricorrenti. Di fronte a questa situazione, la Corte non ha potuto fare altro che prenderne atto e agire di conseguenza.

Le motivazioni della Corte: estinzione e spese

La decisione della Suprema Corte si fonda su precise norme del codice di procedura civile.

Il Collegio ha innanzitutto verificato la ritualità della rinuncia, constatando che era stata redatta secondo le forme previste dall’art. 390 del codice di procedura civile. L’elemento cruciale, però, è stata l’accettazione da parte dei controricorrenti. Questo ha fatto scattare il meccanismo previsto dall’art. 391 c.p.c., che impone al giudice di dichiarare l’estinzione del giudizio.

Una conseguenza diretta e importante riguarda le spese legali. L’art. 391, comma 4, c.p.c. stabilisce che, quando la rinuncia viene accettata dalle altre parti, il rinunciante non è tenuto a rimborsare le spese, a meno che non sia stato diversamente pattuito. Poiché nel caso di specie la rinuncia è stata accettata personalmente, la Corte non ha emesso alcuna statuizione sulle spese.

Infine, la Corte ha chiarito perché non fosse applicabile la sanzione del cosiddetto ‘doppio contributo unificato’, prevista dall’art. 13, comma 1-quater del d.P.R. 115/2002. Tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non in caso di estinzione del giudizio per rinuncia.

Le conclusioni: implicazioni pratiche della decisione

L’ordinanza in esame conferma un principio fondamentale della procedura civile: la volontà delle parti può determinare la fine del processo. La rinuncia al ricorso, se accettata, è uno strumento efficace per chiudere una controversia in Cassazione senza attendere una decisione sul merito, che potrebbe essere incerta. Questa scelta può derivare da una rivalutazione delle possibilità di successo, da un accordo transattivo raggiunto tra le parti o da altre considerazioni strategiche. La principale implicazione pratica, come evidenziato dalla Corte, è che l’accettazione della rinuncia neutralizza la condanna alle spese, rendendo la chiusura del contenzioso economicamente vantaggiosa per il rinunciante.

Cosa succede se una parte presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione?
Se la parte che ha promosso il ricorso presenta un atto di rinuncia, e questo viene accettato dalle altre parti, la Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio. Il processo si conclude senza una decisione sul merito della questione.

In caso di rinuncia al ricorso accettata, chi paga le spese legali?
Secondo l’art. 391, comma 4, del codice di procedura civile, se la rinuncia è accettata dalle altre parti, la parte che rinuncia non è tenuta al pagamento delle spese legali del giudizio di Cassazione, salvo diverso accordo tra le parti stesse.

La sanzione del ‘doppio contributo unificato’ si applica in caso di estinzione del giudizio per rinuncia?
No. La Corte ha specificato che le condizioni per l’applicazione di tale sanzione (prevista dall’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002) non sussistono in caso di estinzione. Essa si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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