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Rinuncia al ricorso: niente condanna alle spese

Una banca aveva impugnato un decreto del Tribunale che rigettava la sua istanza di rimessione in termini. In Cassazione, la stessa banca ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, specificando che in caso di rinuncia accettata, non si applica né la condanna alle spese né il raddoppio del contributo unificato.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso: Conseguenze su Spese e Contributo Unificato

La rinuncia al ricorso è un atto processuale che può chiudere definitivamente una controversia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce in modo inequivocabile le conseguenze di tale scelta, in particolare per quanto riguarda la condanna alle spese e l’obbligo del cosiddetto “raddoppio del contributo unificato”. Vediamo nel dettaglio la vicenda e i principi affermati dai giudici.

I Fatti del Caso

La controversia trae origine da un’impugnazione presentata da un istituto di credito avverso un decreto del Tribunale di Napoli. Quest’ultimo aveva rigettato l’istanza della banca per essere rimessa in termini per il deposito cartaceo di un ricorso, a seguito dell’esito negativo del precedente deposito telematico. Il Tribunale aveva quindi dichiarato inammissibile il ricorso della banca.

Contro tale decisione, l’istituto di credito ha proposto ricorso per cassazione. Tuttavia, prima della discussione, la stessa banca ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, che è stato formalmente accettato dal curatore del fallimento controparte.

La Decisione della Corte sulla Rinuncia al Ricorso

Preso atto della rinuncia e della relativa accettazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio. La decisione si fonda sull’applicazione diretta delle norme del codice di procedura civile che disciplinano la materia, confermando un orientamento consolidato.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha basato la propria pronuncia su due principi cardine, strettamente legati agli effetti della rinuncia al ricorso.

In primo luogo, i giudici hanno richiamato l’articolo 390 del codice di procedura civile, che prevede appunto l’estinzione del processo in caso di rinuncia. L’aspetto cruciale, tuttavia, risiede nelle conseguenze economiche di tale atto. Ai sensi dell’articolo 391, comma 4, del c.p.c., l’accettazione della rinuncia da parte della controparte esclude la condanna del rinunciante al pagamento delle spese processuali. L’accettazione, infatti, manifesta il disinteresse della parte intimata alla prosecuzione del giudizio e alla pronuncia di una decisione nel merito.

In secondo luogo, la Corte ha affrontato la questione del raddoppio del contributo unificato. Si tratta di una misura, prevista dall’articolo 13, comma 1-quater, del d.P.R. 115/2002, che impone alla parte la cui impugnazione sia stata respinta integralmente, o dichiarata inammissibile o improcedibile, di versare un ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso. La Cassazione ha ribadito con fermezza che questa norma ha carattere eccezionale e sanzionatorio. Pertanto, non è suscettibile di interpretazione estensiva o analogica. La sua applicazione è limitata tassativamente ai soli casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità. La rinuncia al ricorso, portando all’estinzione del giudizio, non rientra in nessuna di queste ipotesi e, di conseguenza, non fa scattare l’obbligo del versamento aggiuntivo.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Rinuncia al Ricorso

L’ordinanza in esame offre un’importante conferma per gli operatori del diritto. La scelta di rinunciare a un ricorso, se seguita dall’accettazione della controparte, si rivela una strategia processuale efficace per porre fine a una lite senza subire ulteriori aggravi economici. La decisione chiarisce che l’estinzione del giudizio per rinuncia accettata neutralizza due delle principali conseguenze negative di un esito sfavorevole dell’impugnazione: la condanna al pagamento delle spese legali della controparte e l’obbligo di versare un ulteriore contributo unificato. Questo consolida la rinuncia come uno strumento di definizione del contenzioso che, in determinate circostanze, può risultare vantaggioso per la parte che decide di non proseguire nell’azione legale.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso e la controparte accetta la rinuncia?
Il giudizio si estingue, ovvero si conclude senza una decisione sul merito della questione.

La parte che rinuncia al ricorso deve pagare le spese legali della controparte?
No, se la rinuncia viene accettata dalla controparte. In questo caso, l’accettazione esclude la condanna alle spese a carico del rinunciante, come previsto dall’art. 391, comma 4, c.p.c.

In caso di rinuncia al ricorso si deve pagare il doppio del contributo unificato?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione, e non in caso di estinzione del giudizio per rinuncia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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