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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese di giudizio.

A seguito di una controversia di lavoro per straordinari non pagati, la società ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del processo, precisando che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato e non vi è condanna alle spese se l’intimato non ha svolto attività difensiva.

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Rinuncia al ricorso: cosa succede in Cassazione?

Nell’ambito della giustizia civile, non tutti i procedimenti che giungono dinanzi alla Suprema Corte si concludono con una valutazione dei motivi di impugnazione. Esistono infatti istituti processuali che permettono alle parti di chiudere il contenzioso anzitempo. Tra questi, la rinuncia al ricorso rappresenta una scelta consapevole del ricorrente che produce effetti determinanti sia sulla validità del giudizio che sugli oneri economici derivanti dalla lite.

Fatti della controversia

Il caso ha origine da una domanda giudiziale proposta da un lavoratore dipendente di un supermercato, volta a ottenere il pagamento di somme dovute a titolo di lavoro straordinario. Il tribunale di primo grado aveva accolto parzialmente le richieste, condannando il datore di lavoro al pagamento di oltre ventiquattromila euro. Successivamente, la Corte d’Appello aveva riformato parzialmente la sentenza, elevando l’importo dovuto a oltre quarantunomila euro.

Contro tale decisione, la società datrice di lavoro aveva inizialmente proposto ricorso per cassazione basato su tre motivi. Tuttavia, prima che la Corte potesse pronunciarsi nel merito, la società ricorrente ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia agli atti del giudizio.

Decisione della Suprema Corte

Il Collegio, preso atto della documentazione depositata, ha verificato la regolarità della dichiarazione di rinuncia. Poiché tale atto è stato compiuto nel rispetto delle forme previste dal Codice di Procedura Civile, la Corte ha dichiarato l’estinzione del processo. Un punto fondamentale della decisione ha riguardato la gestione delle spese di lite: dato che il lavoratore intimato non aveva svolto alcuna attività difensiva in sede di legittimità, i giudici non hanno disposto alcuna condanna alle spese a carico della società.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla stretta applicazione dell’art. 390 c.p.c., il quale stabilisce che la rinuncia al ricorso comporta l’estinzione del processo. Un aspetto di grande rilievo pratico sottolineato dai giudici riguarda il versamento del contributo unificato. La legge prevede che, in caso di rigetto integrale o di inammissibilità dell’impugnazione, il ricorrente debba versare un ulteriore importo pari a quello già pagato (il cosiddetto raddoppio). Tuttavia, la Corte ha ribadito che questa sanzione non si applica nell’ipotesi di estinzione del processo per rinuncia, in quanto il testo normativo fa riferimento solo agli esiti negativi di merito o procedurali (rigetto o inammissibilità), e non alla chiusura volontaria del giudizio. Questa interpretazione si allinea con i precedenti orientamenti della giurisprudenza di legittimità.

Le conclusioni

In conclusione, la rinuncia al ricorso si conferma uno strumento processuale utile per interrompere un’azione giudiziaria senza incorrere in ulteriori penalità economiche, come il raddoppio del contributo unificato. Il provvedimento chiarisce che l’estinzione per volontà delle parti tutela il ricorrente da oneri fiscali aggiuntivi, fermo restando che la regolamentazione delle spese legali dipenderà sempre dall’eventuale attività difensiva svolta dalla controparte. In questo caso specifico, l’assenza di resistenza da parte del lavoratore ha permesso alla società di chiudere la pendenza senza ulteriori esborsi per il giudizio di cassazione.

Cosa accade se il ricorrente decide di rinunciare al ricorso in Cassazione?
La Corte prende atto della volontà della parte e dichiara l’estinzione del processo senza esaminare i motivi del ricorso, ponendo fine alla lite.

Si deve pagare il raddoppio del contributo unificato in caso di estinzione?
No, il raddoppio del contributo unificato è previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, non per l’estinzione dovuta a rinuncia.

Chi paga le spese legali se il processo si estingue per rinuncia?
In genere il rinunciante deve rimborsare le spese, ma se la controparte non ha svolto alcuna difesa nel giudizio, come in questo caso, la Corte non dispone alcuna condanna.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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