LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rinuncia al ricorso: estinzione del processo

A seguito della rinuncia al ricorso da parte di una lavoratrice, accettata dall’azienda dopo un accordo transattivo, la Cassazione ha dichiarato estinto il processo del lavoro. La decisione chiarisce che, in questi casi, le spese legali sono regolate dall’accordo privato e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso: Come un Accordo Transattivo Estingue il Processo in Cassazione

L’istituto della rinuncia al ricorso rappresenta un meccanismo fondamentale nel nostro ordinamento processuale, consentendo alle parti di porre fine a una controversia giudiziaria in modo consensuale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17505/2024, offre un chiaro esempio di come tale istituto operi in pratica, specialmente quando è il risultato di un accordo transattivo raggiunto tra le parti. Questo provvedimento chiarisce gli effetti dell’estinzione del processo sulle spese legali e sul contributo unificato.

I Fatti del Caso: dal Tribunale alla Cassazione

La vicenda trae origine da una controversia di lavoro tra una dipendente e la sua azienda. Dopo una prima decisione del Tribunale, il caso era giunto dinanzi alla Corte di Appello di Roma, che aveva rigettato il gravame della lavoratrice con la sentenza n. 4576/2018.

Non soddisfatta della decisione di secondo grado, la lavoratrice aveva deciso di proseguire la battaglia legale, proponendo ricorso per cassazione. La società, a sua volta, si era costituita in giudizio depositando un controricorso per difendere le proprie ragioni.

La Svolta: Accordo Transattivo e la Rinuncia al Ricorso

Durante la pendenza del giudizio dinanzi alla Suprema Corte, le parti hanno trovato un punto d’incontro. Hanno sottoscritto una scrittura privata transattiva, un accordo con cui hanno risolto bonariamente la loro controversia, regolando anche l’aspetto delle spese legali sostenute fino a quel momento.

In conseguenza di tale accordo, la lavoratrice ha formalmente depositato un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. A stretto giro, la società ha depositato un atto di adesione, accettando espressamente la rinuncia della controparte. Questo passaggio è cruciale, poiché l’accettazione rende la rinuncia pienamente efficace.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, ha preso atto della volontà concorde delle parti di porre fine al giudizio. I giudici hanno verificato che l’atto di rinuncia fosse rituale e conforme ai requisiti previsti dall’art. 390 del codice di procedura civile. Essendo stato formulato in modo inequivocabile e, soprattutto, accettato espressamente dalla parte controricorrente, la Corte non ha potuto fare altro che applicare l’effetto previsto dalla legge.

Ai sensi dell’art. 391 del codice di procedura civile, la rinuncia accettata produce l’estinzione del processo. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio di cassazione. Per quanto riguarda le spese processuali, i giudici hanno specificato che non era necessario pronunciarsi, poiché le parti le avevano già regolate autonomamente nel loro accordo transattivo, come previsto dal quarto comma dello stesso art. 391 c.p.c.

Infine, la Corte ha chiarito un ulteriore punto importante: l’estinzione del processo per rinuncia non fa scattare l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato (il cosiddetto ‘raddoppio del contributo’). Tale obbligo, infatti, sussiste solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non in caso di estinzione.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Decisione

Questa ordinanza ribadisce l’importanza e l’efficacia degli accordi transattivi come strumento di risoluzione delle controversie. La decisione dimostra come la volontà delle parti, se correttamente formalizzata in un atto di rinuncia e accettazione, prevalga sulla prosecuzione del contenzioso, portando a una chiusura rapida e definitiva del processo. Gli effetti pratici sono significativi: le parti evitano i tempi e i costi di un’ulteriore fase processuale, regolano autonomamente le spese legali e non incorrono nel pagamento di sanzioni processuali come il raddoppio del contributo unificato. La rinuncia al ricorso si conferma, quindi, uno strumento processuale efficiente per dare esecuzione a un accordo raggiunto fuori dalle aule di giustizia.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione?
Se la rinuncia viene accettata dalla controparte, il processo si estingue. La Corte di Cassazione non entra nel merito della questione ma si limita a dichiarare la fine del procedimento.

In caso di rinuncia al ricorso, chi paga le spese legali?
Se la rinuncia è conseguenza di un accordo tra le parti che regola anche le spese, la Corte non emette alcuna condanna. Le spese vengono gestite secondo quanto stabilito nell’accordo privato.

Se il processo si estingue per rinuncia, si deve pagare il doppio del contributo unificato?
No. L’ordinanza chiarisce che l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato non sussiste quando il processo si estingue, poiché tale sanzione è prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati