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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di Cassazione

Un’Azienda Sanitaria, dopo essere stata condannata a risarcire una dirigente medica, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha formalizzato la rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese, dato l’accordo tra le parti.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: la Cassazione chiarisce le conseguenze

La rinuncia al ricorso è un atto processuale che può chiudere definitivamente una controversia legale anche quando questa è giunta al suo ultimo grado di giudizio. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha ribadito le conseguenze di tale atto, in particolare per quanto riguarda l’estinzione del processo e la regolamentazione delle spese legali. Vediamo nel dettaglio il caso e la decisione dei giudici.

I fatti del caso

La vicenda trae origine da una controversia di diritto del lavoro. Una dirigente medica aveva citato in giudizio l’Azienda Sanitaria Provinciale di appartenenza, chiedendo il risarcimento del danno per la mancata graduazione delle sue funzioni dirigenziali. Tale omissione, secondo la professionista, le aveva impedito di percepire la componente variabile dell’indennità di posizione per un determinato periodo.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione alla dirigente, condannando l’Azienda Sanitaria al pagamento di una somma a titolo di risarcimento. Insoddisfatta della decisione, l’Azienda Sanitaria aveva deciso di proseguire la battaglia legale, proponendo ricorso per Cassazione.

La svolta processuale: la rinuncia al ricorso

Quando il caso era ormai pendente dinanzi alla Suprema Corte, è intervenuto un fatto nuovo e decisivo. L’Azienda Sanitaria, tramite i suoi legali, ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. Questo significa che ha manifestato la volontà di non voler più proseguire nel giudizio di legittimità.

Successivamente, la dirigente medica, la cosiddetta controricorrente, ha depositato un atto di accettazione della rinuncia. Questo passaggio è fondamentale perché, come vedremo, determina specifiche conseguenze sulle spese processuali.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, presa visione degli atti, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. Le motivazioni della sua decisione si basano su precise norme procedurali:

1. Ritualità della rinuncia: La Corte ha verificato che la rinuncia fosse stata presentata nelle forme prescritte dalla legge (art. 390 del codice di procedura civile, come modificato dal D.lgs. n. 149/2022). Essendo l’atto formalmente corretto, era idoneo a produrre i suoi effetti.

2. Effetto dell’accettazione sulle spese: L’art. 391, comma 4, del codice di procedura civile stabilisce che, se la rinuncia viene accettata dalla controparte, il giudice non deve pronunciarsi sulle spese. Le parti, in sostanza, si accordano autonomamente sulla loro gestione. L’accettazione della dirigente medica ha quindi impedito alla Corte di emettere una statuizione sulle spese di lite.

3. Inapplicabilità del ‘doppio contributo unificato’: La Corte ha inoltre chiarito che non sussistevano i presupposti per applicare l’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115/2002. Questa norma prevede il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato a carico della parte che ha perso l’impugnazione. Tuttavia, come confermato da precedente giurisprudenza (Cass. n. 19560/2015), tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, improponibilità o inammissibilità del ricorso, e non quando il giudizio si estingue per rinuncia.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un chiaro esempio di come una lite giudiziaria possa concludersi senza una decisione sul merito, ma attraverso un atto dispositivo delle parti. La rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, costituisce lo strumento processuale per porre fine in modo definitivo e concordato a un contenzioso, anche in Cassazione. La decisione sottolinea l’importanza della corretta formalizzazione degli atti e chiarisce le implicazioni procedurali, in particolare l’automatica estinzione del giudizio e la deroga all’obbligo del giudice di provvedere sulle spese di lite e sul raddoppio del contributo unificato. Questo meccanismo incentiva le parti a trovare soluzioni extragiudiziali, alleggerendo il carico dei tribunali.

Cosa succede quando una parte rinuncia al ricorso in Cassazione?
Se la rinuncia è presentata nelle forme corrette, la Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio, ponendo fine al processo.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia al ricorso accettata dalla controparte?
Secondo l’ordinanza, se la rinuncia è accettata dalla parte avversaria, il giudice non emette alcuna decisione sulle spese. Ciò implica che le parti hanno regolato la questione privatamente, probabilmente tramite un accordo transattivo.

La parte che rinuncia al ricorso deve pagare il cosiddetto ‘doppio contributo unificato’?
No. La Corte ha specificato che l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improponibilità del ricorso, non in caso di estinzione del giudizio per rinuncia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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