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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio

Una società, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per il pagamento di una fornitura, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, chiarendo che, in assenza di costituzione della controparte, non vi è condanna alle spese né l’obbligo di versare il doppio del contributo unificato.

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Rinuncia al ricorso: effetti sull’estinzione del giudizio e sulle spese

La rinuncia al ricorso è un istituto processuale che consente a una parte di porre fine a un giudizio di impugnazione da essa stessa avviato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce in modo puntuale le conseguenze di tale atto, in particolare per quanto riguarda le spese legali e il versamento del contributo unificato raddoppiato. Analizziamo la vicenda per comprendere le implicazioni pratiche di questa decisione.

I Fatti del Caso: Una Disputa Commerciale

La controversia nasce da un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Bassano del Grappa, con cui una società fornitrice di materiale ferroso (‘Società Alfa’) otteneva l’ordine di pagamento di oltre 270.000 euro nei confronti di una sua cliente (‘Società Beta’).

La Società Beta si opponeva al decreto, sostenendo di vantare un controcredito di circa 150.000 euro, derivante da somme falsamente contabilizzate dal proprio agente di commercio. Tuttavia, sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello di Venezia rigettavano le sue difese, confermando l’obbligo di pagamento.

Il Ricorso in Cassazione e le Sue Motivazioni

Non soddisfatta, la Società Beta proponeva ricorso per cassazione, basandolo su un unico motivo: la violazione e falsa applicazione degli articoli 1377 e 1465 del Codice Civile. Secondo la ricorrente, la Corte d’Appello aveva erroneamente applicato il principio res perit domino in un caso di vendita di massa di cose, affermando che la proprietà si trasferisce con il semplice consenso. Di conseguenza, il compratore sarebbe tenuto a pagare il prezzo anche se i beni fossero andati perduti prima della consegna per cause non imputabili al venditore. Questo era il cuore della questione legale portata all’attenzione della Suprema Corte.

La Svolta Processuale: La Rinuncia al Ricorso

Prima che la Corte potesse decidere nel merito, si è verificato un colpo di scena processuale: la Società Beta ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Questo atto unilaterale ha cambiato radicalmente il corso del procedimento, spostando l’attenzione dalla questione di diritto sostanziale alle conseguenze puramente procedurali.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, preso atto della rinuncia, non è entrata nel merito della violazione degli artt. 1377 e 1465 c.c., ma ha applicato le norme che regolano la chiusura del processo. In base al combinato disposto degli articoli 390 e 391 del Codice di Procedura Civile, la rinuncia comporta l’estinzione del giudizio.

La Corte ha inoltre affrontato due aspetti economici cruciali:

1. Spese di Giudizio: Poiché la Società Alfa (la controparte) non si era costituita nel giudizio di Cassazione, la Corte ha stabilito che non era necessario regolare le spese processuali. La regola generale prevede che il rinunciante paghi le spese, ma ciò presuppone che la controparte le abbia sostenute e ne chieda la liquidazione, cosa impossibile se non è parte attiva del processo.

2. Contributo Unificato Raddoppiato: L’articolo 13, comma 1-quater, del d.P.R. 115/2002 prevede che la parte il cui ricorso è stato respinto integralmente o dichiarato inammissibile o improcedibile debba versare un ulteriore importo pari al contributo unificato già pagato. La Corte ha chiarito che questa norma non si applica in caso di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. La rinuncia è un atto volontario che previene una pronuncia sul merito o sulla procedibilità, escludendo quindi l’applicazione della sanzione.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre un importante chiarimento pratico sulle conseguenze della rinuncia al ricorso in Cassazione. La decisione di rinunciare, sebbene ponga fine alle speranze di ottenere una riforma della sentenza impugnata, può rappresentare una strategia per limitare i costi. In particolare, si evitano sia la possibile condanna alle spese legali della controparte (specialmente se non costituita) sia il pagamento del raddoppio del contributo unificato, un onere economico significativo previsto per i casi di soccombenza piena.

Cosa comporta la rinuncia al ricorso per cassazione?
La rinuncia al ricorso comporta l’estinzione del giudizio di legittimità, ovvero la sua chiusura definitiva senza che la Corte di Cassazione emetta una decisione sul merito della questione.

In caso di rinuncia, chi paga le spese legali se la controparte non si è costituita in giudizio?
Se la controparte (intimata) non si è costituita nel giudizio di Cassazione, non vi è alcuna regolamentazione delle spese. Il rinunciante, quindi, non viene condannato al pagamento delle spese legali a favore della controparte, poiché quest’ultima non ha svolto attività difensiva in quella sede.

La parte che rinuncia al ricorso deve pagare il doppio del contributo unificato?
No. L’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato non si applica in caso di estinzione del giudizio per rinuncia, poiché tale sanzione è prevista solo per i casi di rigetto integrale, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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