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Rinuncia al ricorso: conseguenze sulle spese legali

Una società informatica, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in una causa di lavoro, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio e, in assenza di accettazione della rinuncia da parte del lavoratore, ha condannato la società a rimborsare le spese legali della controparte, applicando il principio di causalità.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Chi Paga le Spese?

La decisione di presentare una rinuncia al ricorso in Corte di Cassazione è una mossa processuale che pone fine al giudizio di legittimità. Tuttavia, come chiarisce l’ordinanza n. 33551/2023, questa scelta non è priva di conseguenze, soprattutto per quanto riguarda la ripartizione delle spese legali. La Corte, infatti, applica un principio fondamentale: chi dà causa al processo, ne paga i costi.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da una controversia di diritto del lavoro. Un dipendente aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per una somma considerevole a titolo di retribuzioni non pagate, a seguito di una precedente sentenza che aveva dichiarato nulla la cessione del ramo d’azienda in cui era impiegato.

La società datrice di lavoro si era opposta al decreto ingiuntivo, ma sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione al lavoratore. Di fronte a questa doppia soccombenza, la società aveva deciso di tentare l’ultima carta, proponendo ricorso per cassazione. Tuttavia, in un momento successivo, la stessa società ha notificato alla controparte un atto di rinuncia al ricorso, chiedendo la compensazione delle spese.

La Rinuncia al Ricorso e il suo impatto sulle Spese

Il lavoratore non ha formalmente accettato la rinuncia. Questo dettaglio è cruciale per comprendere la decisione della Corte. In base all’art. 390 c.p.c., la rinuncia è un atto unilaterale che, per essere efficace nel giudizio di Cassazione, richiede solo la notifica alla controparte, senza necessità di accettazione.

L’effetto principale della rinuncia è l’estinzione del giudizio. Il provvedimento impugnato diventa definitivo, come se il ricorso non fosse mai stato presentato. La questione aperta, però, rimaneva quella delle spese legali sostenute dal lavoratore per difendersi in Cassazione.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene l’accettazione della rinuncia non sia necessaria per estinguere il processo, essa è rilevante per la regolamentazione delle spese. L’art. 391 c.p.c. stabilisce infatti che il rinunciante non viene condannato alle spese solo se la controparte accetta la rinuncia.

In assenza di tale accettazione, la Corte deve decidere a chi addebitare i costi del giudizio. A tal fine, si applica il principio di causalità: le spese gravano sulla parte che, con il suo comportamento, ha dato causa al processo. In questo caso, la società, presentando il ricorso, ha ‘costretto’ il lavoratore a sostenere dei costi per difendersi. Di conseguenza, è la stessa società a dover rimborsare tali spese, nonostante la successiva rinuncia.

La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio ma ha condannato la società ricorrente a pagare le spese legali in favore del lavoratore, liquidandole in € 4.000 per compensi, oltre a esborsi e accessori di legge.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre un importante insegnamento pratico: la rinuncia al ricorso in Cassazione è uno strumento efficace per chiudere un contenzioso, ma non garantisce di per sé un’uscita ‘a costo zero’. Se la controparte non accetta la rinuncia (o se l’accettazione non viene formalizzata), il rinunciante sarà molto probabilmente condannato a pagare tutte le spese legali sostenute fino a quel momento dalla parte avversa. È una conseguenza diretta del principio di causalità, che impone a chi avvia un’azione giudiziaria di farsi carico delle sue conseguenze economiche in caso di abbandono.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudizio si estingue, il che significa che il processo si chiude senza una decisione sul merito e la sentenza impugnata diventa definitiva.

La rinuncia al ricorso deve essere accettata dalla controparte per essere efficace?
No, nel giudizio di Cassazione la rinuncia è un atto unilaterale che produce i suoi effetti con la semplice notifica alla controparte, anche senza l’accettazione di quest’ultima.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia al ricorso non accettata dalla controparte?
Le spese legali sono a carico della parte che ha rinunciato al ricorso. La Corte applica il principio di causalità, secondo cui chi ha dato inizio all’impugnazione, costringendo la controparte a difendersi, deve rimborsare i costi sostenuti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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