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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?

La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei debitori. Poiché la società creditrice non ha accettato la rinuncia, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali. La decisione chiarisce che l’estinzione del procedimento esclude l’applicazione del raddoppio del contributo unificato.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: quali conseguenze sulle spese legali?

La decisione di presentare una rinuncia al ricorso in Cassazione è un passo processuale delicato con importanti conseguenze economiche. Un’ordinanza recente della Suprema Corte chiarisce come vengono regolate le spese di giudizio in tale evenienza, specialmente quando la controparte non accetta la rinuncia. Analizziamo insieme questo caso per comprendere le implicazioni pratiche per chi decide di abbandonare un’impugnazione.

I Fatti del Caso: Dalla Opposizione al Ricorso in Cassazione

La vicenda trae origine da un’opposizione a un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un debitore principale e del suo fideiussore per il pagamento di circa 180.000 euro, derivanti da tre diversi contratti di mutuo. I debitori avevano contestato vari aspetti dei contratti, tra cui l’indeterminatezza delle condizioni economiche, l’errata indicazione dell’ISC, l’usurarietà degli interessi e la presenza di anatocismo.

Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello avevano respinto le doglianze dei debitori, confermando la validità delle pretese della banca. Nel frattempo, il credito era stato ceduto a una società specializzata, intervenuta nel giudizio d’appello.

I debitori, non soddisfatti della decisione di secondo grado, proponevano ricorso per Cassazione. La società cessionaria del credito si costituiva in giudizio con un controricorso. Tuttavia, prima della discussione, i ricorrenti depositavano un atto di rinuncia al ricorso.

La Decisione della Cassazione e gli effetti della rinuncia al ricorso

La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. Il punto cruciale della decisione, però, riguarda la gestione delle spese legali. La Corte ha osservato che la parte controricorrente non aveva accettato la rinuncia. Questa mancata accettazione ha un’implicazione diretta sulla ripartizione dei costi.

Di conseguenza, la Corte ha condannato i ricorrenti, in solido, a rimborsare alla società controricorrente le spese del giudizio di legittimità, quantificate in 5.000,00 euro, oltre a rimborso forfettario, esborsi e accessori di legge.

Le Motivazioni: La Disciplina delle Spese di Giudizio

La motivazione della Corte si fonda sull’articolo 391 del codice di procedura civile. Questa norma stabilisce che la parte che rinuncia al ricorso deve rimborsare le spese alla controparte, a meno che non vi sia un diverso accordo tra le parti. L’assenza di un’accettazione della rinuncia da parte della controricorrente ha impedito qualsiasi forma di compensazione delle spese, rendendo automatica la condanna a carico della parte rinunciante.

Un altro aspetto significativo chiarito dall’ordinanza è l’inapplicabilità del cosiddetto ‘raddoppio del contributo unificato’ (previsto dall’art. 13, comma 1-quater, del T.U. sulle spese di giustizia). La Corte, richiamando precedenti orientamenti giurisprudenziali (Cass. n. 34025/2023 e Cass. n. 23175/2015), ha ribadito che tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione. Poiché la rinuncia al ricorso conduce all’estinzione del giudizio, una fattispecie diversa da quelle previste dalla norma, il raddoppio del contributo non è dovuto.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Rinuncia

Questa ordinanza offre un importante monito: la rinuncia al ricorso non è una via d’uscita priva di costi. Se la controparte si è già costituita in giudizio e non accetta la rinuncia, il rinunciante sarà molto probabilmente condannato a pagare le spese legali. È quindi fondamentale valutare attentamente, con il proprio legale, la strategia processuale e i potenziali esiti economici prima di intraprendere o abbandonare un’impugnazione. La decisione evidenzia anche un aspetto positivo per il rinunciante: l’estinzione del giudizio lo mette al riparo dalla sanzione del raddoppio del contributo unificato, un costo aggiuntivo non trascurabile.

Cosa succede se una parte presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudizio viene dichiarato estinto, il che significa che il processo si conclude senza una decisione sul merito della questione.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia al ricorso?
Secondo l’art. 391 cod. proc. civ., la parte che rinuncia al ricorso è tenuta a pagare le spese legali alla controparte, a meno che quest’ultima non accetti la rinuncia e si accordi diversamente. Nel caso di specie, la mancata accettazione ha comportato la condanna dei rinuncianti.

La rinuncia al ricorso comporta il pagamento del doppio del contributo unificato?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che la declaratoria di estinzione del giudizio, che consegue alla rinuncia, esclude l’applicazione della norma che prevede il raddoppio del contributo unificato, poiché questa si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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