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Rinuncia al Ricorso: caso estinto in Cassazione

Una controversia sui rendimenti dei buoni postali fruttiferi giunge in Cassazione dopo due sentenze favorevoli ai risparmiatori. L’istituto emittente, prima della decisione, presenta una rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara l’estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza d’appello senza pronunciarsi nel merito della questione.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso e Buoni Postali: La Cassazione Dichiara l’Estinzione del Processo

L’ordinanza in esame offre un importante spunto di riflessione su un istituto processuale fondamentale: la rinuncia al ricorso. In questo caso, la Suprema Corte di Cassazione non entra nel merito di una complessa questione relativa ai rendimenti dei buoni postali fruttiferi, ma chiude il giudizio dichiarandolo estinto proprio a seguito della decisione del ricorrente di abbandonare l’impugnazione. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le sue implicazioni.

I Fatti di Causa: La Controversia sui Rendimenti

La vicenda ha origine dall’azione legale di due risparmiatori, contitolari di due buoni postali fruttiferi appartenenti alla serie Q/P ed emessi nel 1987. I risparmiatori richiedevano all’istituto emittente il pagamento degli interessi sulla base delle condizioni originariamente stampate sul retro dei titoli.

Il problema nasceva dal fatto che, successivamente alla stampa di quei moduli (relativi alla precedente serie P), un decreto ministeriale del 1986 aveva modificato i tassi di interesse. I buoni emessi successivamente, pur utilizzando i vecchi moduli, venivano timbrati con la nuova serie (in questo caso, Q/P), che secondo l’istituto emittente avrebbe dovuto richiamare le nuove e meno favorevoli condizioni economiche.

Il Percorso Giudiziario: La Doppia Vittoria dei Risparmiatori

Sia in primo grado (Tribunale) che in secondo grado (Corte d’Appello), i giudici hanno dato ragione ai risparmiatori. La Corte d’Appello, in particolare, con una sentenza del 2021, ha respinto l’appello dell’istituto emittente. La motivazione dei giudici di merito si basava su un principio di affidamento e trasparenza contrattuale: poiché i buoni erano stati emessi dopo l’entrata in vigore del decreto ministeriale del 1986, le condizioni riportate materialmente sul titolo prevalevano sulla normativa generale, in quanto rappresentavano la volontà contrattuale manifestata al momento della sottoscrizione.

L’istituto emittente veniva quindi condannato a pagare l’importo calcolato secondo i tassi più alti, oltre agli interessi legali.

La Svolta in Cassazione e la Strategia della Rinuncia al Ricorso

Contro la decisione della Corte d’Appello, l’istituto emittente ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando la violazione delle norme che disciplinavano la materia e citando precedenti sentenze delle Sezioni Unite. L’argomento principale era che il timbro apposto sui buoni (indicante la nuova serie Q/P) avrebbe dovuto sostituire le condizioni stampate, allineandole a quelle del decreto ministeriale del 1986.

Tuttavia, prima che la Corte potesse pronunciarsi, si è verificato un colpo di scena procedurale. In data 12 giugno 2025, la società ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Pochi giorni dopo, il 20 giugno 2025, i risparmiatori (controricorrenti) hanno formalmente accettato tale rinuncia.

Le Motivazioni della Decisione: L’Estinzione del Giudizio

La motivazione dell’ordinanza della Suprema Corte è interamente procedurale e non affronta il tema dei tassi di interesse. La Corte si limita a prendere atto della situazione venutasi a creare. Ai sensi dell’articolo 390 del Codice di Procedura Civile, la rinuncia al ricorso, se accettata dalle altre parti, comporta l’estinzione del processo.

La Corte, verificata la regolarità della rinuncia e della relativa accettazione, non ha potuto fare altro che dichiarare estinto il ricorso. Di conseguenza, non ha statuito sulle spese del giudizio di legittimità, lasciandole a carico delle parti che le hanno sostenute.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Rinuncia al Ricorso

La decisione di procedere con la rinuncia al ricorso ha una conseguenza pratica fondamentale: la sentenza della Corte d’Appello, favorevole ai risparmiatori, è diventata definitiva. L’istituto emittente è quindi tenuto a pagare le somme stabilite in quella sede. Sebbene la Cassazione non abbia creato un nuovo precedente di diritto sulla questione dei buoni postali (poiché non si è pronunciata nel merito), questo caso dimostra come una scelta strategica processuale possa determinare l’esito finale di una controversia. L’estinzione del giudizio consolida il risultato ottenuto nei gradi di merito, chiudendo definitivamente la lite tra le parti coinvolte.

Perché la Corte di Cassazione non ha deciso chi avesse ragione sulla questione dei tassi di interesse dei buoni postali?
La Corte non ha deciso nel merito perché la società ricorrente ha presentato un atto di rinuncia al ricorso, che è stato accettato dai risparmiatori. Questo atto procedurale ha portato all’estinzione del processo prima che la Corte potesse esaminare il caso.

Cosa comporta l’estinzione del processo in questo caso specifico?
L’estinzione del processo comporta che la sentenza precedente, quella della Corte d’Appello, diventa definitiva e non più impugnabile. Di conseguenza, la decisione favorevole ai risparmiatori è diventata vincolante per le parti.

Chi paga le spese legali del giudizio in Cassazione?
Nell’ordinanza, la Corte ha stabilito “Nulla per le spese”. Questo significa che non c’è stata una condanna al pagamento delle spese legali e ogni parte ha dovuto sostenere i propri costi per il giudizio di Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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