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Rimedio preventivo: quando è inammissibile l’indennizzo

La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di equo indennizzo per irragionevole durata del processo (Legge Pinto) è inammissibile se la parte non ha richiesto attivamente il rimedio preventivo della decisione a seguito di trattazione orale. Non è sufficiente che il giudice abbia applicato d’ufficio tale procedura: la legge richiede un’istanza formale della parte come condizione per poter richiedere successivamente il risarcimento.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Indennizzo per Lentezza della Giustizia: L’Importanza del Rimedio Preventivo

Ottenere un indennizzo per l’eccessiva durata di un processo non è un diritto automatico. La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 17352/2024 ribadisce un principio fondamentale: senza l’utilizzo attivo del rimedio preventivo previsto dalla legge, la richiesta di risarcimento è destinata a fallire. Questa decisione chiarisce che la diligenza della parte e del suo difensore è un requisito imprescindibile, anche quando il comportamento del giudice sembra, a prima vista, sanare l’omissione.

I Fatti di Causa

Una cittadina aveva avviato una causa di risarcimento danni nel 2014, conclusasi solo nel 2022. A causa della lunga attesa, ha richiesto un equo indennizzo ai sensi della Legge Pinto. La Corte d’Appello le ha inizialmente dato ragione, liquidando una somma a suo favore.

Il Ministero della Giustizia ha però presentato opposizione, sostenendo che la domanda fosse inammissibile. La ragione? La cittadina non aveva mai presentato l’istanza di decisione a seguito di trattazione orale, un rimedio preventivo specificamente previsto dalla legge per accelerare i processi. La Corte d’Appello aveva respinto l’opposizione, ritenendo che, poiché il giudice aveva comunque deciso la causa con rito orale di sua iniziativa, l’omissione della parte fosse superata. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Cassazione sul Rimedio Preventivo

La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Ministero, ribaltando la decisione della Corte d’Appello. Il punto centrale della decisione è netto: l’omissione della parte nel richiedere il rimedio preventivo non può essere sanata dall’iniziativa del giudice.

La legge n. 89 del 2001 (Legge Pinto), come modificata nel 2015, subordina l’ammissibilità della domanda di indennizzo all’effettivo esperimento dei rimedi volti a prevenire la durata irragionevole. Tra questi, per i processi civili, vi è la richiesta di fissazione di un’udienza per la trattazione orale della causa ai sensi dell’art. 281-sexies c.p.c. La Corte ha chiarito che la norma richiede un comportamento attivo e propositivo della parte. L’inerzia è sanzionata con l’inammissibilità della successiva domanda risarcitoria.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni dell’ordinanza si fondano su una lettura rigorosa della normativa, volta a responsabilizzare le parti processuali. I giudici hanno evidenziato diversi punti cruciali:

1. Natura Obbligatoria del Rimedio: L’utilizzo dei rimedi preventivi non è una facoltà, ma un onere per la parte che intende, in futuro, lamentare la lentezza del processo. Il legislatore ha voluto che le parti collaborassero per ridurre i tempi della giustizia, prima di poter chiedere un indennizzo allo Stato.

2. Irrilevanza dell’Iniziativa del Giudice: Il fatto che il giudice abbia deciso di procedere con la trattazione orale di sua spontanea volontà non sana la precedente omissione della parte. La legge sanziona proprio la mancata presentazione dell’istanza. Al momento in cui il giudice ha fissato l’udienza, l’inadempimento della parte si era già consumato, rendendo la sua successiva domanda di indennizzo irrimediabilmente inammissibile.

3. Conferma della Legittimità Costituzionale: La Corte ha respinto i dubbi di costituzionalità sollevati dalla cittadina, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 121/2020). Quest’ultima aveva già stabilito che imporre un onere di diligenza alla parte, richiedendole di attivarsi con un rimedio effettivo e non puramente formale, non viola né il diritto di difesa né i principi del giusto processo.

Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione lancia un messaggio inequivocabile agli avvocati e ai loro assistiti: la tutela contro l’irragionevole durata dei processi passa prima di tutto attraverso la partecipazione attiva e diligente al giudizio stesso. Attendere passivamente la conclusione di una causa eccessivamente lunga per poi chiedere un indennizzo non è una strategia percorribile. È necessario utilizzare tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per accelerare i tempi. Il mancato utilizzo del rimedio preventivo, come l’istanza di trattazione orale, preclude definitivamente la possibilità di ottenere un equo indennizzo, trasformando un diritto potenziale in una porta chiusa.

È possibile ottenere l’indennizzo per l’irragionevole durata di un processo se non si è richiesto attivamente un rimedio preventivo, anche se il giudice ha poi applicato di sua iniziativa la procedura accelerata?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’omissione della parte di richiedere il rimedio preventivo rende la domanda di indennizzo inammissibile, a prescindere dal fatto che il giudice abbia poi autonomamente adottato la procedura accelerata. L’onere di attivarsi è a carico della parte.

Qual è lo scopo del rimedio preventivo previsto dalla Legge Pinto?
Lo scopo è quello di fornire alla parte uno strumento specifico ed effettivo per accelerare il processo ed evitare che la sua durata diventi eccessiva. La legge sanziona con l’inammissibilità della domanda di indennizzo chi non si attiva per prevenire il ritardo.

La norma che richiede di esperire un rimedio preventivo è costituzionale?
Sì. La Corte di Cassazione, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 121/2020), ha confermato che tale disposizione è legittima e non viola i principi costituzionali o della CEDU, in quanto impone un onere di diligenza ragionevole e proporzionato alla parte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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