LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rimborso spese legali amministratore: no se pre-2015

Un ex Sindaco, assolto da accuse penali relative al suo mandato, ha chiesto il rimborso delle spese legali al Comune. La Corte di Cassazione ha negato tale diritto, chiarendo che per i fatti antecedenti alla legge del 2015, non esiste un principio generale di rimborso spese legali amministratore. La Corte ha distinto la posizione del funzionario onorario da quella del dipendente pubblico e ha escluso che le spese legali, pur in caso di assoluzione, derivino direttamente dall’esecuzione del mandato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rimborso Spese Legali Amministratore Pubblico: La Cassazione fissa i paletti per il passato

L’Ordinanza n. 17078/2024 della Corte di Cassazione affronta un tema di grande rilevanza per gli amministratori pubblici: il rimborso spese legali amministratore. In particolare, la Corte si è pronunciata sulla richiesta di un ex Sindaco, assolto da gravi accuse penali, di vedersi rimborsare dal Comune le spese sostenute per la propria difesa. La decisione chiarisce i limiti di tale diritto per i fatti antecedenti alla riforma legislativa del 2015, tracciando una netta linea di demarcazione tra la figura dell’amministratore onorario e quella del dipendente pubblico.

I Fatti del Caso: Dalle Accuse Penali alla Richiesta di Manleva

Un ex Sindaco, dopo essere stato coinvolto in un procedimento penale per reati contro la pubblica amministrazione (tra cui associazione a delinquere, concussione e corruzione) legati al suo mandato, veniva definitivamente assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Ritenendo che le spese legali sostenute fossero una diretta conseguenza del suo incarico istituzionale, l’ex amministratore ha citato in giudizio il Comune, chiedendo di essere tenuto indenne dai costi della difesa. La sua richiesta si fondava sull’applicazione analogica delle norme sul mandato (art. 1720 c.c.) e sulla disciplina prevista per i dipendenti pubblici.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto la domanda, spingendo l’ex Sindaco a presentare ricorso per cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze dei gradi precedenti. La decisione si basa su tre pilastri argomentativi fondamentali che negano, per il caso di specie, il diritto al rimborso delle spese legali.

Le motivazioni e il rimborso spese legali amministratore

La Corte ha sviluppato un’articolata motivazione per spiegare il suo diniego.

Differenza tra Amministratore Onorario e Dipendente Pubblico

Il primo punto chiave è la distinzione tra la posizione del sindaco (funzionario onorario) e quella del dipendente pubblico. Il sindaco svolge un incarico elettivo, basato su una scelta politico-discrezionale, privo di un vincolo di subordinazione e caratterizzato da autonomia. Il dipendente pubblico, invece, è inserito stabilmente nell’apparato organizzativo dell’ente tramite un concorso e svolge un’attività tecnico-amministrativa in un rapporto di lavoro subordinato.

Questa differenza sostanziale impedisce l’applicazione analogica delle norme che prevedono il rimborso delle spese legali per i dipendenti, in quanto si tratta di norme speciali giustificate dalla diversa natura del rapporto.

L’Applicazione dell’Art. 1720 c.c. e il Nesso di Causalità

La Cassazione ha poi esaminato la richiesta basata sull’art. 1720 c.c., che regola il contratto di mandato. Secondo tale norma, il mandante deve rimborsare le spese sostenute dal mandatario a causa dell’incarico. La Corte ha ribadito un principio consolidato: le spese sono rimborsabili solo se rappresentano un rischio inerente e diretto dello svolgimento del mandato.

Nel caso di un procedimento penale, anche se concluso con un’assoluzione, la necessità di difendersi non sorge direttamente dall’esecuzione delle funzioni di sindaco. Si inserisce, infatti, un elemento intermedio: l’accusa mossa da un terzo (la Procura della Repubblica). Sebbene tale accusa si sia poi rivelata infondata, è essa a generare la necessità delle spese di difesa, interrompendo il nesso di causalità diretta con l’incarico istituzionale. Le spese sono sostenute in occasione dell’incarico, non a causa di esso.

L’Irretroattività della Nuova Normativa

Infine, la Corte ha affrontato la questione della normativa introdotta nel 2015 (art. 7-bis del d.l. n. 78/2015), che ha modificato il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) prevedendo espressamente il diritto al rimborso per gli amministratori locali a determinate condizioni. I giudici hanno sottolineato che questa legge ha introdotto un diritto prima inesistente e, in assenza di una specifica previsione, non può avere efficacia retroattiva. Poiché i fatti del processo risalivano a un periodo ben precedente al 2015, tale normativa non era applicabile al caso di specie.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza consolida un importante principio: per gli amministratori locali coinvolti in procedimenti penali per fatti antecedenti all’entrata in vigore della legge n. 125/2015, non esiste un diritto automatico al rimborso delle spese legali da parte dell’ente, neanche in caso di piena assoluzione. La distinzione tra funzionario onorario e dipendente pubblico rimane un criterio fondamentale, e il nesso di causalità tra l’incarico e le spese deve essere diretto e immediato, un requisito che l’avvio di un’azione penale da parte di terzi non soddisfa. La pronuncia ribadisce, di fatto, che solo il legislatore, con la riforma del 2015, ha colmato questo vuoto normativo, ma con effetti validi solo per il futuro.

Un sindaco ha sempre diritto al rimborso delle spese legali da parte del Comune se viene assolto?
No. Secondo questa ordinanza, per i fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore della legge n. 125/2015, non esiste un diritto automatico al rimborso. Il diritto è stato introdotto solo con tale legge e non ha efficacia retroattiva.

Perché la Corte di Cassazione ha escluso l’applicazione delle norme sul mandato (art. 1720 c.c.)?
Perché, anche in caso di assoluzione, le spese legali non sono considerate una conseguenza diretta dell’esecuzione del mandato. La loro necessità deriva da un evento intermedio, ovvero l’accusa formulata da un terzo (la Procura), che interrompe il nesso di causalità diretta tra l’incarico e la spesa.

Qual è la differenza fondamentale tra un sindaco e un dipendente comunale ai fini del rimborso spese legali?
Il sindaco è un funzionario onorario, il cui incarico è elettivo e politico-discrezionale, mentre il dipendente comunale è legato all’ente da un rapporto di lavoro subordinato. Questa diversità di status impedisce di applicare al sindaco, per analogia, le norme speciali previste per il rimborso delle spese legali dei dipendenti pubblici.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati