LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rimborso forfettario: quando è stipendio nascosto?

Un’associazione di volontariato erogava un rimborso forfettario ai propri collaboratori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tale rimborso, essendo commisurato al tempo e non a spese documentate, maschera in realtà un rapporto di lavoro subordinato. La sentenza chiarisce che per evitare la riqualificazione del rapporto, i rimborsi devono essere collegati a costi specifici e provati, altrimenti vengono considerati retribuzione a tutti gli effetti.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rimborso Forfettario per Volontari: Quando Diventa Stipendio?

Un’associazione di volontariato può erogare un rimborso forfettario ai propri collaboratori senza che questo venga considerato una retribuzione mascherata? Questa è la domanda cruciale a cui ha risposto la Corte di Cassazione con una recente ordinanza, la quale stabilisce un principio chiaro e di grande importanza per tutto il terzo settore. La Corte ha confermato che i rimborsi non legati a spese specifiche e documentate devono essere qualificati come compensi, trasformando di fatto il rapporto di volontariato in un rapporto di lavoro subordinato.

I Fatti del Caso: Associazione di Volontariato e Rimborsi Spese

Una nota associazione di volontariato era stata oggetto di un accertamento da parte dell’ente previdenziale e dell’Ispettorato del Lavoro. Gli ispettori avevano contestato la natura dei rapporti con alcuni collaboratori, riqualificandoli da volontariato a lavoro subordinato. La base di questa riqualificazione era il metodo con cui venivano compensate le prestazioni: un rimborso forfettario calcolato in base al tempo dedicato all’attività e non in base a spese reali e documentate.

L’associazione aveva impugnato i verbali, sostenendo la genuinità del rapporto di volontariato e la legittimità dei rimborsi. Tuttavia, sia il Tribunale in primo grado sia la Corte d’Appello avevano dato ragione agli enti, confermando che la modalità di erogazione del denaro era un chiaro indice di una causale retributiva e non risarcitoria. A sostegno di questa tesi, i giudici avevano evidenziato altri elementi tipici della subordinazione, come l’inserimento stabile nell’organizzazione, l’obbligo di presenza, il rispetto di un orario e la redazione di un diario delle ore lavorate.

La Decisione della Corte di Cassazione

L’associazione ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando una violazione di legge e un’errata valutazione della compatibilità tra volontariato e rimborso spese forfettario. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo inammissibile e infondato nel merito.

I giudici hanno sottolineato che il ricorso, pur prospettando una violazione di legge, mirava in realtà a ottenere un riesame dei fatti e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha quindi ribadito la correttezza della valutazione operata dai giudici di merito, che avevano individuato sufficienti elementi per qualificare il rapporto come lavoro subordinato.

Le motivazioni: perché il rimborso forfettario è considerato retribuzione?

Il cuore della decisione risiede nell’analisi della natura del rimborso forfettario. La Cassazione, richiamando un suo precedente orientamento (Cass. n. 24451/2018), ha affermato un principio fondamentale: per evitare che un rapporto associativo mascheri un rapporto di lavoro, non possono essere considerati semplici ‘rimborsi spese’ quegli esborsi che le associazioni di volontariato erogano ai propri associati a titolo di rimborso forfettario.

La motivazione è chiara: un vero rimborso spese ha una funzione reintegrativa del patrimonio del volontario, che ha anticipato dei costi per svolgere l’attività. Deve quindi essere strettamente collegato a spese specifiche, individuate e documentate. Al contrario, un’erogazione monetaria commisurata al tempo impiegato, senza alcun riferimento ai costi effettivi, perde la sua natura indennitaria e assume quella di corrispettivo per l’attività svolta. Diventa, in sostanza, una retribuzione.

La Corte ha inoltre specificato che la valutazione dei giudici di merito non si è basata solo su questo aspetto, ma su un quadro complessivo di ‘indici di subordinazione’, quali l’inserimento in un’organizzazione predefinita, l’osservanza di un orario e la presenza sistematica in loco, elementi che mal si conciliano con la libera e spontanea natura del volontariato.

Le conclusioni: implicazioni pratiche per le associazioni

Questa ordinanza rappresenta un monito importante per tutte le associazioni e gli enti del terzo settore. La qualificazione formale data al rapporto (volontariato, collaborazione, etc.) non è sufficiente a proteggere da contestazioni se, nella sostanza, emergono elementi tipici del lavoro subordinato. In particolare, la gestione dei rimborsi spese deve essere rigorosa e trasparente. Qualsiasi forma di rimborso forfettario, non ancorata a costi reali e documentabili, espone l’associazione al rischio concreto di vedersi contestare l’esistenza di rapporti di lavoro ‘in nero’, con tutte le conseguenze sanzionatorie e contributive che ne derivano. Per essere considerati legittimi, i rimborsi devono sempre avere una funzione puramente restitutoria delle spese effettivamente sostenute e provate dal volontario.

Quando un rimborso spese erogato a un volontario viene considerato stipendio?
Quando il rimborso è forfettario, cioè non è collegato a spese specifiche, individuate e documentate, ma è piuttosto commisurato alla quantità di lavoro svolto (ad esempio, in base alle ore). In questo caso, perde la sua funzione di reintegro patrimoniale e assume la natura di corrispettivo, ossia di retribuzione.

Quali altri elementi possono trasformare un rapporto di volontariato in lavoro subordinato?
Oltre alla natura del compenso, altri indici rivelatori sono l’inserimento del lavoratore in un’organizzazione predefinita dall’associazione, l’obbligo di presenza sistematica in un determinato luogo, l’osservanza di un orario di lavoro specifico e la redazione di resoconti giornalieri delle ore di attività svolte.

È sufficiente che un’associazione definisca formalmente un rapporto come ‘volontariato’ per escludere la subordinazione?
No. La qualificazione formale data dalle parti al rapporto è irrilevante se i fatti concreti dimostrano l’esistenza di un vincolo di subordinazione. I giudici valutano le modalità effettive di svolgimento della prestazione per determinarne la vera natura giuridica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati