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Rilievo studio notarile: la Cassazione fa chiarezza

La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare a due notai per illecito rilievo di studio notarile. Avevano stipulato un contratto di locazione per l’ufficio di un collega defunto a un canone ritenuto sproporzionato rispetto al valore di mercato. Secondo la Corte, la differenza di prezzo non era giustificata, ma rappresentava un corrispettivo per acquisire l’avviamento e la clientela dello studio precedente, configurando così un illecito rilievo studio notarile. La decisione sottolinea che l’acquisizione della clientela di un altro notaio dietro pagamento viola i principi di imparzialità e correttezza professionale.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rilievo Studio Notarile: quando il canone d’affitto nasconde un illecito

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28824 del 2024, è tornata a pronunciarsi su una questione deontologica cruciale per la professione notarile: il divieto di rilievo studio notarile a titolo oneroso. Questa pratica, vietata per garantire l’imparzialità e la corretta concorrenza, si verifica quando un notaio acquisisce la clientela di un collega pagando un corrispettivo. Il caso in esame dimostra come anche un contratto di locazione, apparentemente legittimo, possa nascondere questo tipo di illecito disciplinare.

I fatti del caso: la successione nello studio del notaio defunto

A seguito dell’improvvisa scomparsa di un notaio, due suoi colleghi decidevano di aprire un ufficio secondario proprio nei locali precedentemente utilizzati dal professionista defunto. A tal fine, costituivano un’associazione professionale e stipulavano con la vedova del notaio, proprietaria dell’immobile, un contratto di locazione della durata di sei anni. Il canone mensile pattuito era di 3.900 euro, una cifra che, a seguito di un esposto da parte di altri notai della zona, è finita sotto la lente del Consiglio Notarile.

Veniva quindi avviato un procedimento disciplinare. Una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) stabiliva che il corretto canone di mercato per quell’immobile era di 1.600 euro mensili, aumentabili al massimo di altri 600 euro per la presenza di arredi e attrezzature. La differenza sostanziale tra il canone di mercato e quello effettivamente pagato ha portato alla contestazione dell’illecito disciplinare.

La decisione della Corte sul rilievo studio notarile

Sia la Commissione Regionale di Disciplina (CO.RE.DI.) che la Corte d’Appello hanno ritenuto i due notai responsabili della violazione dell’art. 147 lettera b) della legge notarile e dell’art. 31 lettera g) dei Principi di Deontologia. La sanzione inizialmente richiesta di sospensione per un mese è stata convertita in una sanzione pecuniaria di 2.500 euro per ciascuno.

I notai hanno impugnato la decisione fino in Cassazione, sostenendo, tra le altre cose, di non aver mai inteso acquisire l’avviamento del collega defunto e che il canone era stato liberamente pattuito tra le parti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando in toto la decisione dei giudici di merito.

Le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha chiarito che il divieto di rilievo studio notarile a titolo oneroso non riguarda la semplice cessione o locazione di un immobile, ma l’acquisizione della clientela di un altro notaio dietro corrispettivo, qualunque sia lo strumento giuridico utilizzato. Nel caso di specie, i giudici hanno ritenuto che l’eccedenza del canone di locazione rispetto al valore di mercato costituisse, di fatto, la remunerazione per l’avviamento dello studio del notaio defunto.

A sostegno di questa tesi, la Corte ha valorizzato diversi elementi:
1. La sproporzione del canone: la differenza di circa 1.700 euro mensili rispetto al valore di mercato non poteva essere giustificata se non come pagamento per l’avviamento.
2. Il volume di affari: nei soli nove mesi di attività presso la sede secondaria, i due notai avevano stipulato un numero molto elevato di atti (261 in totale), a dimostrazione del fatto che avevano beneficiato della clientela già esistente.
3. La sequenza dei fatti: la costituzione dell’associazione professionale e la stipula del contratto di locazione sono avvenute a brevissima distanza dalla morte del notaio, indicando una strategia mirata a subentrare nella sua attività.

La Corte ha specificato che la violazione non deve essere necessariamente “occasionale” nel senso di ripetuta in più atti, ma può consistere anche in una condotta complessa e protratta nel tempo, come quella posta in essere dai due professionisti sanzionati.

Le conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale della deontologia notarile: la clientela si acquisisce con la propria professionalità e reputazione, non comprandola. La decisione della Cassazione serve da monito, chiarendo che qualsiasi schema contrattuale, anche una semplice locazione, può essere esaminato nella sua sostanza economica. Se emerge che una parte del prezzo è destinata a remunerare l’avviamento di un collega, si configura l’illecito disciplinare del rilievo studio notarile. La libera autonomia contrattuale delle parti trova un limite invalicabile nei principi di imparzialità e correttezza che devono governare la professione notarile, a tutela della fede pubblica e della corretta concorrenza tra professionisti.

Cosa si intende per ‘rilievo dello studio notarile a titolo oneroso’?
È la pratica, vietata dalla deontologia, con cui un notaio acquisisce lo studio e la clientela di un altro notaio pagando un corrispettivo. La sentenza chiarisce che ciò può avvenire anche indirettamente, ad esempio pagando un canone di locazione per i locali molto superiore al valore di mercato.

Affittare l’ufficio di un notaio defunto è sempre un illecito?
No, non è di per sé un illecito. Diventa tale quando le condizioni contrattuali, come un canone di locazione sproporzionato, sono chiaramente finalizzate a compensare la vedova per la cessione dell’avviamento e della clientela, anziché per il solo godimento dell’immobile.

Come viene provato che un canone di locazione eccessivo remunera l’avviamento?
La prova si basa su un giudizio di fatto che tiene conto di vari elementi. Nel caso specifico, sono stati decisivi: la notevole differenza tra il canone pattuito (€ 3.900) e quello di mercato stimato da un perito (€ 1.600/2.200); il breve tempo trascorso tra il decesso del notaio e la stipula del contratto; e l’elevato numero di atti rogati dai nuovi notai in quella sede in pochi mesi, a dimostrazione del beneficio tratto dalla clientela preesistente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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