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Ricorso ex art. 708 c.p.c.: quando è inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 19375/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un’ordinanza della Corte d’Appello emessa in sede di reclamo. Il caso conferma che il ricorso ex art. 708 c.p.c. avverso provvedimenti provvisori in materia di famiglia non è impugnabile in Cassazione, poiché tali misure mancano del carattere della definitività richiesto dall’art. 111 della Costituzione.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto di Famiglia, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Ricorso ex art. 708 c.p.c.: la Cassazione ne sancisce l’inammissibilità

Nel complesso panorama del diritto di famiglia, la gestione dei provvedimenti provvisori e urgenti rappresenta una fase cruciale e delicata. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale riguardo l’impugnabilità di tali decisioni. L’analisi del ricorso ex art. 708 c.p.c. ci offre lo spunto per chiarire quando una decisione giudiziaria è definitiva e, di conseguenza, appellabile fino all’ultimo grado di giudizio, e quando invece rappresenta una tappa intermedia non ulteriormente contestabile.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale trae origine da un’ordinanza emessa dal Tribunale di Busto Arsizio nell’ambito di un procedimento di famiglia. Una delle parti, ritenendo il provvedimento lesivo dei propri interessi, proponeva reclamo alla Corte d’Appello di Milano, come previsto dall’ultimo comma dell’art. 708 del codice di procedura civile. Anche la controparte presentava un reclamo incidentale.

La Corte d’Appello, in composizione collegiale, si pronunciava sui reclami, confermando sostanzialmente la decisione di primo grado. Avverso tale provvedimento, la parte soccombente decideva di presentare ricorso straordinario per Cassazione, lamentando diverse violazioni di legge. A sua volta, la controparte resisteva con controricorso, proponendo anche un ricorso incidentale.

La Questione del Ricorso ex art. 708 c.p.c. in Cassazione

Il cuore della questione sottoposta alla Suprema Corte non riguardava il merito delle richieste delle parti, bensì una questione puramente procedurale: l’ammissibilità stessa dei ricorsi. La Corte di Cassazione è stata chiamata a stabilire se l’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello in sede di reclamo avverso i provvedimenti provvisori e urgenti sia un atto impugnabile con ricorso ai sensi dell’art. 111 della Costituzione.

Questo articolo consente il ricorso in Cassazione per violazione di legge contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale. La giurisprudenza ha esteso questa possibilità anche ai provvedimenti che, pur avendo la forma di ordinanza o decreto, hanno un carattere decisorio e definitivo, ovvero che incidono su diritti soggettivi con efficacia di giudicato.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale. La motivazione si fonda su un principio consolidato, già espresso in precedenti pronunce come la sentenza n. 11788 del 2018.

Il punto centrale è la natura dei provvedimenti emessi ai sensi dell’art. 708 c.p.c. e delle successive ordinanze che decidono sui reclami. Tali provvedimenti sono per loro natura provvisori e non definitivi. Essi sono destinati a regolare i rapporti tra le parti solo per la durata del processo e possono essere modificati o revocati nel corso del giudizio stesso. Mancano, quindi, del carattere della decisorietà e della definitività, che sono i presupposti indispensabili per poter accedere al giudizio di legittimità dinanzi alla Cassazione.

In altre parole, l’ordinanza della Corte d’Appello non chiude la controversia in modo stabile e irrevocabile, ma si limita a gestire una fase transitoria. Pertanto, non può essere equiparata a una sentenza e non è soggetta al sindacato della Suprema Corte.

Le Conclusioni

La decisione della Cassazione ribadisce un confine netto nell’ambito delle impugnazioni in materia di famiglia. I provvedimenti provvisori, pur avendo un impatto significativo sulla vita delle persone coinvolte, non possono essere oggetto di un ricorso in Cassazione. Questa preclusione mira a evitare che il giudizio di legittimità venga investito di questioni non ancora definite, garantendo che alla Corte Suprema arrivino solo controversie concluse nei gradi di merito. Per le parti, ciò significa che le contestazioni relative alle misure provvisorie devono essere risolte all’interno del giudizio di merito, senza possibilità di un ulteriore grado di impugnazione. La conseguenza pratica di tale inammissibilità è stata la compensazione delle spese legali e la condanna di entrambe le parti al pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come sanzione per aver proposto un ricorso inammissibile.

È possibile impugnare in Cassazione l’ordinanza della Corte d’Appello che decide su un reclamo contro i provvedimenti provvisori del presidente del tribunale?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello su reclamo avverso i provvedimenti ex art. 708 c.p.c. non è ricorribile per cassazione, in quanto priva del carattere di definitività.

Perché il ricorso contro l’ordinanza è stato dichiarato inammissibile?
È stato dichiarato inammissibile perché, secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato, i provvedimenti che regolano in via provvisoria i rapporti tra le parti nelle cause di famiglia non hanno natura decisoria e definitiva, presupposti necessari per il ricorso straordinario in Cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione.

Quali sono state le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi?
La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale, ha disposto la compensazione integrale delle spese di giudizio e ha dato atto dell’obbligo per entrambe le parti di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per i rispettivi ricorsi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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