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Ricongiungimento familiare: ritardo e tutela del minore

Un padre ottiene un’ordinanza d’urgenza per il ricongiungimento familiare con il figlio. Il Tribunale stabilisce che i ritardi burocratici non possono ledere il diritto, considerando il figlio come minore (status al momento della domanda) e ordinando il rilascio del visto.

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Ricongiungimento Familiare: la Tutela Prevale sui Ritardi della Burocrazia

Il ricongiungimento familiare rappresenta un diritto fondamentale, ma le lungaggini burocratiche possono trasformarlo in un percorso a ostacoli. Un’importante ordinanza del Tribunale di Roma ha riaffermato un principio cruciale: i ritardi della Pubblica Amministrazione non possono danneggiare il richiedente, specialmente quando è coinvolto un minore. Il provvedimento analizza il caso di un padre che, dopo anni di attesa, si è rivolto al giudice per superare l’inerzia del consolato e poter finalmente riabbracciare il figlio.

I Fatti del Caso: un’Attesa Lunga Anni

Un cittadino di origine pakistana, residente in Italia, avviava nel 2021 la procedura per il ricongiungimento familiare in favore del figlio, all’epoca minorenne. Nel settembre 2022, otteneva il nulla osta dallo Sportello Unico per l’Immigrazione di Milano, un documento che attestava la sussistenza di tutti i requisiti oggettivi (reddito, alloggio, etc.).

Tuttavia, a causa di lunghi tempi di attesa, la domanda di visto veniva formalizzata presso il consolato italiano nel paese d’origine solo due anni dopo, nel settembre 2024. Nonostante la consegna di tutta la documentazione, l’autorità consolare rimaneva inerte, bloccando di fatto la procedura. Nel frattempo, il figlio era diventato maggiorenne.

Il padre, affetto da una patologia cronica e bisognoso dell’assistenza del figlio, decideva di agire in via d’urgenza davanti al Tribunale per ottenere il rilascio del visto.

La Questione del Ricongiungimento Familiare e il Superamento della Maggiore Età

Il nodo centrale della questione era se il raggiungimento della maggiore età del figlio, avvenuto a causa dei ritardi amministrativi, potesse pregiudicare il suo diritto al ricongiungimento familiare. Il ricorrente sosteneva che il diritto all’unità familiare, tutelato da norme costituzionali e sovranazionali (come l’art. 8 della CEDU), era stato violato dal silenzio-inadempimento dell’Amministrazione.

Inoltre, evidenziava il periculum in mora, ovvero il grave pregiudizio derivante dalla prolungata separazione, aggravato sia dalle difficili condizioni del paese d’origine, sia dalle precarie condizioni di salute del padre stesso.

Il Principio del Superiore Interesse del Minore

Il Tribunale ha accolto pienamente le argomentazioni del ricorrente. Il giudice ha stabilito un principio fondamentale: i ritardi dell’Amministrazione non possono ricadere sul cittadino. Di conseguenza, la situazione del figlio deve essere valutata con riferimento al momento in cui è stata avviata la procedura, quando era ancora minorenne.

Attraverso una fictio iuris (finzione giuridica), il figlio viene considerato come se fosse ancora minore ai fini della decisione. Questa interpretazione è in linea con il principio del superiore interesse del fanciullo, sancito da convenzioni internazionali come quella di New York del 1989 e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che deve essere considerato preminente in ogni decisione che riguarda i minori.

Le Fasi della Procedura e la Decisione del Tribunale

Il giudice ha ricordato che la procedura di ricongiungimento familiare si articola in due fasi:
1. Verifica dei requisiti oggettivi: Svolta in Italia dallo Sportello Unico, che controlla reddito, alloggio e assenza di ostacoli di ordine pubblico. Il rilascio del nulla osta conferma il superamento di questa fase.
2. Verifica dei requisiti soggettivi: Svolta dal consolato nel paese d’origine, che accerta i legami di parentela.

Nel caso di specie, entrambe le fasi erano state superate con successo. Il nulla osta dimostrava la sussistenza dei requisiti oggettivi, e la documentazione prodotta (atto di nascita, certificato di famiglia) provava in modo inequivocabile il rapporto di filiazione.

Le Motivazioni della Decisione

Il Tribunale ha ritenuto sussistenti sia il fumus boni iuris che il periculum in mora. Il primo, per la palese violazione del diritto all’unità familiare a fronte di una pretesa già accertata con il rilascio del nulla osta. Il secondo, per il grave danno causato dal protrarsi del distacco familiare, accentuato dalle condizioni di salute del padre e dalla situazione generale nel paese d’origine del figlio.

Il giudice ha quindi stabilito che l’inerzia dell’autorità consolare era illegittima e pregiudizievole. Ha applicato il principio secondo cui il tempo necessario per la conclusione del procedimento non può andare a scapito della parte che ha ragione, cristallizzando la posizione del figlio a quella di minore, che aveva al momento dell’avvio della pratica. L’ordinanza, pertanto, accoglie il ricorso e ordina al consolato di rilasciare immediatamente il visto d’ingresso.

Le Conclusioni

Questa ordinanza è di grande importanza pratica. Ribadisce che il diritto all’unità familiare e il superiore interesse del minore sono principi cardine che devono prevalere sulle inefficienze burocratiche. Stabilisce chiaramente che il decorso del tempo dovuto a ritardi non imputabili al richiedente non può modificare i presupposti del diritto al ricongiungimento familiare. La decisione offre una tutela concreta a chi si trova intrappolato nelle maglie di procedimenti amministrativi eccessivamente lunghi, garantendo che i diritti fondamentali non vengano svuotati di significato dall’inerzia della Pubblica Amministrazione.

Se un figlio diventa maggiorenne durante l’attesa per il ricongiungimento familiare a causa di ritardi burocratici, perde il suo diritto?
No. Secondo l’ordinanza, i ritardi dell’Amministrazione non possono pregiudicare il richiedente. La situazione del figlio deve essere valutata al momento dell’inizio della procedura; pertanto, se era minorenne all’epoca, continua ad essere considerato tale ai fini dell’accoglimento della domanda.

Cosa può fare un cittadino se il Consolato non risponde alla richiesta di visto per ricongiungimento familiare?
Può agire in giudizio con un ricorso d’urgenza (ai sensi dell’art. 700 c.p.c.) per chiedere al Tribunale di ordinare all’Amministrazione di provvedere, qualora l’inerzia stia causando un pregiudizio grave e irreparabile al diritto all’unità familiare.

Quali sono le due fasi principali della procedura di ricongiungimento familiare?
La prima fase si svolge in Italia presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione e riguarda la verifica dei requisiti oggettivi (reddito, alloggio, assenza di ostacoli di ordine pubblico). La seconda fase si svolge presso la rappresentanza consolare nel paese d’origine e riguarda la verifica dei requisiti soggettivi, come i legami di parentela.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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