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Revocatoria fallimentare e compensi professionali

Uno studio professionale ha impugnato il decreto che negava l’ammissione integrale al passivo fallimentare di ingenti compensi per assistenza in un concordato preventivo. Il Tribunale ha applicato la revocatoria fallimentare all’accordo sui compensi, ritenendo che lo studio conoscesse lo stato di insolvenza della società cliente. La Cassazione ha confermato la decisione, rilevando che le prestazioni non erano strumentali all’accesso alla procedura concorsuale, ma costituivano ordinaria amministrazione, escludendo così le esenzioni previste dalla legge fallimentare.

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Revocatoria fallimentare: i rischi per i compensi dei professionisti

La gestione dei crediti professionali nelle crisi d’impresa richiede estrema cautela, specialmente quando si opera con società vicine al dissesto. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della revocatoria fallimentare applicata agli accordi sui compensi tra professionisti e imprese poi fallite, delineando confini netti tra attività protetta e atti inefficaci.

L’analisi dei fatti

Uno studio di consulenza aveva richiesto l’ammissione al passivo di un fallimento per oltre 300.000 euro, derivanti da un accordo per l’assistenza in un percorso di superamento della crisi aziendale. Il Tribunale, tuttavia, aveva ammesso solo una minima parte del credito. La ragione principale risiedeva nell’inefficacia dell’accordo contrattuale sui compensi, colpito da revocatoria fallimentare in quanto sottoscritto quando lo stato di insolvenza della società era già noto al professionista. Inoltre, gran parte delle attività dichiarate non erano state effettivamente espletate o non avevano prodotto risultati tangibili per la procedura.

La decisione della Cassazione sulla revocatoria fallimentare

Il professionista ha tentato di difendere il proprio credito sostenendo che le prestazioni fossero strumentali all’accesso al concordato preventivo, condizione che avrebbe dovuto garantire l’esenzione dalla revocatoria fallimentare ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. g) della Legge Fallimentare. La Suprema Corte ha però rigettato il ricorso, confermando che l’attività svolta rientrava nell’alveo della normale amministrazione societaria e non era direttamente finalizzata alla presentazione della domanda di concordato.

Il nodo della quantificazione dei compensi

Un altro punto cruciale ha riguardato la riduzione dei compensi operata dal giudice di merito. La Corte ha chiarito che il giudice può discostarsi dai minimi tariffari previsti dal D.M. 140/2012, purché fornisca una motivazione logica e controllabile. Nel caso di specie, la riduzione era giustificata dal fatto che il professionista si era avvalso del personale amministrativo della stessa società cliente per svolgere le mansioni, riducendo così il proprio apporto intellettuale diretto.

Le motivazioni

La Corte ha fondato il rigetto sulla mancanza di prova della strumentalità delle prestazioni rispetto alla procedura concorsuale. Per beneficiare dell’esenzione dalla revocatoria fallimentare, non basta che il professionista assista un’impresa in crisi; è necessario che l’attività sia specificamente volta a ottenere l’accesso alle procedure di concordato o di ristrutturazione. Se l’attività rimane confinata alla consulenza ordinaria o a trattative non concretizzate, l’accordo sui compensi resta soggetto alla scure della revocatoria se il professionista era consapevole dell’insolvenza.

Le conclusioni

Questa sentenza ammonisce i professionisti sulla necessità di documentare rigorosamente la natura e l’effettività delle prestazioni rese a imprese in difficoltà. La revocatoria fallimentare può travolgere anche accordi scritti e patti sui compensi se non sussiste un nesso diretto e funzionale con la procedura di superamento della crisi. La protezione del credito professionale nel fallimento non è automatica, ma dipende dalla capacità di dimostrare l’utilità concreta e la strumentalità dell’opera prestata rispetto agli obiettivi della legge fallimentare.

Quando un accordo sui compensi professionali può essere revocato?
L’accordo può essere dichiarato inefficace se sottoscritto quando il professionista conosceva lo stato di insolvenza della società e se le prestazioni non sono strettamente strumentali a una procedura concorsuale.

Quali prestazioni professionali sono esenti da revocatoria?
Sono esenti solo le prestazioni di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali e di concordato preventivo, come previsto dall’articolo 67 della legge fallimentare.

Il giudice può liquidare compensi inferiori ai minimi tariffari?
Sì, il giudice ha il potere discrezionale di ridurre i compensi anche sotto i minimi se motiva adeguatamente lo scostamento, ad esempio valutando l’effettivo apporto del professionista.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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