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Revoca amministratore per giusta causa: il caso

Un’ordinanza del Tribunale di Venezia conferma la revoca dell’amministratore di una società di persone per giusta causa. La decisione si fonda principalmente sulla grave inadempienza dell’amministratore, consistente nella mancata presentazione dei rendiconti annuali alla socia non amministratrice. Questo comportamento, secondo il giudice, lede il diritto della socia al controllo e alla percezione degli utili, integrando una giusta causa di revoca e giustificando un provvedimento cautelare per il rischio di ulteriori danni alla società.

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Revoca Amministratore per Giusta Causa: L’Importanza del Rendiconto

La gestione di una società, specialmente in contesti familiari, può diventare un campo minato di conflitti. Una recente ordinanza del Tribunale di Venezia offre un’importante lezione sulla giusta causa di revoca dell’amministratore, sottolineando come l’omissione di doveri fondamentali, quale la presentazione del rendiconto, possa compromettere irrimediabilmente il rapporto fiduciario con i soci e giustificare la rimozione dalla carica. Questo caso analizza la delicata interazione tra doveri gestori, diritti dei soci e strumenti di tutela cautelare.

I Fatti: Conflitto Familiare e Gestione Societaria

La vicenda nasce all’interno di una società di persone composta da due fratelli, soci al 50% ciascuno. A seguito del decesso del padre, uno dei fratelli assume la carica di amministratore. La sorella, socia non amministratrice, lamenta di essere stata estromessa dalla gestione e accusa il fratello di amministrare la società in modo negligente e dannoso.

Le accuse principali sono due:
1. Omessa presentazione del rendiconto: L’amministratore non ha mai presentato i rendiconti per gli esercizi 2022 e 2023, impedendo alla socia di avere contezza della situazione patrimoniale e di percepire eventuali utili.
2. Gestione opaca di un immobile sociale: L’amministratore ha concesso in locazione un immobile della società alla propria compagna, giustificando un canone apparentemente basso con una poco chiara compensazione per lavori e spese condominiali, senza fornire adeguata documentazione.

La socia si rivolge al Tribunale chiedendo, in via d’urgenza, la revoca del fratello dalla carica di amministratore. Il Tribunale accoglie la richiesta e l’amministratore presenta reclamo contro tale decisione.

La Decisione del Tribunale: Confermata la Revoca dell’Amministratore

Il Tribunale, in sede di reclamo, rigetta le difese dell’amministratore e conferma integralmente il provvedimento di revoca. La corte affronta e respinge tutte le eccezioni sollevate dall’amministratore, tra cui l’incompetenza del giudice ordinario a favore di un collegio arbitrale e il presunto difetto di legittimazione della sorella a promuovere l’azione.

Il cuore della decisione, tuttavia, risiede nella conferma della sussistenza di una giusta causa di revoca dell’amministratore. Il Tribunale ritiene che le inadempienze contestate siano sufficientemente gravi da giustificare la rimozione immediata dalla carica per tutelare gli interessi della società.

Le motivazioni

Il Collegio fonda la sua decisione su due pilastri fondamentali: la gravità dell’omessa presentazione del rendiconto e la superficialità generale della gestione.

In primo luogo, il Tribunale ribadisce un principio consolidato: nelle società di persone, il diritto del socio non amministratore a ottenere il rendiconto è un diritto fondamentale e non subordinato a una sua esplicita richiesta. È un dovere primario dell’amministratore presentarlo annualmente. La sua omissione non solo viola il diritto di controllo del socio, ma lede anche il suo diritto alla percezione degli utili, che discende proprio dall’approvazione del rendiconto. Il fatto che l’amministratore abbia prodotto i documenti solo in fase di reclamo è giudicato tardivo e inidoneo a sanare la grave mancanza pregressa, che ha già minato il rapporto fiduciario.

In secondo luogo, la gestione del contratto di locazione è considerata un sintomo di una gestione negligente e superficiale. Le giustificazioni fornite dall’amministratore per la compensazione del canone sono apparse contraddittorie e non supportate da prove adeguate, confermando un modus operandi poco trasparente e potenzialmente dannoso per il patrimonio sociale. Questo, unito alla mancata presentazione del rendiconto, delinea un quadro di inaffidabilità che costituisce una giusta causa di revoca dell’amministratore.

Infine, il Tribunale conferma la sussistenza del periculum in mora, ovvero il rischio di un danno grave. Il protrarsi di una gestione così sciatta e negligente, secondo i giudici, esporrebbe la società a un rilevante pregiudizio, rendendo necessario l’intervento cautelare di revoca.

Le conclusioni

Questa ordinanza è un monito per tutti gli amministratori di società, in particolare di persone. La trasparenza e il rispetto dei doveri informativi verso i soci non sono mere formalità, ma l’essenza stessa del mandato fiduciario. L’omessa presentazione del rendiconto è considerata dalla giurisprudenza un’inadempienza grave, sufficiente di per sé a integrare una giusta causa di revoca. La decisione evidenzia che i soci non amministratori dispongono di strumenti efficaci per tutelare i propri diritti e l’integrità del patrimonio sociale, potendo ricorrere al giudice anche in via d’urgenza per rimuovere un amministratore che si dimostri inadempiente e inaffidabile.

L’omessa presentazione del rendiconto costituisce una giusta causa per la revoca di un amministratore di società di persone?
Sì. Secondo l’ordinanza, l’omessa presentazione del conto è una grave inadempienza che lede il diritto del socio al controllo sulla gestione e alla percezione degli utili. Questo comportamento pregiudica il rapporto fiduciario e costituisce una giusta causa di revoca.

Un socio la cui delibera di esclusione è stata sospesa può chiedere la revoca dell’amministratore?
Sì. Il provvedimento chiarisce che la sospensione cautelare della delibera di esclusione ripristina provvisoriamente la posizione del socio, il quale è pienamente legittimato a esercitare tutti i diritti connessi alla sua qualità, inclusa la richiesta di revoca dell’amministratore.

Quando un giudice ordinario è competente a decidere su una richiesta di revoca cautelare, nonostante la presenza di una clausola compromissoria?
Il giudice ordinario è competente se la convenzione di arbitrato non attribuisce espressamente e manifestamente agli arbitri il potere di emettere provvedimenti cautelari, soprattutto se la clausola è stata stipulata prima delle riforme che hanno introdotto tale possibilità. Inoltre, il giudice resta competente se, al momento della richiesta, il collegio arbitrale non è stato ancora costituito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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