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Retribuzione funzioni dirigenziali: spetta anche senza qualifica

Un gruppo di dirigenti pubblici ha fatto causa all’Ente datore di lavoro, lamentando la riduzione della propria retribuzione di risultato. La causa era l’utilizzo del fondo premi, a loro dire esclusivo, per pagare anche funzionari senza qualifica formale ma incaricati di compiti superiori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: la retribuzione funzioni dirigenziali spetta a chiunque le svolga di fatto, a prescindere dalla qualifica formale. L’Ente ha quindi agito legittimamente, perché il diritto alla paga per il lavoro svolto prevale sulla qualifica. I dirigenti hanno perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 9423 Anno 2023
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Pubblicato il 3 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 9423 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 9423/2023)

Retribuzione funzioni dirigenziali: conta il lavoro svolto, non la qualifica

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale nel pubblico impiego, stabilendo che la retribuzione funzioni dirigenziali spetta a chi effettivamente svolge quei compiti, anche se non possiede la qualifica formale. Questa decisione tutela il diritto del lavoratore a ricevere una paga adeguata al lavoro prestato, superando le rigidità formali. Il caso analizzato offre spunti importanti sul principio di corrispondenza tra mansioni e trattamento economico, un tema sempre attuale nel diritto del lavoro.

La vicenda: un fondo premi conteso

Il caso nasce dall’azione legale di un gruppo di dirigenti di un’importante Agenzia pubblica. Essi lamentavano una diminuzione della loro indennità di posizione e di risultato. Secondo i dirigenti, l’Ente aveva illegittimamente utilizzato il fondo economico, previsto dal Contratto Collettivo per retribuire il personale con qualifica dirigenziale, per pagare anche altri dipendenti. Questi ultimi, pur essendo semplici funzionari, erano stati incaricati di svolgere temporaneamente funzioni dirigenziali per coprire posti vacanti. I dirigenti sostenevano che tale pratica riducesse le risorse a loro disposizione, violando le norme contrattuali.

La tesi dei dirigenti: solo chi ha la qualifica ha diritto al fondo

I ricorrenti basavano la loro argomentazione su un presupposto rigido: il fondo per la retribuzione di posizione e di risultato era destinato esclusivamente al personale con qualifica dirigenziale. L’inclusione di funzionari, seppur incaricati di compiti superiori, era vista come un’indebita estensione. A loro avviso, l’Ente avrebbe dovuto trovare altre risorse nel proprio bilancio per compensare i funzionari, senza intaccare il fondo specifico dei dirigenti. Hanno inoltre sottolineato che le norme che permettevano questi incarichi temporanei a personale non qualificato erano state successivamente dichiarate incostituzionali, rafforzando la loro tesi sull’illegittimità dell’operato dell’Ente.

La corretta retribuzione funzioni dirigenziali secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi dei dirigenti. I giudici hanno affermato un principio di sostanza sulla forma: ciò che conta è il lavoro effettivamente svolto. Se un funzionario è stato incaricato di svolgere mansioni dirigenziali, ha il pieno diritto a ricevere il trattamento economico corrispondente a quelle mansioni. Questo include sia la retribuzione di posizione che quella di risultato. Il fatto che la legge che consentiva tali incarichi sia stata poi giudicata incostituzionale non cambia la situazione passata. Il lavoratore che ha svolto un lavoro superiore deve essere pagato per quel lavoro.

Le motivazioni della Cassazione: il principio di tutela del lavoro

La Corte ha motivato la sua decisione richiamando i principi costituzionali di tutela del lavoro (artt. 35 e 36 della Costituzione) e il principio di ragionevolezza. I giudici hanno spiegato che, al di fuori dei casi di ‘reggenza’ breve e temporanea, quando un dipendente svolge per un periodo prolungato mansioni superiori, si verifica un concreto svolgimento di un lavoro di maggior valore. Negare la retribuzione corrispondente sarebbe una violazione del diritto del lavoratore. Pertanto, l’Ente ha agito correttamente utilizzando il fondo destinato alla retribuzione funzioni dirigenziali per pagare tutti coloro che, di fatto, avevano esercitato tali funzioni, indipendentemente dalla loro qualifica formale. Il fondo non è legato alla qualifica, ma alla funzione.

Le conclusioni: la sostanza delle mansioni prevale sulla forma

La sentenza stabilisce che il diritto alla retribuzione è ancorato alla realtà delle mansioni svolte. I dirigenti hanno perso la causa perché la loro pretesa si basava su una distinzione formale (la qualifica) che non poteva prevalere sul dato di fatto (lo svolgimento di compiti dirigenziali). L’Ente pubblico non solo poteva, ma doveva, pagare i funzionari con incarichi superiori attingendo dal fondo dedicato, garantendo così il rispetto del principio fondamentale che a parità di lavoro deve corrispondere parità di retribuzione. La decisione finale è stata quindi il rigetto del ricorso e la condanna dei dirigenti a rimborsare le spese legali all’Ente.

Se svolgo mansioni da dirigente senza averne la qualifica, ho diritto alla stessa paga?
Sì, la Cassazione ha confermato che chi svolge di fatto mansioni superiori ha diritto al trattamento economico corrispondente, inclusa la retribuzione di posizione e di risultato.

L’azienda può usare il fondo premi dei dirigenti per pagare chi li sostituisce temporaneamente?
Secondo questa sentenza, sì. Se un dipendente svolge incarichi dirigenziali, anche in via provvisoria, la sua retribuzione può essere legittimamente attinta dal fondo destinato a tali posizioni.

Una legge dichiarata incostituzionale annulla i pagamenti fatti in base ad essa?
Non necessariamente. In questo caso, anche se la norma che permetteva gli incarichi è stata annullata, il diritto del lavoratore a essere pagato per il lavoro effettivamente svolto è stato tutelato e considerato prevalente.

Termini giuridici

Funzione nomofilattica
Il ruolo della Corte di Cassazione di garantire che la legge sia interpretata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, per assicurare la certezza del diritto.
Retribuzione di risultato
Una parte dello stipendio che dipende dal raggiungimento di specifici obiettivi individuali o aziendali, premiando la performance.
Reggenza
L'incarico temporaneo di ricoprire una posizione, solitamente di livello superiore, rimasta vacante in attesa della nomina di un titolare definitivo.
CCNL
Acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. È l'accordo stipulato tra sindacati dei lavoratori e associazioni dei datori di lavoro per regolare i rapporti di lavoro di un determinato settore.
Dispositivo (P.Q.M.)
La parte finale e decisiva di una sentenza (Per Questi Motivi), in cui il giudice enuncia la sua decisione in modo vincolante, ad esempio condannando o assolvendo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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