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Retribuzione di posizione: quando spetta l’extra?

Un dipendente di un ente pubblico ha richiesto una retribuzione di posizione per incarichi professionali extra. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22636/2024, ha chiarito un punto cruciale: l’indennità professionale non viene assorbita per intero dalla retribuzione di posizione, ma solo fino alla concorrenza della pregressa indennità di impiego. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo calcolo, ribadendo che l’onere della prova del corretto pagamento spetta al datore di lavoro.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Retribuzione di Posizione: la Cassazione fa Chiarezza sul Calcolo

La retribuzione di posizione rappresenta un importante riconoscimento economico per i lavoratori che svolgono mansioni di particolare rilievo. Ma come si calcola esattamente e come interagisce con altre indennità già percepite? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22636 del 2024, interviene su un caso complesso, fornendo principi fondamentali sull’onere della prova e sulle corrette modalità di calcolo, in particolare riguardo all’assorbimento dell’indennità professionale.

I Fatti del Caso: La Richiesta del Dipendente

Un dipendente di un ente pubblico nazionale, con la qualifica di geometra, aveva svolto per anni numerosi incarichi professionali che esulavano dalle sue mansioni ordinarie. Tali incarichi, legati ad attività di collaudo e certificazione, lo avevano portato a richiedere il pagamento della cosiddetta retribuzione di posizione, prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per ruoli di elevata professionalità e autonomia.

La Decisione dei Giudici di Merito

In primo grado, il Tribunale aveva accolto pienamente la richiesta del lavoratore, condannando l’ente al pagamento di una somma cospicua. La Corte d’Appello, tuttavia, aveva parzialmente riformato la decisione, riducendo l’importo dovuto. Secondo i giudici d’appello, la retribuzione di posizione spettava solo per gli incarichi in cui il dipendente aveva presieduto le commissioni e non per la semplice partecipazione. Inoltre, avevano ritenuto che tale emolumento assorbisse integralmente un’altra indennità già percepita, quella professionale.

L’Analisi della Cassazione e la Retribuzione di Posizione

La Suprema Corte, investita della questione, ha esaminato i vari motivi di ricorso presentati dal lavoratore. Pur dichiarando inammissibili diverse censure di natura processuale, i giudici si sono soffermati su un punto cruciale che ha determinato l’esito della controversia.

L’Interpretazione dei Contratti Collettivi

La difesa del lavoratore contestava la distinzione operata dalla Corte d’Appello tra ‘presidente’ e ‘membro’ delle commissioni, sostenendo che i contratti collettivi non prevedessero tale differenza ai fini del compenso. La Cassazione ha ritenuto inammissibili tali motivi, ribadendo che l’interpretazione dei contratti decentrati è di competenza del giudice di merito e non può essere rivista in sede di legittimità se non per violazione dei canoni ermeneutici, cosa non sufficientemente provata nel ricorso.

L’Assorbimento dell’Indennità Professionale: Il Punto Cruciale della retribuzione di posizione

Il cuore della decisione riguarda il rapporto tra la retribuzione di posizione e l’indennità professionale. La Corte d’Appello aveva detratto integralmente l’indennità professionale dall’importo dovuto. La Cassazione ha censurato questa impostazione, definendola errata.

Le Motivazioni della Sentenza

Basandosi sull’analisi dell’art. 92 del CCNL di settore, la Corte ha stabilito che la retribuzione di posizione non assorbe per intero l’indennità professionale. L’assorbimento è previsto solo parzialmente, ovvero ‘fino alla concorrenza delle misure corrispondenti alla pregressa indennità di impiego’. Questo significa che la detrazione operata dal giudice d’appello era eccessiva e non conforme alle disposizioni contrattuali. La Corte territoriale avrebbe dovuto demandare al Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) il compito di calcolare l’importo esatto da detrarre, basandosi sulla documentazione prodotta, come le buste paga. Inoltre, la Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale: grava sul datore di lavoro, in qualità di debitore, l’onere di dimostrare di aver pagato correttamente la retribuzione, e quindi di provare l’esatto ammontare delle somme da portare in detrazione.

Le Conclusioni

Per queste ragioni, la Corte di Cassazione ha accolto i motivi relativi all’errato calcolo della retribuzione di posizione. Ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello, in diversa composizione, affinché proceda a un nuovo esame della questione. Il nuovo giudice dovrà attenersi ai principi enunciati, calcolando correttamente l’importo dovuto al lavoratore, applicando la detrazione dell’indennità professionale solo nei limiti previsti dal contratto collettivo e tenendo conto che l’onere della prova del pagamento grava sull’ente datore di lavoro.

Come va calcolata la retribuzione di posizione in rapporto all’indennità professionale?
La retribuzione di posizione non assorbe integralmente l’indennità professionale. Secondo il CCNL di riferimento, l’assorbimento avviene solo fino alla concorrenza dell’importo della pregressa ‘indennità di impiego’, non per l’intero ammontare dell’indennità professionale.

Su chi ricade l’onere di dimostrare il corretto pagamento della retribuzione e delle relative detrazioni?
L’onere di dimostrare di aver compiutamente eseguito l’obbligazione di pagamento, inclusa la correttezza di eventuali detrazioni, grava sulla parte debitrice, ovvero sul datore di lavoro.

Il giudice può disporre una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) se i conteggi di una parte sono poco chiari?
Sì, la decisione di disporre una CTU rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. La Cassazione ha ribadito che questa scelta non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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