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Reticenza assicurato: quando perdi la copertura

Un dirigente amministrativo, citato per danno erariale, si è visto negare la copertura assicurativa. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la reticenza dell’assicurato su indagini a suo carico al momento della stipula del contratto fa perdere il diritto all’indennizzo. La sentenza chiarisce anche le regole procedurali per l’impugnazione in caso di domande alternative contro più parti.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Reticenza dell’assicurato: tacere costa caro, lo conferma la Cassazione

La trasparenza è un pilastro fondamentale del contratto di assicurazione. L’assicuratore valuta il rischio e determina il premio sulla base delle dichiarazioni fornite dal contraente. Ma cosa succede se quest’ultimo omette informazioni cruciali? Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito le gravi conseguenze della reticenza dell’assicurato, confermando che il silenzio su circostanze rilevanti può portare alla perdita totale del diritto all’indennizzo. Il caso analizzato offre spunti non solo sul diritto assicurativo ma anche su complesse questioni di procedura civile.

I Fatti del Caso

Un dirigente amministrativo di un’azienda sanitaria locale stipula, nel corso degli anni, diverse polizze per la responsabilità civile professionale con due differenti sindacati assicurativi. Anni dopo, la Corte dei Conti lo condanna a risarcire un ingente danno erariale causato all’azienda sanitaria per delibere da lui adottate in passato.

Il dirigente, quindi, si rivolge alle compagnie di assicurazione per essere tenuto indenne dalle somme che è stato condannato a pagare. La questione si complica perché, al momento della stipula di una delle polizze più recenti, il dirigente era già a conoscenza di un’indagine contabile a suo carico per gli stessi fatti, ma non aveva comunicato tale circostanza all’assicuratore. Quest’ultimo, una volta venuto a conoscenza dei fatti, ha rifiutato la copertura invocando proprio la reticenza del suo assicurato.

La Decisione della Cassazione e la Reticenza dell’Assicurato

La Corte di Cassazione ha dato ragione all’assicuratore, rigettando il ricorso del dirigente. Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione dell’articolo 1892 del Codice Civile, che disciplina le dichiarazioni inesatte e le reticenze con dolo o colpa grave.

Secondo la Corte, il dirigente, al momento di sottoscrivere la polizza, sapeva di essere sotto indagine. Questa era un’informazione essenziale per la valutazione del rischio da parte della compagnia assicurativa. Tacendo tale circostanza, ha violato l’obbligo di lealtà e buona fede contrattuale. La conseguenza, prevista dalla legge, è la perdita del diritto all’indennizzo. I giudici hanno chiarito che il silenzio su fatti che possono aggravare il rischio equivale a una dichiarazione inesatta e, se tenuto con dolo o colpa grave, legittima l’assicuratore a rifiutare il pagamento.

La Questione Procedurale: l’Appello Incidentale tra Più Parti

La vicenda presentava un ulteriore profilo di complessità. In primo grado, il dirigente aveva citato entrambi i sindacati assicurativi, chiedendo in via alternativa la condanna dell’uno o dell’altro. Il Tribunale aveva accolto parzialmente la domanda contro uno e respinto quella contro l’altro.

In appello, l’assicuratore condannato ha impugnato la sentenza. Il dirigente, a sua volta, ha cercato di riproporre la domanda contro l’altro assicuratore, ma la Corte d’Appello ha dichiarato la sua impugnazione inammissibile per tardività. La Cassazione, pur correggendo la motivazione della Corte d’Appello su un punto di diritto, ha confermato il risultato. Ha stabilito che quando un attore propone domande alternative contro due convenuti e la sentenza ne accoglie una, respingendo implicitamente l’altra, l’attore, per tutelarsi in caso di riforma in appello, deve proporre un formale appello incidentale condizionato e non può limitarsi a una semplice ‘riproposizione’ della domanda.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni della Suprema Corte sono state lineari e rigorose. Sul tema della reticenza dell’assicurato, i giudici hanno ribadito che la conoscenza di un’indagine a proprio carico è una circostanza che deve essere sempre dichiarata, poiché incide direttamente sulla valutazione del rischio che l’assicuratore si assume. Il silenzio consapevole integra una violazione che fa venir meno il sinallagma contrattuale, giustificando il mancato pagamento dell’indennizzo.

Sotto il profilo processuale, la Corte ha fatto applicazione dei principi consolidati delle Sezioni Unite in materia di impugnazioni. La decisione di primo grado, anche se non si pronuncia espressamente sul rigetto della domanda alternativa, la statuisce implicitamente. Di conseguenza, la parte che vuole rimetterla in discussione nel giudizio di appello deve utilizzare lo strumento specifico dell’impugnazione incidentale, con censure chiare e specifiche, e non può sperare che la domanda ‘assorbita’ riviva automaticamente.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

Questa sentenza offre due importanti lezioni. La prima è un monito per chiunque stipuli un contratto di assicurazione: la massima trasparenza è d’obbligo. Omettere circostanze rilevanti, soprattutto se si è a conoscenza di potenziali fonti di responsabilità, può vanificare completamente la copertura per cui si è pagato un premio. La seconda è di natura tecnica e riguarda la gestione dei processi con più parti: in caso di domande alternative, la parte parzialmente vittoriosa deve pianificare attentamente la propria strategia processuale in appello, utilizzando gli strumenti corretti, come l’appello incidentale condizionato, per non perdere la possibilità di far valere le proprie ragioni verso le altre parti.

Cosa succede se un assicurato non dichiara circostanze importanti al momento della stipula della polizza?
Secondo l’art. 1892 c.c., se l’assicurato, con dolo o colpa grave, nasconde circostanze che avrebbero indotto l’assicuratore a non dare il suo consenso o a darlo a condizioni diverse, perde il diritto all’indennizzo, come confermato in questo caso dalla Corte di Cassazione.

Se in primo grado viene accolta una domanda contro un convenuto e respinta quella contro un altro, come ci si deve comportare in appello?
La parte che aveva proposto le domande alternative deve presentare un appello incidentale condizionato contro la parte assolta in primo grado. Non è sufficiente ‘riproporre’ la domanda, poiché la sentenza di primo grado contiene una statuizione implicita di rigetto che deve essere formalmente impugnata.

Quando l’assicuratore perde il diritto di contestare il contratto per reticenza?
L’art. 1892 c.c. prevede che l’assicuratore decada dal diritto di impugnare il contratto se, dopo aver scoperto la reticenza, non agisce entro tre mesi. Tuttavia, la Cassazione chiarisce che questa regola si applica solo se il sinistro non si è ancora verificato. Se l’assicuratore scopre la reticenza dopo che il sinistro è avvenuto, può semplicemente rifiutare il pagamento dell’indennizzo senza essere soggetto a termini di decadenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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