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Restituzione somme prestate: l’onere della prova

Il caso esamina la richiesta di restituzione somme prestate per un valore di 15.000 euro. L’attore sosteneva l’esistenza di un mutuo, mentre la convenuta dichiarava trattarsi di una donazione. Il Tribunale ha respinto la domanda poiché l’attore non ha fornito prova del titolo giuridico che giustificasse l’obbligo di restituzione, dichiarando inoltre inammissibile l’azione di arricchimento senza causa.

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Pubblicato il 29 maggio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Restituzione somme prestate: chi deve provare il prestito?

Ottenere la restituzione somme prestate non è un automatismo legale. Spesso si commette l’errore di pensare che il semplice passaggio di denaro, magari documentato da un bonifico, sia sufficiente per costringere il beneficiario alla restituzione. Una recente sentenza del Tribunale di Brescia chiarisce invece quanto sia rigoroso l’onere probatorio in questi casi.

I fatti della controversia

La vicenda nasce dalla richiesta di un uomo che citava in giudizio una donna per ottenere la restituzione di 15.000 euro. Secondo l’attore, tale somma era stata consegnata a titolo di mutuo per permettere alla convenuta l’acquisto di un’attività commerciale (un bar).

La donna, costituendosi in giudizio, forniva una versione diametralmente opposta: sosteneva che tra i due vi fosse stato un intenso corteggiamento e che la somma fosse stata un regalo spontaneo dell’uomo per conquistare la sua simpatia. In assenza di un contratto scritto, il caso si è giocato interamente sulle regole della prova.

La prova nella restituzione somme prestate

Il Giudice ha rigettato la domanda principale basandosi su un principio consolidato della Corte di Cassazione. Per ottenere la restituzione somme prestate, non basta dimostrare che il denaro è passato da un conto all’altro. È necessario dimostrare il “titolo” in base al quale è avvenuta la consegna.

Poiché una somma di denaro può essere consegnata per molteplici ragioni (un regalo, l’adempimento di un debito precedente, una prestazione professionale), chi chiede i soldi indietro deve provare l’esistenza di un contratto di mutuo. Se il destinatario contesta la natura del prestito, l’onere della prova resta integralmente a carico di chi ha pagato.

Inammissibilità dell’azione di arricchimento senza causa

L’attore aveva proposto, in via subordinata, l’azione di ingiustificato arricchimento prevista dall’art. 2041 c.c. Tuttavia, il Tribunale ha dichiarato tale domanda inammissibile. Il motivo risiede nella natura “residuale” di questa azione: essa non può essere utilizzata se il danneggiato disponeva di un’altra azione (quella contrattuale) per farsi indennizzare, a prescindere dal fatto che quest’ultima sia stata persa per mancanza di prove.

Le motivazioni

Il Tribunale ha fondato la decisione sul fatto che l’attore non ha fornito alcun elemento di prova circa la stipulazione del contratto di mutuo. La semplice contestazione della convenuta sulla natura della somma ricevuta imponeva all’attore di dimostrare che quel denaro fosse stato effettivamente prestato con l’obbligo di resa. Non essendoci tracce di un accordo in tal senso, la domanda di restituzione somme prestate non poteva trovare accoglimento. Inoltre, il fallimento della prova del contratto non permette di ripiegare sull’azione di arricchimento, poiché l’ordinamento impedisce di aggirare le regole probatorie ordinarie attraverso rimedi sussidiari.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ha rigettato integralmente le pretese dell’attore, confermando che il rischio della mancata prova ricade su chi agisce in giudizio. L’attore è stato condannato alla rifusione delle spese legali in favore della convenuta, liquidate in oltre 3.000 euro più oneri accessori. Questo provvedimento serve da monito: quando si presta denaro, è essenziale formalizzare l’accordo per iscritto per non rischiare di perdere definitivamente la somma erogata.

Cosa succede se presto dei soldi a un amico senza un contratto scritto?
Se il beneficiario nega che si tratti di un prestito e sostiene sia un regalo, avrai l’onere di provare in tribunale che esisteva un accordo per la restituzione, altrimenti non otterrai il rimborso.

Il bonifico bancario è una prova sufficiente per ottenere la restituzione?
No, il bonifico prova solo il passaggio di denaro ma non il titolo giuridico, quindi non dimostra automaticamente l’obbligo di restituzione tipico del contratto di mutuo.

Posso chiedere l’arricchimento senza causa se perdo la causa per mancanza di prove?
No, l’azione di arricchimento senza causa è inammissibile se potevi esercitare l’azione contrattuale, anche se quest’ultima è stata respinta perché non sei riuscito a dimostrare i fatti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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