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Responsabilità solidale datore di lavoro: il caso del FIS

La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale del datore di lavoro cedente e cessionario per il pagamento di somme equivalenti all’integrazione salariale (FIS) non percepita dai lavoratori a seguito di un trasferimento di ramo d’azienda. La Corte ha chiarito che la domanda per differenze retributive può essere riqualificata dal giudice come richiesta di risarcimento, senza incorrere nel vizio di ultrapetizione, e che la garanzia dell’art. 2112 c.c. copre tutti i crediti del lavoratore, inclusi quelli di natura risarcitoria.

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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Integrazione Salariale Negata: la Responsabilità Solidale del Datore di Lavoro

Nel contesto dei trasferimenti d’azienda, la tutela dei diritti dei lavoratori è un principio cardine del nostro ordinamento. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ha rafforzato questo principio, chiarendo l’estensione della responsabilità solidale del datore di lavoro, cedente e cessionario, anche per le somme dovute a titolo di integrazione salariale non corrisposta dall’INPS. Questa decisione offre importanti spunti sulla qualificazione giuridica delle pretese dei lavoratori e sulla portata delle garanzie previste dalla legge.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un affitto di ramo d’azienda, a seguito del quale un gruppo di lavoratori transitava dalla società cedente alla società cessionaria. A causa di difficoltà, la nuova azienda datrice di lavoro concordava con i sindacati una riduzione dell’orario di lavoro, facendo ricorso al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) per coprire le ore non lavorate.

Tuttavia, l’INPS rigettava la richiesta di pagamento del FIS. Di conseguenza, i lavoratori si trovavano a percepire una retribuzione ridotta senza ricevere l’integrazione prevista. Dopo la risoluzione del contratto di affitto d’azienda, i lavoratori tornavano alle dipendenze della società cedente e agivano in giudizio contro entrambe le società per ottenere il pagamento delle differenze retributive maturate nel periodo di orario ridotto.

La Decisione della Cassazione sulla Responsabilità Solidale del Datore di Lavoro

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società cedente, confermando le decisioni dei giudici di merito. I punti chiave della pronuncia sono due.

Il primo riguarda il presunto vizio di ultrapetizione. La società ricorrente sosteneva che i lavoratori avessero chiesto differenze retributive, mentre il Tribunale aveva riconosciuto una somma a titolo di risarcimento del danno, pari all’integrazione salariale non percepita. La Corte ha stabilito che non vi è stata alcuna ultrapetizione. Il giudice, infatti, ha il potere di qualificare giuridicamente i fatti presentati dalle parti (causa petendi). La richiesta dei lavoratori, pur definita come ‘differenze retributive’, si fondava sul mancato percepimento di una parte della retribuzione a causa del rigetto della domanda di FIS. Il Tribunale si è limitato ad applicare la norma specifica (art. 15, co. 4, d.lgs. n. 148/2015), che obbliga il datore di lavoro a corrispondere una somma pari all’integrazione mancata, senza alterare i fatti costitutivi della pretesa.

Il secondo e cruciale punto concerne la responsabilità solidale del datore di lavoro. La Corte ha ribadito la vasta portata dell’art. 2112 c.c., che stabilisce la responsabilità solidale del cedente e del cessionario per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Questa garanzia, secondo la Corte, non si limita ai crediti di natura puramente retributiva, ma si estende a tutti i crediti derivanti dal rapporto di lavoro, inclusi quelli di natura risarcitoria come quello in esame.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione teleologica e sistematica delle norme a tutela del lavoratore. Il legislatore, con il d.lgs. n. 148/2015, ha inteso proteggere il lavoratore nel caso in cui l’integrazione salariale venga a mancare per un fatto imputabile al datore di lavoro. In tale ipotesi, l’obbligo di quest’ultimo di pagare una somma corrispondente non libera il datore stesso dall’obbligo retributivo originario, ma ne costituisce l’adempimento in una forma diversa.

Per quanto riguarda la responsabilità solidale, la Cassazione ha sottolineato che l’art. 2112 c.c. ha una funzione di garanzia generale. Distinguere tra crediti retributivi e risarcitori sarebbe contrario alla finalità della norma, che è quella di assicurare al lavoratore la piena soddisfazione dei suoi diritti economici, indipendentemente dalla natura giuridica del credito. La Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d’Appello sufficiente e non apparente, in quanto basata proprio sull’ampia portata della solidarietà passiva prevista dalla legge.

Le Conclusioni

Questa ordinanza consolida un importante principio di tutela per i lavoratori coinvolti in operazioni di trasferimento d’azienda. Le conclusioni pratiche sono significative:

1. Tutela Rafforzata: I lavoratori possono agire indifferentemente nei confronti dell’azienda cedente o di quella cessionaria per recuperare qualsiasi credito maturato, anche se di natura risarcitoria.
2. Responsabilità dell’Impresa: Le aziende devono essere consapevoli che la responsabilità per la mancata erogazione di ammortizzatori sociali ricade su di esse e che, in caso di trasferimento d’azienda, tale responsabilità si estende anche all’altro soggetto coinvolto nell’operazione.
3. Potere del Giudice: Viene confermato il potere del giudice di interpretare la domanda del lavoratore in base ai fatti esposti, garantendo una tutela sostanziale dei diritti al di là del formalismo della terminologia utilizzata.

Se un datore di lavoro non riesce a far ottenere al dipendente l’integrazione salariale (FIS), è comunque tenuto a pagare?
Sì. Secondo la sentenza, se l’integrazione salariale manca per un fatto addebitabile al datore di lavoro, quest’ultimo non è liberato dall’obbligo retributivo e deve pagare al lavoratore una somma corrispondente all’integrazione perduta.

In un trasferimento di ramo d’azienda, anche l’azienda originaria (cedente) è responsabile per i debiti verso i lavoratori sorti dopo il trasferimento?
Sì. La Corte ha confermato che, ai sensi dell’art. 2112 del codice civile, il cedente e il cessionario sono responsabili in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al momento del trasferimento. Questa responsabilità copre anche i crediti di natura risarcitoria, come quelli derivanti dalla mancata percezione del FIS.

Può un giudice condannare il datore di lavoro a un risarcimento se il lavoratore ha chiesto solo il pagamento di ‘differenze retributive’?
Sì. La Corte ha stabilito che non si tratta di ultrapetizione. Il giudice ha il compito di qualificare giuridicamente i fatti allegati. Se la richiesta di ‘differenze retributive’ si basa sulla mancata ricezione di una somma (come l’integrazione salariale), il giudice può correttamente condannare il datore a pagare un importo equivalente a titolo risarcitorio, in quanto la pretesa nasce dallo stesso evento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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