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Responsabilità proprietario strada: la Cassazione chiarisce

Un cittadino ha citato in giudizio un comune per le lesioni subite a seguito di una caduta su una strada provinciale che attraversava il suo territorio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del proprietario della strada spetta alla Provincia, e non al Comune, quando il tratto di strada in questione attraversa un centro abitato con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, anche se la popolazione totale del Comune è superiore a tale soglia. Di conseguenza, la richiesta del cittadino è stata definitivamente respinta.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Responsabilità proprietario strada: la Cassazione sul criterio dei 10.000 abitanti

In caso di incidente causato da una buca, a chi spetta la responsabilità del proprietario della strada? La domanda, apparentemente semplice, può nascondere complesse questioni giuridiche, specialmente quando una strada provinciale attraversa il territorio di un comune. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale, ribadendo un principio consolidato sull’interpretazione del Codice della Strada e sul criterio demografico per l’attribuzione della competenza.

I Fatti del Caso: una caduta e il dubbio sulla proprietà della via

La vicenda ha origine dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da un cittadino nei confronti del Comune di Capaccio Paestum. Nel 2014, l’uomo era caduto a causa di alcune buche presenti sul manto stradale di una via del centro, procurandosi lesioni personali.

Il Comune si era difeso fin da subito eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva, sostenendo cioè di non essere il soggetto giuridico corretto a cui rivolgere la richiesta. La strada in questione, infatti, era di proprietà della Provincia di Salerno. Se in primo grado il Giudice di Pace aveva dato ragione al cittadino, condannando il Comune, la decisione è stata ribaltata in appello. Il Tribunale ha accolto la tesi del Comune, basandosi su una delibera comunale che suddivideva il territorio in tredici distinti centri abitati, nessuno dei quali superava la soglia dei 10.000 abitanti. Tale circostanza, secondo il giudice d’appello, era decisiva per escludere il trasferimento della proprietà della strada dalla Provincia al Comune.

La Decisione della Corte di Cassazione

Il cittadino ha quindi proposto ricorso in Cassazione, contestando l’interpretazione della norma. A sua volta, il Comune ha presentato un ricorso incidentale, lamentando la compensazione delle spese legali decisa in appello con una motivazione ritenuta incomprensibile. La Suprema Corte si è pronunciata su entrambi i fronti.

La corretta individuazione della responsabilità del proprietario strada

Il punto centrale della controversia riguardava l’articolo 2, comma 7, del Codice della Strada (d.lgs. 285/1992). Questa norma stabilisce che le strade provinciali che attraversano centri abitati con popolazione superiore a diecimila abitanti diventano di competenza comunale. Il ricorrente sosteneva che il dato demografico dovesse riferirsi alla popolazione complessiva del Comune, che nel caso di specie era superiore a tale soglia.

La Cassazione ha respinto questa interpretazione. Gli Ermellini hanno confermato l’orientamento giurisprudenziale consolidato, secondo cui il limite dei 10.000 abitanti non deve essere riferito al Comune nella sua interezza, bensì alla singola frazione o centro abitato, topograficamente separato, attraversato dalla strada. Poiché il Comune aveva fornito la prova che il centro specifico dove era avvenuto l’incidente contava meno di diecimila residenti, la strada era correttamente rimasta di proprietà provinciale. Di conseguenza, il Comune non poteva essere ritenuto responsabile.

La questione delle spese legali e la motivazione “apparente”

La Corte ha invece accolto il ricorso del Comune. Il Tribunale d’appello aveva giustificato la compensazione delle spese legali facendo un vago riferimento a una “ondivaga giurisprudenza di merito” senza fornire alcun dettaglio. Secondo la Cassazione, tale giustificazione costituisce un esempio di “motivazione apparente”, ovvero una motivazione che esiste solo graficamente ma non permette di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice. Questa carenza rende la sentenza nulla su quel punto. Di conseguenza, la Corte ha cassato la decisione sulle spese e, decidendo nel merito, ha condannato il cittadino a pagare tutte le spese legali dei tre gradi di giudizio.

Le motivazioni

La decisione della Cassazione si fonda su una lettura letterale e coerente dell’art. 2, comma 7, del Codice della Strada. La giurisprudenza ha da tempo chiarito che per l’individuazione dell’ente proprietario non basta il mero dato topografico (la strada si trova nel territorio comunale), ma è necessario un accertamento demografico specifico. Il limite di diecimila abitanti è stato posto dal legislatore come spartiacque per il trasferimento di oneri gestionali e di custodia, ritenendo che solo i centri abitati di una certa dimensione giustifichino il passaggio di competenze dalla Provincia al Comune. Ignorare la specificità del singolo centro abitato e considerare la popolazione dell’intero comune snaturerebbe la finalità della norma. Per quanto riguarda la nullità della statuizione sulle spese, la Corte ha ribadito il principio costituzionale secondo cui ogni decisione giurisdizionale deve essere sorretta da una motivazione reale e comprensibile, che consenta alle parti di capire le ragioni della decisione e di esercitare il proprio diritto di difesa.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame offre due importanti spunti pratici. In primo luogo, conferma che per stabilire la responsabilità del proprietario della strada in caso di sinistri, è cruciale identificare correttamente l’ente proprietario, basandosi non sulla popolazione totale del Comune, ma su quella specifica del centro abitato attraversato dalla via. Questo richiede un’analisi precisa dei dati demografici e delle delibere comunali. In secondo luogo, evidenzia come una motivazione giudiziale non possa essere una formula di stile, ma debba sempre spiegare in modo chiaro e concreto il ragionamento del giudice, pena la sua nullità.

A chi spetta la responsabilità per una caduta su una strada provinciale che attraversa un comune?
La responsabilità spetta all’ente proprietario della strada. Se la strada provinciale attraversa un centro abitato con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, il proprietario rimane la Provincia. Se invece la popolazione di quel specifico centro abitato è superiore a 10.000, la proprietà e la relativa responsabilità passano al Comune.

Come si determina se un tratto di strada provinciale diventa di competenza comunale?
Si deve fare riferimento alla popolazione del singolo centro abitato o della frazione, topograficamente separata, che la strada attraversa. Non si deve considerare la popolazione totale del Comune. È necessario accertare se questo specifico centro superi la soglia dei diecimila abitanti.

Cosa si intende per “motivazione apparente” in una sentenza?
Si ha una motivazione apparente quando il giudice, pur scrivendo una giustificazione, usa formule talmente generiche, vaghe o illogiche da non rendere comprensibile l’iter logico che ha portato alla sua decisione. Una tale motivazione rende la sentenza nulla su quel punto specifico, perché viola l’obbligo costituzionale di motivare i provvedimenti giurisdizionali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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