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Responsabilità precontrattuale e contratto nullo

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un’impresa affiliata che, dopo la dichiarazione di nullità del contratto di franchising orale, tentava di far valere la responsabilità precontrattuale del franchisor. La Corte ha stabilito che la domanda, incentrata in origine sulla risoluzione per inadempimento, non poteva essere reinterpretata in sede di legittimità come una richiesta di risarcimento per comportamento scorretto durante le trattative, trattandosi di una questione nuova.

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Responsabilità Precontrattuale: Quando la Domanda è Tardiva

Nel complesso mondo delle controversie legali, la distinzione tra diversi tipi di responsabilità è cruciale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre uno spunto fondamentale sulla differenza tra responsabilità contrattuale e responsabilità precontrattuale, chiarendo i limiti entro cui una domanda può essere modificata o reinterpretata nel corso di un giudizio. La vicenda riguarda un contratto di franchising nullo per difetto di forma e il tentativo, risultato vano, di ottenere un risarcimento basato sulla condotta scorretta tenuta prima della sua stipula.

I Fatti del Caso: Un Contratto di Franchising Orale

Una società affiliata (franchisee) aveva stipulato un contratto di franchising verbale con un noto marchio (franchisor). In base a tale accordo, il franchisor si impegnava a fornire non solo capi di abbigliamento, ma anche una serie di servizi accessori come l’arredamento, la progettazione e la ristrutturazione del punto vendita.

Ritenendo che il franchisor non avesse adempiuto ai propri obblighi (mancata esecuzione dei lavori, sconti non applicati, merce non fornita), l’affiliato lo citava in giudizio presso il Tribunale, chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il conseguente risarcimento dei danni.

Il Tribunale di primo grado accoglieva parzialmente la domanda, riconoscendo l’inadempimento del franchisor e condannandolo al risarcimento.

La Decisione della Corte d’Appello: La Nullità del Contratto

La Corte d’Appello ribaltava completamente la decisione. I giudici di secondo grado osservavano un punto fondamentale, già emerso in primo grado: il contratto era stato concluso solo oralmente. Poiché la legge per il contratto di franchising impone la forma scritta ad substantiam, ovvero come requisito essenziale di validità, il contratto era da considerarsi nullo.

Di conseguenza, un contratto nullo non può essere ‘risolto’ per inadempimento. La nullità travolge l’intero accordo, rendendolo privo di effetti sin dall’origine. La Corte d’Appello rigettava, quindi, tutte le domande dell’affiliato basate sull’esistenza e sulla violazione di quel contratto.

La Tesi Alternativa sulla Responsabilità Precontrattuale

Di fronte a questa decisione, l’affiliato ricorreva in Cassazione, tentando una nuova linea difensiva. Sosteneva che i giudici d’appello avessero errato nell’interpretare la sua domanda originaria. A suo dire, la richiesta di risarcimento non si basava solo sull’inadempimento contrattuale, ma implicitamente anche sulla responsabilità precontrattuale.

La tesi era che il franchisor, abusando della sua posizione dominante, avesse imposto un contratto orale, agendo in modo sleale durante le trattative. Questa condotta illecita, tenuta prima della stipula del contratto (poi risultato nullo), avrebbe comunque generato un danno risarcibile.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l’interpretazione del contenuto e dell’ampiezza di una domanda giudiziale spetta al giudice di merito e può essere contestata in Cassazione solo per gravi vizi di motivazione, che nel caso specifico non erano stati adeguatamente provati.

La Corte ha sottolineato che la domanda originaria era inequivocabilmente fondata sulla responsabilità contrattuale, come dimostrava la richiesta esplicita di ‘risoluzione del contratto di franchising per grave inadempimento’. Non vi era traccia di una domanda subordinata o alternativa basata sulla responsabilità precontrattuale.

Inoltre, il ricorrente non ha dimostrato di aver sollevato specificamente la questione della responsabilità precontrattuale davanti alla Corte d’Appello. Introdurre questo argomento per la prima volta in sede di Cassazione costituisce una ‘domanda nuova’, come tale inammissibile. Gli argomenti a sostegno di una domanda nuova non possono essere esaminati dalla Suprema Corte.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio procedurale fondamentale: le domande e le eccezioni devono essere chiaramente definite nei primi gradi di giudizio. Non è possibile ‘cambiare le carte in tavola’ davanti alla Corte di Cassazione, tentando di dare una nuova lettura alle proprie richieste originarie. Sebbene la responsabilità precontrattuale possa effettivamente sorgere anche quando si stipula un contratto nullo, la relativa domanda deve essere formulata in modo esplicito e tempestivo. In caso contrario, come dimostra questa vicenda, si rischia di veder preclusa ogni possibilità di ottenere giustizia, anche se le proprie ragioni potevano avere un fondamento sostanziale.

Un contratto di franchising stipulato oralmente è valido?
No, un contratto di franchising concluso oralmente è nullo. La legge richiede espressamente la forma scritta come requisito essenziale per la sua validità (forma ad substantiam).

Se un contratto è nullo, si può chiedere la risoluzione per inadempimento?
No. Un contratto nullo è privo di effetti giuridici fin dall’origine e non può essere risolto per inadempimento. La parte interessata deve chiederne la dichiarazione di nullità.

È possibile chiedere in Cassazione un risarcimento per responsabilità precontrattuale se nei gradi precedenti si era chiesta solo la risoluzione del contratto?
No. Secondo la Corte, la domanda di risarcimento per responsabilità precontrattuale è una domanda diversa e autonoma rispetto a quella per inadempimento contrattuale. Se non è stata specificamente formulata nei gradi di merito, non può essere proposta per la prima volta in Cassazione, in quanto considerata ‘domanda nuova’ e quindi inammissibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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