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Responsabilità banca negoziatrice: quando è diligente?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17291/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità della banca negoziatrice in caso di pagamento di un assegno non trasferibile contraffatto. Se la banca dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il presentatore con documenti validi e accreditando la somma su un conto corrente, non è tenuta al risarcimento del danno, anche se il soggetto non era il legittimo beneficiario.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Assegno Falso: Quando la Banca non Risponde? La Cassazione Chiarisce

Il pagamento di un assegno contraffatto rappresenta un incubo per chi lo emette. Ma cosa succede quando una banca paga il titolo a un truffatore? La responsabilità banca negoziatrice è automatica? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 17291 del 24 giugno 2024, offre importanti chiarimenti, stabilendo che la banca può essere esente da colpa se dimostra di aver agito con la massima diligenza.

I Fatti del Caso

Una compagnia assicurativa emetteva un assegno di traenza non trasferibile per un importo di circa 1.700 euro, destinato a un proprio cliente. L’assegno veniva spedito tramite posta prioritaria, un metodo non tracciabile. Il titolo, tuttavia, non giunse mai al legittimo beneficiario. Venne invece intercettato, contraffatto nel nome del beneficiario, e presentato per l’incasso presso una filiale di un noto istituto di credito.

Il truffatore, presentatosi con il nome falso indicato sull’assegno, era stato identificato tramite carta d’identità e tesserino del codice fiscale. La banca negoziatrice, dopo aver effettuato i controlli, accreditava la somma sul conto corrente che il truffatore stesso deteneva presso quella filiale. La compagnia assicurativa, venuta a conoscenza della frode, citava in giudizio la banca per ottenere il risarcimento del danno.

Il Percorso Giudiziario e la questione della responsabilità banca negoziatrice

Il Giudice di Pace, in primo grado, dava ragione alla compagnia assicurativa, condannando la banca al risarcimento. La decisione veniva però ribaltata in appello. Il Tribunale, infatti, accoglieva la tesi della banca, riconoscendo la natura contrattuale della sua responsabilità (derivante da ‘contatto sociale’) e ritenendo che l’istituto avesse fornito la prova di aver agito con la diligenza richiesta dall’art. 1176 c.c.

Secondo il giudice d’appello, l’identificazione del presentatore tramite documenti e la verifica che fosse un cliente con un conto corrente aperto presso la stessa filiale erano elementi sufficienti a escludere la colpa. La compagnia assicurativa, non soddisfatta, ricorreva quindi in Cassazione.

Le Argomentazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia assicurativa, confermando la sentenza d’appello. I giudici hanno ribadito alcuni principi fondamentali in materia di responsabilità banca negoziatrice.

In primo luogo, la responsabilità della banca che paga un assegno non trasferibile a una persona non legittimata ha natura contrattuale. Ciò significa che la banca è considerata inadempiente, a meno che non dimostri che l’inadempimento non le è imputabile. Per farlo, deve provare di aver agito con la diligenza qualificata del ‘buon banchiere’.

Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse solida e non apparente. Il giudice di merito aveva correttamente valutato gli elementi fattuali: la banca aveva depositato in atti la copia dei documenti di identità del presentatore e gli estratti del suo conto corrente. Questi elementi, secondo la Corte, erano sufficienti a dimostrare che non vi erano motivi di sospetto tali da richiedere verifiche più approfondite sulla genuinità del titolo o sull’identità della persona.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione ha chiarito che la diligenza richiesta alla banca deve essere valutata caso per caso. Non è un obbligo di risultato, ma un obbligo di mezzi. La banca non è tenuta a svolgere indagini investigative complesse o accertamenti tecnici su ogni documento, soprattutto se non emergono palesi anomalie. Il fatto che il pagamento non sia avvenuto ‘per cassa’, ma tramite accredito su un conto corrente, è stato considerato un elemento a favore della banca, poiché garantisce la tracciabilità dell’operazione.

Inoltre, la Corte ha sottolineato come la scelta della compagnia assicurativa di spedire l’assegno tramite posta ordinaria abbia contribuito a creare la situazione di rischio. Questo metodo di spedizione, infatti, non permette di verificare la ricezione del titolo da parte del destinatario, impedendo un tempestivo allarme in caso di mancata consegna.

Infine, i motivi di ricorso della compagnia sono stati giudicati inammissibili perché, di fatto, chiedevano alla Corte di Cassazione una nuova valutazione del merito della vicenda e delle prove, un’attività che esula dalle competenze del giudice di legittimità.

Conclusioni

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale importante: la responsabilità banca negoziatrice non è oggettiva. L’istituto di credito può andare esente da colpa se dimostra di aver adottato tutte le cautele esigibili da un operatore professionale. L’identificazione del cliente e l’accredito su un conto preesistente sono considerate pratiche diligenti, in assenza di evidenti segnali di allarme. La decisione serve anche da monito per chi emette assegni: la scelta di modalità di spedizione non sicure, come la posta ordinaria, può esporre a rischi significativi e indebolire la propria posizione in un eventuale contenzioso.

Che tipo di responsabilità ha la banca che paga un assegno non trasferibile a una persona diversa dal beneficiario?
La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di una responsabilità di natura contrattuale, che sorge da un ‘contatto sociale’ qualificato. La banca è quindi tenuta a provare di aver agito con la massima diligenza professionale per essere esonerata dal risarcimento.

Quali controlli sono sufficienti per dimostrare la diligenza della banca?
Secondo l’ordinanza, è stata considerata sufficiente l’identificazione del presentatore tramite carta d’identità e codice fiscale, unita al fatto che la somma è stata accreditata su un conto corrente già esistente presso la stessa banca, anziché pagata in contanti. Questo, in assenza di evidenti sospetti di falsificazione.

La modalità di spedizione dell’assegno influisce sulla responsabilità?
Sì, la Corte ha evidenziato che la spedizione tramite posta ordinaria, non essendo tracciabile, ha impedito all’emittente di accertare tempestivamente la mancata ricezione del titolo, contribuendo alla situazione di rischio. Questo elemento è stato considerato nella valutazione complessiva della vicenda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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