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Responsabilità banca assegno e diligenza richiesta

Una società assicurativa cita in giudizio un istituto di credito per l’incasso di un assegno non trasferibile sottratto e pagato a un soggetto non legittimato. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18081/2024, ha cassato la decisione dei giudici di merito, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la diligenza della banca negoziatrice non impone di richiedere due documenti d’identità, essendo sufficiente un solo documento valido in assenza di palesi anomalie. Secondo, la spedizione di un assegno tramite posta ordinaria costituisce concorso di colpa del mittente, data l’insicurezza del mezzo, riducendo così la responsabilità della banca per l’assegno. Il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Responsabilità Banca Assegno: La Cassazione Ridefinisce Diligenza e Colpa del Mittente

L’ordinanza n. 18081/2024 della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale nella gestione dei pagamenti: la responsabilità della banca per un assegno non trasferibile pagato alla persona sbagliata. La decisione introduce chiarimenti fondamentali sui doveri di diligenza dell’operatore bancario e, soprattutto, sul ruolo del mittente che sceglie un metodo di spedizione insicuro come la posta ordinaria. Questa pronuncia cambia le carte in tavola, bilanciando le responsabilità tra chi negozia il titolo e chi lo mette in circolazione in modo imprudente.

I Fatti di Causa: Il Pagamento di un Assegno Sottratto

Una compagnia di assicurazioni aveva spedito due assegni di traenza non trasferibili tramite posta ordinaria. I titoli, tuttavia, non sono mai giunti ai legittimi beneficiari. Sono stati invece sottratti e incassati da un soggetto non autorizzato presso un operatore postale, che aveva aperto dei libretti di risparmio a nome fittizio proprio a questo scopo. La compagnia assicurativa, dopo aver risarcito i beneficiari, ha citato in giudizio l’operatore postale per ottenere il rimborso della somma, sostenendo una sua negligenza nell’identificazione del presentatore. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione alla compagnia, condannando l’operatore postale al risarcimento integrale.

La Responsabilità della Banca e il Dovere di Diligenza Qualificata

Il primo punto cruciale analizzato dalla Cassazione riguarda l’estensione della diligenza richiesta all’operatore che paga l’assegno. La Corte d’Appello aveva ritenuto l’operatore negligente per non aver richiesto due documenti d’identità muniti di fotografia, basandosi su una circolare dell’ABI. La Cassazione ha ribaltato questa visione, affermando un principio di diritto fondamentale: la legge (in particolare il D.P.R. 445/2000) considera idoneo all’identificazione qualsiasi documento di riconoscimento valido rilasciato da un’amministrazione dello Stato. Pertanto, l’aver fatto affidamento su un solo documento (una patente di guida), in assenza di evidenti segni di contraffazione, non costituisce di per sé una condotta negligente. Le circolari interne, come quelle dell’ABI, sono raccomandazioni e non possono assurgere a parametro legale per valutare la colpa. La diligenza richiesta è quella professionale, che va commisurata agli standard legali e sociali, non a prassi interne non vincolanti.

Concorso di Colpa e la Responsabilità della Banca per l’Assegno

Il secondo e forse più impattante principio affermato dalla Corte riguarda il concorso di colpa del mittente. La compagnia assicurativa aveva scelto di spedire gli assegni tramite posta ordinaria. La Corte d’Appello aveva escluso che questa scelta avesse rilevanza causale nel danno, seguendo un orientamento giurisprudenziale ormai superato. La Cassazione, richiamando le pronunce delle Sezioni Unite (in particolare le sentenze n. 9669 e 9670 del 2020), ha invece sancito che la spedizione di un assegno tramite posta ordinaria costituisce una condotta idonea a giustificare un concorso di colpa del mittente.

La Svolta delle Sezioni Unite

Le Sezioni Unite hanno chiarito che chi sceglie un metodo di spedizione privo di tracciabilità e di garanzie di consegna sicura (come la posta raccomandata o assicurata), si espone volontariamente a un rischio superiore a quello accettabile secondo le normali regole di prudenza. Questa scelta non è una causa remota del danno, ma un antecedente necessario che concorre con il comportamento colposo della banca nell’identificazione del presentatore. Pertanto, la responsabilità della banca per l’assegno deve essere diminuita in proporzione alla colpa del mittente.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione cassando la sentenza impugnata su due fronti. In primo luogo, ha ritenuto errata la valutazione della Corte d’Appello sulla diligenza, specificando che il giudizio deve basarsi su norme di legge e standard oggettivi, non su raccomandazioni non precettive. L’identificazione con un solo documento valido è conforme alla legge e, in assenza di palesi indizi di falsità, non può essere considerata colposa. In secondo luogo, e in modo ancora più netto, ha accolto il motivo relativo al concorso di colpa. La Corte ha sottolineato come la giurisprudenza di legittimità si sia consolidata nel riconoscere che l’invio di un titolo di credito tramite posta ordinaria costituisce un’imprudenza che contribuisce causalmente all’evento dannoso. Ignorare questa condotta del mittente significherebbe addossare ingiustamente l’intero peso del danno sull’operatore negoziatore.

Le conclusioni

L’ordinanza n. 18081/2024 ha importanti implicazioni pratiche. Per gli istituti bancari e postali, chiarisce che la diligenza nell’identificazione va misurata sui parametri di legge, senza che circolari interne possano creare obblighi più stringenti. Per i cittadini e le aziende, invece, lancia un messaggio inequivocabile: spedire assegni o altri valori tramite posta ordinaria è una pratica rischiosa che, in caso di furto e incasso fraudolento, comporterà una condivisione della responsabilità e, di conseguenza, un risarcimento solo parziale. La scelta di metodi di pagamento più sicuri, come i bonifici, o di spedizioni tracciabili e assicurate diventa quindi non solo una scelta prudente, ma una necessità per tutelare pienamente i propri diritti.

Una banca è sempre negligente se identifica una persona con un solo documento d’identità per l’incasso di un assegno?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’identificazione tramite un solo documento di riconoscimento valido, come previsto dalla legge (D.P.R. 445/2000), è di norma sufficiente. Una condotta negligente sussiste solo se il documento presenta evidenti segni di alterazione o se vi sono altre circostanze concrete che possano generare un fondato sospetto.

Chi spedisce un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria ha una parte di colpa se questo viene rubato e incassato illecitamente?
Sì. Secondo l’orientamento consolidato delle Sezioni Unite richiamato dalla Corte, la scelta di utilizzare la posta ordinaria, un metodo intrinsecamente insicuro e non tracciabile, costituisce un’assunzione volontaria di rischio. Tale comportamento è considerato una concausa del danno (concorso di colpa del mittente) e comporta una riduzione del risarcimento dovuto dalla banca negoziatrice.

Qual è la natura della responsabilità della banca che paga un assegno non trasferibile a una persona diversa dal beneficiario?
La responsabilità è di natura contrattuale, basata sulla teoria del ‘contatto sociale’. La banca, in quanto operatore professionale, ha un obbligo di protezione verso tutti i soggetti interessati al buon fine della circolazione del titolo. La violazione di questo obbligo, ad esempio tramite una negligente identificazione, fa sorgere una responsabilità contrattuale, anche in assenza di un rapporto diretto con il danneggiato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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