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Regolamento di confini: poteri del giudice e prove

La Corte di Cassazione chiarisce i poteri del giudice nell’azione di regolamento di confini, affermando che può utilizzare ogni mezzo di prova, inclusa la CTU, per determinare la linea di demarcazione. Il caso riguardava uno sconfinamento edilizio ai danni di un ente ecclesiastico. La Corte ha rigettato il ricorso principale della proprietaria che contestava l’accertamento, ma ha accolto parzialmente il ricorso incidentale dell’ente per un’omessa pronuncia su un impianto di condizionamento.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Regolamento di Confini: La Cassazione sui Poteri del Giudice e l’Onere della Prova

L’incertezza sui confini tra proprietà può generare controversie complesse e durature. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti sull’azione di regolamento di confini, delineando i poteri del giudice e la ripartizione dell’onere probatorio tra le parti. La vicenda analizzata riguarda la costruzione di una terrazza che, secondo un ente ecclesiastico, sconfinava sulla copertura di una cappella di sua proprietà.

I Fatti di Causa

Un ente ecclesiastico citava in giudizio la proprietaria di un immobile confinante, sostenendo che quest’ultima, dopo aver demolito il tetto a falda di una cappella di proprietà dell’ente, lo avesse sostituito con una nuova costruzione di due piani, di cui uno adibito a terrazzo. Questa operazione avrebbe comportato uno sconfinamento di oltre due metri nella proprietà dell’ente. Inoltre, l’ente lamentava danni derivanti da infiltrazioni d’acqua causate dalle piante sul terrazzo, l’oscuramento di una vetrata e il posizionamento di un impianto di condizionamento in aggetto sulla sua proprietà. Di conseguenza, chiedeva al Tribunale di accertare il confine esatto, ordinare la rimozione delle opere abusive e condannare la vicina al risarcimento dei danni.

Lo Svolgimento del Processo nei Gradi di Merito

Il Tribunale di primo grado, basandosi sulle conclusioni di una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), accoglieva parzialmente la domanda dell’ente. Veniva accertato che il confine al secondo piano corrispondeva a quello dei piani inferiori, seguendo la muratura esterna della chiesa. Di conseguenza, la proprietaria veniva condannata a rimuovere le opere realizzate oltre tale confine.

La proprietaria impugnava la sentenza dinanzi alla Corte d’Appello, che però confermava la decisione di primo grado. La Corte territoriale respingeva le censure della donna, sottolineando che l’eccezione di usucapione era stata sollevata tardivamente e che la CTU non presentava vizi di nullità, essendo state le sue conclusioni correttamente vagliate e recepite dal giudice.

Il Ricorso in Cassazione e l’Azione di Regolamento di Confini

La vicenda approdava quindi in Corte di Cassazione. La proprietaria, con il ricorso principale, lamentava principalmente la violazione dell’art. 950 c.c. (azione di regolamento di confini), sostenendo che la Corte d’Appello avesse erroneamente ritenuto ammissibile la domanda dell’ente senza che quest’ultimo avesse fornito prova della sua proprietà sull’area contesa. Contestava inoltre la tardività dell’eccezione di usucapione e la presunta nullità della CTU.

L’ente ecclesiastico, a sua volta, proponeva un ricorso incidentale, lamentando che la Corte d’Appello avesse omesso di pronunciarsi sulla violazione delle distanze legali per le fioriere e, soprattutto, per l’impianto di condizionamento dell’aria posto in aggetto sulla sua proprietà.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso principale della proprietaria. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale in materia di regolamento di confini: si tratta di una vindicatio incertae partis, un’azione in cui l’onere di provare l’esatta linea di confine grava su entrambe le parti. Il giudice, svincolato dal principio actore non probante reus absolvitur (se l’attore non prova, il convenuto è assolto), ha un ampio potere discrezionale. Può determinare il confine utilizzando ogni mezzo istruttorio che ritenga attendibile, inclusi i titoli di acquisto, le mappe catastali (con valore sussidiario) e le risultanze della CTU, che in questi casi è uno strumento probatorio essenziale. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano correttamente basato la loro decisione sulla documentazione prodotta dall’ente e sulle conclusioni logiche e ben motivate del CTU, a fronte di contestazioni generiche da parte della proprietaria.

Anche il motivo sulla tardività dell’eccezione di usucapione è stato respinto. La Corte ha chiarito che tale eccezione, avendo natura riconvenzionale e paralizzando la domanda principale, deve essere proposta tempestivamente nella comparsa di costituzione e risposta del primo grado, cosa che non era avvenuta.

La Corte ha invece accolto il secondo motivo del ricorso incidentale dell’ente. I giudici di legittimità hanno riscontrato un vizio di omessa pronuncia da parte della Corte d’Appello. Sebbene il giudice di primo grado avesse accertato che l’impianto di condizionamento era in aggetto sulla proprietà dell’ente, non aveva poi deciso sulla specifica domanda di riposizionamento. La Corte d’Appello, nonostante la questione fosse stata riproposta con uno specifico motivo, non si era pronunciata sul punto, creando una lacuna nella decisione che doveva essere sanata.

Le Conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale, condannando la ricorrente al pagamento delle spese, e ha accolto parzialmente quello incidentale. La sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto (l’omessa pronuncia sull’impianto di condizionamento) e la causa è stata rinviata alla Corte d’Appello di Milano, in diversa composizione, per una nuova decisione sul punto e sulla regolamentazione delle spese. Questa ordinanza riafferma la natura peculiare dell’azione di regolamento di confini, evidenziando l’ampia discrezionalità del giudice nella valutazione delle prove e la necessità per le parti di formulare tempestivamente tutte le proprie difese, come l’eccezione di usucapione.

In un’azione di regolamento di confini, chi deve provare l’esatta posizione del confine?
Nell’azione di regolamento di confini, l’onere della prova grava su entrambe le parti. Il giudice non è vincolato al principio secondo cui l’attore deve provare la sua pretesa, ma può determinare il confine utilizzando qualsiasi mezzo di prova ritenga attendibile (titoli, mappe, CTU).

Quando deve essere sollevata l’eccezione di usucapione in una causa per sconfinamento?
L’eccezione di usucapione, in quanto eccezione riconvenzionale che mira a paralizzare la domanda avversaria, deve essere proposta tempestivamente, ovvero nella comparsa di costituzione e risposta depositata nei termini di legge nel giudizio di primo grado. Una sua proposizione tardiva ne determina l’inammissibilità.

Cosa succede se un giudice d’appello non si pronuncia su un motivo specifico del ricorso?
Se il giudice d’appello omette di decidere su una specifica domanda o censura che gli è stata sottoposta con un motivo di gravame, la sentenza è viziata per ‘omessa pronuncia’. La parte interessata può impugnare la decisione in Cassazione, che, se accerta il vizio, casserà la sentenza e rinvierà la causa al giudice precedente perché ponga rimedio alla lacuna e decida sul punto omesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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